Ha debuttato ieri sera, a La Contrada di Trieste, ‘Alle cinque da me’, esilarante commedia di Pierre Chesnot.

L’allestimento italiano è a cura di Stefano Artissunch, di cui il pubblico del Bobbio ha già potuto ammirare la regia, proprio la stagione scorsa e proprio nello stesso teatro, con Mi amavi ancora.

Alle cinque da me conferma il detto che dice ‘squadra vincente non si cambia’ infatti la squadra creativa è la stessa (produzione di a.ArtistiAssociati eSynergie Teatrali in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi), come identica è la reazione del pubblico: un lungo applauso per i due attori e i loro dieci personaggi.

La scenografia geometrica ma colorata, ad opera di Matteo Soltanto, sembra ricordare l’architettura dei rapporti umani, soprattutto tra uomo e donna, e che a volte sembra prendere la forma di un percorso ad ostacoli.

Non sono certo gli uomini a mancare
NON SONO CERTO le donne A MANCARE

No, non sono gli uomini e le donne a mancare ma prima di approdare allo sperato lieto fine sembra quasi logico e matematico attraversare una serie di fallimenti amorosi o di incontri con i cosiddetti “casi umani”.

Casi umani come quelli che si trovano ad affrontare Charlotte e Jean Marc prima di incontrarsi.

Gaia De Laurentiis è Charlotte, una donna che dopo un incontro con un’amica si ritrova con un solo desiderio: sposarsi e avere un figlio tutto suo.

Jean Marc sembra il tipico scapolo allegro… ma lo è realmente?

Alle cinque da me

No, non è il tipico appuntamento per il tè inglese ma l’orario degli appuntamenti che i due danno ai rispettivi pretendenti e di cui i due ci rendono partecipi uno imitando le conquiste, sbagliate, dell’altro.

Come spesso capita nella vita, quando si vuol incontrare qualcuno alla svelta, si diventa poco selettivi. Così i due protagonisti finiscono per trovarsi ad accogliere in casa personaggi davvero singolari e a tratti paradossali (note di regia)

Conosciamo quindi tra gli altri Marlene, Antoine, la Pantera (o meglio la Mummia), Alex, Clementine e Paul ognuno con una caratteristica peculiare.

Una caratteristica che mal si concilia con i desideri, rispettivamente di Charlotte e Jean Marc: ossessioni verso gli ex o verso il proprio lavoro, lavori scomodi, incidenti di percorso,…

Nel frattempo però i due si tengono vicendevolmente d’occhio, a ricordarci che spesso quando cerchiamo qualcosa in particolare, anche in modo ossessivo, spesso finiamo per non vedere quello che abbiamo più vicino.

E che forse è più giusto per noi.

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