Registrato il soldout da diverse settimane al Rossetti di Trieste, il concerto che vede sullo stesso palco Franco Battiato e Alice, si conferma essere il grande successo che i fan si aspettavano.

Ad aprire il concerto è il Maestro Battiato. Orchestra alle spalle. Due sedie in proscenio. Poca luce ad illuminare la Musica.

- Advertisement -

La situazione assume un’atmosfera particolare, è come se ci si preparasse a qualcosa di sacro. Ad aprire è L’era del cinghiale bianco, partiamo subito con i simbolismi e con il new wave del repertorio targato 1979 del Maestro.

Ci si rende immediatamente conto di quanto ogni testo di Franco Battiato si confermi essere un atlante culturale, sia sul piano concettuale che su quello musicale. È quasi un rompicapo riuscire a stare dietro a tutto: riuscire ad individuare i riferimenti letterari piuttosto che simbolici presenti nei testi e a volte, dopo tanto girare ci si rende conto che è solo un vezzoso esercizio di stile dell’autore.

Ha dell’incredibile come, al di là della stranezza, questi testi suonino bene. Cose come

Voglio vederti danzare
come i Dervisches Tourners
che girano sulle spine dorsali
o al suono di cavigliere del Katakali

sicuramente testi poco cantabili sotto la doccia, come, a Marzo 2015, sottolineava Sofri il giorno del settantesimo compleanno di Battiato. Articolo dove Battiato viene definito

Colui che ha scritto versi più famosi dell’Infinito di Leopardi

riferendosi a “Cerco un centro di gravità permanente

Lo stesso vale per gli aspetti strumentali, una contaminazione tale difficilmente raggiunge eguali in un artista solo. È talmente grandioso che gli si perdona tutto, anche l’essere arrivato un pò giù di voce o l’essersi perso per strada qualche pezzo.

La scaletta va ancora avanti. Un’altalena continua tra passato e storia più recente. Accolta con trasporto è Povera Patria. Si scandisce bene tra il pubblico

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene.

Una canzone che è a metà tra un urlo di rabbia e una preghiera di speranza, anche se

La primavera tarda ad arrivare

Dopo La canzone dei vecchi amanti, fa il suo ingresso in scena Carla Bissi in arte Alice. L’ingresso è accompagnato da un applauso infinito e preceduto da un bisbiglio di “Eccola”; “Eccola”.

Battiato e Alice

Duettano insieme La realtà non esiste.

Alice è esattamente com’era in quella copertina di quel 33 giri Made in Italy, immancabile nelle case delle famiglie emigranti degli annisettanta/ottanta. A farle compagnia su quel disco c’erano Miguel Bosè; Marcella Bella; Ricchi e Poveri; Loretta Goggi e forse anche Alberto Camerini con la sua Tanz Bambolina (quella originale!).

Alice era l’unica senza cognome. Bellissima, sguardo sfrontato profondo. Profondo come la sua voce da contralto.

Cercando di conoscere meglio Alice si riesce a risalire al suo debutto nel 71′ al festival di Castrocaro (trampolino per San Remo) con il nome di battesimo Carla Bissi, dove si presenta con “Il mio cuore se ne va“, scritto da Memo Remigi, ma non andò bene anche se il talento si vedeva. Se ne accorse Franco Califano il quale le proporrà il brano La festa mia.

Dopo questo periodo, e un paio di cover in italiano di canzoni Carole King; Carla Bissi si ritira per un paio di anni per poi ritornare in un contesto che le propone di interpretare il soft pop sul modello Pooh. In questo periodo, (parliamo della seconda metà degli anni settanta), le interpretazioni (tutte flautini archetti e robe melense) di Alice sembrano anni luce lontane da quelle che saranno le atmosfere successive e che l’hanno consacrata nel firmamento della musica e permesso di spopolare in Italia, Germania e oltre.

L’anno considerato di svolta fu quello dell’incontro con Franco Battiato. È il 1980 quando Franco Battiato arrangia la martellante Il vento caldo dell’estate, che durante il concerto in scaletta è la canzone che precede un altro grande successo di Alice, quello definitivo, Per Elisa pezzo che le valse il successo sanremese e che finalmente ne valorizza le capacità interpretative e l’estensione vocale.

(continua a leggere dopo le foto)

[flagallery gid=505]

Tra i brani scelti per i duetti di Battiato e Alice, sul palco del Rossetti, immancabile è l’esecuzione di Nomadi, pezzo scritto da Camusasca per Alice e ri-arrangiato a-la Battiato da Battiato!

Il concerto va avanti con altri sei brani che vedono Franco Battiato da solo con l’intensa La stagione dell’amore, la splendida ed emozionante La cura si arriva al Cuccuruccuccu…Paloma! fino al Centro di gravità permanente.

Dopo Bandiera Bianca/ Sentimento Nuevo eseguita in duetto Battiato e Alice; il Maestro si concede qualche siparietto comico, interagendo con l’orchestra con i musicisti visibilmente sbigottiti da questi fuori programma.

Durante le oltre due ore che non sono solo un concerto, ma una vera e propria lezione di musica (colta misto pop!) Franco Battiato e Alice sono accompagnati dall’Ensemble Symphony Orchestra diretta da Carlo Guaitoli che è anche al pianoforte; Andrea Privitera alle tastiere; Davide Ferrerio e Antonello D’Urso alle chitarre, Andrea Torresani al basso e Giordano Colombo alla batteria.

A salutare il numeroso pubblico presente al Rossetti, Battiato e Alice chiudono questa prima data ufficiale del tour con I Treni di Tozeur. Altro pezzo che ha suggellato la loro partneship artistica per il quale, Battiato nel presentarlo, evoca la partecipazione dei due artisti all’Eurovision del 1984, e ci sembra il modo migliore per chiudere il nostro racconto.

https://youtu.be/r3q9DVCfERk

(il tour è appena partito ma i biglietti stanno andando a ruba, tutte le info)
- Advertisement -

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.