Una prima nazionale al DanceProject Festival di Trieste. Sul palco del Teatro Stabile Sloveno che ospita la manifestazione, la compagnia italo-francese Cadmium Compagnie ha presentato “Alpheus & Arethusa”.

Spettacolo molto affascinante in cui si sono legati musica e danza grazie alla presenza contemporanea sul palco del violoncello di Iris Guemy, del sax di Giovanni La Ferla e dei due danzatori Blandine Brasseur e Kàartik.

L’idea del regista Daniele Marranca è quello di far rivivere il mito dell’amore non corrisposto tra la musa Arethusa ed il giovane Alpheus. Per sfuggire alla insistente corte del giovane, la musa si trasforma in fonte.

Ma il giovane Dio, per non perdere la sua amata, si fa trasformare in fiume affinché, partendo dalla Grecia ed attraversando il Mar Ionio, possa ricongiungersi con la sua amata.

Uno spettacolo ben congegnato ed ottimamente riuscito anche grazie alle musiche di Joe Schittino ed alle coreografie di Irénée Blin che, legandosi perfettamente tra loro attraverso il simbolo dell’acqua, offrono un senso di fluidità totale per appagare i sensi della vista che dell’udito.

Se l’intento era di proiettare lo spettatore in una dimensione onirica, l’obbiettivo è stato raggiunto pienamente.

La festa degli Arearea

Ad aprire lo spettacolo, nel foyer del Teatro Sloveno di Trieste, è stata la Compagnia Arearea con un’esibizione frizzantissima ed energica che ha appassionato il pubblico abbastanza incuriosito. I ballerini attendevano infatti in piedi sulle scale l’ingresso delle persone, e fin qui tutto normale se non per il fatto che avevano in testa un immenso casco bianco integrale.

L’idea principale del balletto a cura di Angelica Margherita, Daniele Palmeri e Andrea Rizzo era la festa, un momento collettivo di divertimento.

Sappiate che il tutto è finito con ballerini e pubblico che ballavano tutti insieme al centro della pista improvvisata. Quindi, anche qui, obbiettivo raggiunto in pieno.

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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