Stefano Bolcato è un artista fuori da ogni classificazione, lo si può definire Pop ma tre lettere credo siano troppo restrittive per descrivere il lavoro di un pittore che costruisce realtà parallele sotto forma di costruzioni Lego.

La sua preparazione classica è il primo motivo di attenzione: la pittura ad olio, regina dell’arte antica, è il suo strumento di espressione che coniuga con una dovizia di particolari che nulla ha da invidiare a certe tele fiamminghe del XVII secolo. Eppure non è solo il fattore tecnico che imprime forza al lavoro di Bolcato, le sue opere interagiscono con la realtà contemporanea attraverso un’ambientazione giocosa e accattivante che racchiude in sé molteplici tematiche di cronaca. Scoprire il lavoro di Stefano significa immergersi in un mondo ideale e immaginifico dove un operaio, sebbene interpretato da un omino della Lego, riesce a protestare in piazza e a sottolineare i disagi della nostra società.

Stefano vorrei cominciare dai tuoi esordi, qual è stato il percorso di studi che hai intrapreso per giungere alla pittura?

Dipingo da molti anni ma in realtà sono arrivato alla pittura tardi. Ho cominciato il mio percorso con un tipo di lavoro rivolto alla figurazione classica di paesaggio. Il tipo di studi che ho affrontato è di matrice accademica. Dapprima ho frequentato la Scuola delle Arti Ornamentali e poi mi sono specializzato per due anni nella Scuola libera del Nudo all’Accademia di Belle Arti. Le lezioni al San Giacomo erano tenute da Giovanni Arcangeli, un pittore d’impostazione rigorosamente classica. Durante il corso ho seguito un processo graduale d’apprendimento: dal disegno sono passato alla tecnica del chiaroscuro per arrivare infine all’utilizzo della pittura ad olio. In principio, come ti dicevo, ho svolto un importante lavoro sul paesaggio e sulla figura, da questo input iniziale ho avuto l’improvvisa idea di utilizzare nelle mie opere gli omini della Lego.

Questa è una grande curiosità che ho e che vorrei mi svelassi: da cosa è scaturita l’idea di porre al centro delle tue opere le costruzioni Lego?

L’idea mi è venuta apparentemente dal nulla, o meglio, le cose credo nascano sempre da un meccanismo che si sviluppa e che genera percorsi che in realtà non sono così misteriosi come pensiamo. Il gioco dei Lego è stato sempre il mio preferito da bambino, un retaggio della mia infanzia che porto ancora con me. Un giorno ho pensato che quegli omini potessero diventare dei personaggi, che avessero le caratteristiche ideali per incarnare una storia e per raccontarla in modo efficace. Mi piace il mio lavoro perchè credo segua sentieri trasversali, attraverso le costruzioni Lego posso mettere insieme cose molto distanti tra loro, quasi antitetiche. La tecnica che utilizzo, ad esempio, è la pittura ad olio, anche in questo particolare c’è un richiamo, la pittura ad olio mi ricorda mio padre, come i personaggi della Lego ricordano la mia infanzia.

La prima cosa che ho notato è questa dicotomia interna al tuo lavoro: utilizzare la tecnica classica per eccellenza unendola ad un soggetto così particolare, credo sia questa la forza delle tue opere.

La linea trasversale si innesta anche in altri elementi. Il Lego è un giocattolo molto colorato ed è rivolto principalmente al mondo dell’infanzia, prendere in mano questo mondo perfetto ed ideale per fargli raccontare delle storie di attualità e  di cronaca credo sia il fattore più rilevante del mio lavoro.

Stefano come prende corpo la scena che hai in mente di raccontare? Qual è il processo di lavorazione che poi genera l’opera su tela?

Io creo dei piccoli teatri di posa dove ricostruisco con i Lego le scene da raffigurare. La creazione dei teatri di posa mi riporta alla pittura antica. Caravaggio utilizzava modelli per concepire le sue opere, se ci pensi il mio procedimento è lo stesso solo che utilizzo gli omini Lego per ricreare la mia composizione. Dall’idea passo alla sceneggiatura giungendo fino al punto in cui ogni elemento disposto concorre al racconto della storia. Tutto il mondo Lego si basa sull’assemblaggio, sull’accoppiamento di parti, ecco, oltre alla realizzazione fisica, nel mio lavoro, c’è un’associazione di concetti. L’assemblaggio di idee parte dall’esperienza reale, si innesca, ad esempio, nel momento in cui parlo di una morte bianca ambientandola nel contesto giocoso delle costruzioni. La trasversalità è su vari piani: sulla tecnica che utilizzo, sulla narrazione, sul contesto del gioco. I piani possono intrecciarsi all’infinito dando ogni volta una chiave di lettura diversa. Ho declinato in ogni mia opera diverse tematiche utilizzando gli omini della Lego, parlo di qualunque cosa dagli anni di piombo al terrorismo passando per gli scontri di piazza o per i casi di cronaca nera.

C’è però una fase intermedia dalla costruzione del piccolo teatro di posa alla tela…

Un elemento fondamentale nel mio lavoro è che l’immagine che compongo è sempre creata secondo il punto di vista dello spettatore. In qualche modo lo spettatore è coinvolto in prima persona. La versione finale delle mie opere è il risultato di una scrematura. Di un set scatto dalle 15 alle 20 foto per poi scegliere il taglio adeguato alla composizione. Ogni cosa nel quadro va distribuita secondo un determinato criterio compositivo, ogni elemento ha un suo peso per forma, luce e colore. Nulla è lasciato al caso; ci sono i costumi, le luci, l’arredamento della stanza. Bisogna fare più prove e forse anche in questo c’è un forte rimando alla pittura antica.

Le tue opere non sono semplici elogi estetici racchiudono spesso delle tematiche forti e contemporanee immagino sia questa la chiave per la comprensione del tuo lavoro..

Nel dipinto che ho intitolato PIGS (n. d. r. Pigs è l’acronimo usato in economia per indicare i paesi europei colpiti dalla crisi: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) ho voluto affrontare il tema della crisi economica. I maiali sono i soggetti della composizione al cui centro vi è una sfera di cristallo che simboleggia l’ansia di cercare risposte. Il volto del maiale appare rovesciato nella sfera, è come se al suo interno esistesse una realtà diversa, invertita. L’ambientazione è desolante perché i maiali hanno già ingerito ogni cosa.

Hai in mano uno strumento accessibile a qualsiasi tematica, a qualsiasi immaginario riproducibile su tela…

La mia è un’elaborazione adulta di un gioco. Il principio base su cui un artista lavora è quello di portare alla luce delle cose che in prima istanza sembrano essere l’una all’opposto dell’altra. Il ruolo dell’artista è fare in modo che elementi opposti riescano a scaturire un senso nuovo ed inedito.

Alcune opere di Stefano Bolcato sono visibili fino al 24 marzo al MACRO Testaccio nell’ambito della mostra collettiva C’era una volta … “gioco e giocattolo” Info: http://museomacro.org/it/macro-testaccio

Il prossimo luglio Mondo Bizzarro Gallery dedicherà a Stefano una mostra personale: http://www.mondobizzarrogallery.com

Per informazioni e per approfondire: http://www.stefanobolcato.com/

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