Trieste come un mare in movimento, sotto una pioggia fredda e insistente, il 26 ottobre 1954. Ombrelli aperti, passi che convergono verso le rive, una città intera che trattiene il respiro. Da questa immagine potente nasce 26 ottobre. Un mare di ombrelli, lo spettacolo di Gianni Gori che torna in scena alla Sala Bartoli dopo il successo della scorsa stagione.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con la Rai Friuli Venezia Giulia, affronta una delle date più significative della storia cittadina: il ricongiungimento di Trieste all’Italia. Ma lo fa evitando la retorica celebrativa, scegliendo invece una strada più intima e originale, capace di far dialogare memoria privata e Storia collettiva.

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Il radiodramma che diventa teatro

Il testo di Gori nasce come radiodramma, trasmesso sulle frequenze Rai nell’ottobre 2024, e in scena viene mostrato nel suo stesso processo di creazione. Il pubblico assiste al “dietro le quinte” della trasmissione: microfoni, voci, rumori, pause. Il teatro diventa così lo spazio in cui la radio prende corpo, rivelando i suoi meccanismi e la sua forza evocativa.

Negli anni Cinquanta la radio era una presenza centrale nelle case italiane, una voce autorevole capace di raccontare il mondo in tempo reale. È attraverso questo mezzo che Un mare di ombrelli ricostruisce le ore di attesa e l’emozione collettiva di quel 26 ottobre, quando Trieste tornò ufficialmente all’Italia dopo anni di incertezza.

Una famiglia, molte generazioni, una città

Il racconto passa attraverso gli sguardi di una famiglia triestina: un insegnante, la moglie corista al Teatro Verdi, due figli adolescenti e un suocero che porta ancora addosso la memoria della Prima guerra mondiale vissuta con l’uniforme austro-ungarica. Generazioni diverse, sensibilità diverse, che si confrontano con un evento destinato a segnare per sempre l’identità della città.

La regia teatrale di Paolo Valerio e quella radiofonica – realizzata dal vivo in scena – di Mario Mirasola accompagnano questo intreccio con misura e precisione, lasciando che siano le voci, i silenzi e i dettagli quotidiani a costruire il racconto.

Un teatro della memoria, senza enfasi

In scena un gruppo affiatato di interpreti – Fulvio Falzarano, Maria Grazia Plos, Mariella Terragni, Maurizio Repetto, Giulio Cancelli, con Ottavia Castellacci, Andrea Monteverdi e Sara Volpi – restituisce una narrazione corale, capace di passare dal privato al collettivo senza forzature.

26 ottobre. Un mare di ombrelli non è solo uno spettacolo storico: è una riflessione sul modo in cui la memoria si costruisce, si trasmette e si ascolta. Teatro e radio si contaminano, offrendo al pubblico non soltanto il racconto di un giorno decisivo, ma il suono stesso di un’epoca.

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