Uno spettacolo di teatro danza che vuole irrompere, emergere, penetrare l’attenzione dello spettatore: questo è Cute, un’installazione della compagnia Matroos in scena il 7, il 9 e l’11 giugno al Fringe Festival, nella cornice sospesa nel tempo e solenne di Castel Sant’Angelo.

Cute è sinonimo di pelle e la performance sul palco del Fringe è una trasposizione sensibile e cognitiva del suo concetto esistenziale: è una metafora della pelle vista al microscopio oltre le sue ferite e le sue cicatrici, come filtro tra il mondo esterno e le esperienze cognitive umane.

Una membrana intarsiata con fessure di diverse grandezze fa da scenografia animata, con cui la ballerina interagisce, in un tentativo di fuoriuscire da quella membrana, attraverso movimenti corporei che si intravedono dalle feritoie, prima circospetti, poi convulsi, poi ripetitivi: evocano suggestioni cinematografiche alla catena di montaggio di Tempi Moderni o semplici gesti arcaici senza perdere l’armonia di fondo del corpo della ballerina, prima nudo nella sua “pelle” posticcia e poi “rivestito” della propria pelle nella scena finale.

Mi piace chiamarla membrana perchè è un termine suggestivo che evoca molti più significati di pelle proprio come lo spettacolo di Matroos che sembra andare oltre la narrazione principale: la ballerina attraverso la sua danza scomposta mima ricordi, esperienze, emozioni, storie personali, che restano come ferite e cicatrici sulla pelle ma, allo stesso tempo, quel corpo nudo come incapsulato che alla fine si manifesta e comincia a ballare come rinato tra il pubblico, fa pensare ad un parto e ad una nascita. Allora siamo noi che rinasciamo dopo ogni evento topico della nostra vita.

Molto originale la scelta coreografica e la regia di Lisa Rosamilia, belle le musiche di Giada Bernardini che al piano disegna percorsi primitivi in stile new age e minimalista.

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Chi sono
Sedicente eclettica e anticonformista, bourgeois, in senso habermasiano, intraprendente giocoliera in bilico tra yin e yang: ecco come amo definirmi al di là di ogni stereotipata classificazione demo-psicografica. Nata a Benevento, cittadina di cultura “catto-centrista”, allo scoccare della maggiore età, “emigro” nella capitale con la classica valigia in tetrapack (rivisitazione post-moderna della tipica dotazione in cartone da primo emigrante), piena di sogni e scommesse a lunga scadenza, che accompagna gli out–of-home students. Laurea in Scienze della comunicazione, dal marketing all’ufficio stampa al giornalismo fino alle strategie di digital branding la comunicazione quasi non ha più segreti per me. Scrivere è sempre stata la mia prima vera passione al pari della danza: la scrittura e la danza sono i veri amori della mia vita!
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Sedicente eclettica e anticonformista, bourgeois, in senso habermasiano, intraprendente giocoliera in bilico tra yin e yang: ecco come amo definirmi al di là di ogni stereotipata classificazione demo-psicografica. Nata a Benevento, cittadina di cultura “catto-centrista”, allo scoccare della maggiore età, “emigro” nella capitale con la classica valigia in tetrapack (rivisitazione post-moderna della tipica dotazione in cartone da primo emigrante), piena di sogni e scommesse a lunga scadenza, che accompagna gli out–of-home students. Laurea in Scienze della comunicazione, dal marketing all’ufficio stampa al giornalismo fino alle strategie di digital branding la comunicazione quasi non ha più segreti per me. Scrivere è sempre stata la mia prima vera passione al pari della danza: la scrittura e la danza sono i veri amori della mia vita!
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