Dopo diversi giorni di anteprime, ha debuttato ufficialmente ieri sera al Teatro Nazionale di Milano il nuovo musical prodotto da Stage Entertainment, La Febbre del  Sabato Sera.

Chi ha meno di 40 anni forse ricorda solo le canzoni inserite in questo film firmate dai Bee Gees, uno di quei casi in cui ci si domanda se il film ha reso celebre la colonna sonora o viceversa (tipo è nato prima l’uovo o la gallina?). Era il 1977, periodo in cui la disco music dominava le classifiche e il divertimento per eccellenza era andare in discoteca il sabato sera tirati a lucido. Un film che segnò un’epoca e lanciò nel firmamento delle star John Travolta di cui si ricorda ancora la celebre camminata sulle note di Stayin’Alive.

In Italia la Febbre scoppiò puntualmente  nel 1978, in un periodo storico difficile, quasi di passaggio, dove si aveva ancora timore a uscire la sera, dove il terrorismo dominava così come l’austerity.

Il Musical non è una vera novità per l’Italia: era già stato realizzato da Massimo Romeo Piparo nel 2001 e ripreso qualche anno dopo.

Ieri sera, di fronte ad un pubblico delle grandi occasioni accolto già in clima da dance floor davanti al teatro e nel foyer,  la storia ha ripreso vita.

I ragazzi sul palco sono nella maggior parte giovanissimi e forse hanno sentito parlare della Febbre dai loro genitori.  Sono tutti tecnicamente preparati.  Il ballo è predominante e le coreografie firmate da Chris Baldock, sono efficaci. Il ritmo è sostenuto, la carica è travolgente.  La storia però si snoda in quadretti rapidi, le vicende si intrecciano in veloci flash in puro stile soap opera.  I problemi, i drammi, le difficoltà esistenziali di questo gruppo di giovani non vengono approfonditi, è tutto accennato , è tutto una corsa, non c’è un  momento per riflettere, tutto proposto in modo superficiale.

Le canzoni sono tradotte e adattate da Franco Travaglio al meglio e nel musical sono inseriti brani non presenti nel film come “Perdersi “(Tragedy, altro successo dei Bee Gees di qualche anno dopo),  cantata da Massimiliano Pironti che ricopre il ruolo di  Bobby C.  l’amico incompreso e suicida di Tony Manero, “Un giorno in più” proposta da Stephanie Mangano interpretata dalla quasi esordiente Marina Maniglio,  e  “Come Angeli”  cantata da Gabrio Gentilini che veste i panni tutt’altro che facili di Tony Manero.

Assolo anche per Laura Panzeri che in “Se tu non mi vuoi “ (If I can’t have you), grida tutta la sua disperazione per l’amore non corrisposto per Tony Manero.

Tra gli interpreti spicca su tutti Filippo Strocchi, forse uno dei pochi che ha padronanza del palco, che propone un esilarante DJ Monty,  gran cerimoniere dell’Odissea 2001, coloratissimo e divertente, il cui monito “sentiti papera” è proiettato a caratteri cubitali sulle pareti esterne del teatro Nazionale.

Un consiglio per gli under 40: andate a vedere la Febbre, è divertente e coinvolgente, ma prima (o dopo), per par conditio, recuperate in dvd o in altra forma il film. Le dovute differenze le troverete da soli.

1 commento

  1. Nonostante sia nato nel 1974, ho una memoria vivida del film e delle sue canzoni grazie al genio di mio nonno, musicista jazz e cultore della buona musica, che riconobbe il valore dell’opera nonostante la sua era e la distanza dai suoi gusti musicali predominanti. A lui devo molto, oggi mi hai fatto ricordare che gli devo anche questo. 🙂

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