Al Sistina Cochi e Renato: noi siamo “Quelli del cabaret”

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di Sara Tersigni

‹‹ Eccoci qua, noi siamo quelli del cabaret››. In questo modo il duo comico Cochi e Renato si presenta al pubblico di Roma e per la prima volta al teatro Sistina, in replica fino al 4 Novembre. Un’apertura fatta di note e parole che racchiude tutta la loro voglia di stare ancora sul palco per divertire e divertirsi.

Amici sin dall’infanzia e un sodalizio nato artisticamente cinquant’anni fa nel 1963 quando, come loro stessi affermano: ‹‹senza saperlo abbiamo inventato il cabaret››. Un modo originale e innovativo di comicità, surreale e ragionata, che si è fatto largo con successo sulla scena teatrale e televisiva, distante dal genere tradizionale del teatro dell’epoca.

Dagli sketch improvvisati tra i tavoli dell’osteria, al Guppo Motore insieme agli amici: Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Felice Andreasi, Bruno Lauzi, al debutto nel Derby Club di Milano nel 1965, storico locale in cui si sono formati molti artisti divenuti poi noti al pubblico; fino ad arrivare al ’68 con il debutto televisivo in Quelli della domenica e nel 1974 con Canzonissima.

‹‹Ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, ma noi eravamo sopra e non ci ha travolti››. Con questo spirito mordace e brillante di un tempo, Cochi e Renato, hanno intenzione di continuare a raccontarsi sul palco, in uno spettacolo Quelli del cabaret ”con la regia di Renato Pozzetto, che ripropone il repertorio della storica coppia, rimasto invariato nel tempo ma arricchito con altrettante parole e “canzoni intelligenti” inedite.

Due ore di comicità alternati da gag, momenti recitati e ragionati, a cui non mancano riferimenti e cenni all’attualità.

Ad accompagnarli in sottofondo musicale una band live sul palco, con cui i due attori interagiscono in alcuni momenti dello spettacolo, separata questa dalla scena principale, e solo per esigenze tecniche, da un siparietto semitrasparente su cui è dipinto un grande “ombrela” a fare da scenografia.

Un gioco di ruoli tra i due  in cui non vi è un dominatore assoluto e una spalla di supporto, ma sono entrambi protagonisti.

A comporre la scena inoltre, gli “oggetti” del mestiere, i quali di volta in volta vengono mossi e sistemati dai due comici che si muovono liberi sul palco. Dall’asse da stiro, al contrabbasso e al violoncello, allo specchio del barbiere, personaggio particolare e figura storica del centro della città,  il quale dalla vetrina della bottega guarda le stranezze della vita al di fuori.

 Immancabili i cavalli di battaglia come: Libe-libe-là” , “ E la vita.. la vita ” , “Nebbia in Val Padana”, “La gallina”, e la loro versione di “ Come porti i capelli bella bionda”  e tanti altri, di cui il pubblico, indistintamente ad ogni fascia di età, ha fatto propri i modi di dire e della gestualità, e da cui a fine spettacolo si è lasciato coinvolgere.

Un modo tutto loro che unisce il reale e l’astratto, il “cantare le canzoni che sanno e anche quelle che non sanno, finché c’è la salute e finché regge la voce”, e proprio per questo irripetibili come lo sono Cochi e Renato, nel loro genere.

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