Sarebbe facile celebrare la mostra “Hugo Pratt e Corto Maltese-50 anni di viaggio nel mito”, che Bologna ospita a partire dal 4 di Novembre nella splendida location di Palazzo Pepoli, citando la risonanza internazionale che questo fumetto ha finalmente regalato all’Italia ed al suo autore a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Sarebbe altrettanto facile -e abbastanza scontato- apprezzarla in veste di appassionati, che godono finalmente del privilegio di ammirare dal vivo la bellezza del (preziosissimo) materiale originale collocato nelle sale del Museo della Storia di Bologna, dove viene esposta per la seconda volta dalla sua realizzazione l’opera completa e originale della famosa Una Ballata del Mare Salato, 164 tavole che per alcuni sono ormai la Storia.

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La cosa che però colpisce davvero è che questa mostra parla soprattutto a chi non conosce Hugo Pratt e non ha mai letto una delle tante storie da lui scritte per Corto Maltese, suo personaggio più amato e conosciuto: il percorso, curato da Patrizia Zanotti – storica colorista di Hugo Pratt in collaborazione con  CMSCultura, sembra  infatti voler accompagnare due percorsi emozionali, apparentemente paralleli, che si intrecciano e si fondono in alcuni passaggi, regalando ai visitatori una profonda ed intensa esperienza culturale dalla quale si esce ricchi di bellezza, cultura, poesia e profumo di salsedine.

Nella corte coperta di Palazzo Pepoli  ci si ritrova immersi da subito in un luogo magico ed indefinitamente lontano nello spazio e nel tempo, popolato da piante esotiche, sedie e tavolini di altre epoche, rotte di navigazione, tappeti, angoli solitari e silenziosi venuti fuori direttamente dalla matita di Pratt e trasformatisi in oggetti reali, tangibili, che segnano un varco temporale per seguire le orme di Corto che se ne va in giro per mari lontani a vivere le sue avventure.

La poltrona di Vimini

Una stretta al cuore arriva quando, fra gli oggetti, si riconosce la famosa poltrona in vimini su cui il marinaio sedeva  fumando la sua cicca, ricomparendo poi in alcune fotografie della vita privata della famiglia Pratt, come un luogo di incontro tra Ulisse e Omero , una piattaforma di dialogo e scambio tra i loro due mondi così distanti ma così contaminati l’uno dell’altro.

Un interessante documentario, Hugo Pratt, trait pour trait, di Thierry Thomas, rende più chiara la storia personale e professionale di Pratt, le sue tecniche artistiche, il suo approccio al racconto, la sua fortissima necessità di liberare il fumetto dai lacci che lo legavano  al mondo dell’infanzia, portandolo con grande semplicità ed altrettanta efficacia creativa sullo stesso piano della più alta letteratura. Attraverso le immagini offerte ai visitatori ed il racconto della sua più stretta collaboratrice, si ricompone il tessuto intenso e a volte malinconica della storia di uno dei più prolifici ed amati autori del fumetto contemporaneo, poeta dell’intensità e dell’acquerello, interprete dell’interiorità, delle pause, dei silenzi di certi luoghi e di certi stati d’animo.

Attento a quello che mi fai dire, Pratt.

Sembrava gli dicesse Corto Maltese quando i suoi occhi, disegnati per primi, incrociavano quelli del suo autore per poi lasciarsi guidare attraverso i colori acquerellati della laguna di Venezia – luogo d’origine di Hugo Pratt – che ricompare a miglia di distanza, in acque lontane, solcate da pirati e storie oscure, portata dai gabbiani oltre i confini dell’orizzonte di Cannaregio e Malamocco, dove la pelle delle donne profuma di spezie ma il silenzio del mare raccoglie la malinconia dei suoi figli nello stesso modo, ovunque.

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