Nell’estate di trent’anni fa, a poche centinaia di chilometri dai confini italiani, a Srebrenica, tra l’11 e il 15 luglio 1995 almeno 8.372 gli uomini, gli anziani e persino i ragazzi musulmani bosniaci, furono rastrellati e uccisi dai serbo-bosniaci di Ratko Mladić. Il documentario “I diari di mio padre” ci aiuta a capire l’entità della strage.
A trent’anni di distanza ecco il ricordo della giornalista Christiane Amanpour.
A trent’anni di distanza anche il cinema torna a riflettere sulla tragedia di Srebrenica, cercando di raccontare la morte senza dimenticare la vita.
I diari di mio padre è il primo lungometraggio da regista di Ado Hasanović, che racconta la storia del padre, Bekir: un giorno del 1993, insieme a due amici, l’uomo inizia a riprendere la vita sotto assedio, una testimonianza inestimabile, i cui filmati sono oggi accompagnati dalle parole scritte in numerosi diari.
In occasione dei trent’anni dal genocidio di Srebrenica, il CNCA ha organizzato a Trento una serata aperta alla cittadinanza con la proiezione del film I diari di mio padre di Ado Hasanović, seguita da un dibattito con il regista.
I diari di mio padre: sinossi del film
Nel 1993 Bekir Hasanović, con una videocamera ottenuta scambiando una moneta d’oro, inizia a documentare la quotidianità di Srebrenica in guerra. Le immagini raccolte raccontano una comunità sospesa tra disperazione e resistenza. Suo figlio Ado ripercorre, attraverso quei filmati e i diari paterni, la storia familiare e collettiva, cercando risposte sulla sopravvivenza del padre al genocidio e alla Marcia della Morte. Un’opera che dà voce alla memoria, restituisce dignità ai sopravvissuti e ci interroga sul presente.





