Sì. Ho visto anch’io il vostro spettacolo, Salvatore Rancatore, Luca Gaeta e Fefo Forconi. Sì, ero seduta anch’io tra palloncini colorati e stelle appese, che, vi giuro, una l’avrei presa volentieri e me la sarei portata a casa.

Non voglio vestire i panni di una criticona, però, né fare la chirurga dello spettacolo dal punto di vista tecnico. Voglio parlarvi. Come se fossimo in un cerchio, appunto. Quello del teatro.

Ecco cosa ho visto.

Gli Anni 80, gli anni in cui tutto sembrava più facile.

Gli anni della musica, gli anni in cui sbagliare era semplice perché semplice era rimediare, scusandosi poco e poco vergognandosi.

Gli anni 80, gli anni dell’amarcord, dell’amaro in bocca al suono di una vispa “macarena” o alla vista di colori fosforescenti. Gli anni in cui credere di essere un eroe era dolce, era semplice, era quasi naturale perché naturale poteva essere risollevare gli animi umani.

Gli anni 80 se li sono mangiati i tempi di oggi, dove non c’è più tempo nemmeno per spegnere le candeline per una torta di compleanno, e intanto la panna si scioglie e la scritta auguri si decompone fra le note di un lontano “tanti auguri a te”. A te eroe che sei volato sui grattacieli nelle città, che ci hai riprovato a passare da vincente ma a questo giro ti sei stancato soltanto per mostrare a tutti il tuo documento di identità, e pensavi che una tutina azzurra con un mantello rosso potesse ancora bastare per placare ansie, mutare urla in sorrisi.

Altrokesuperman - Foto di scena
Altrokesuperman – Foto di scena

Potesse essere sufficiente per risolvere i casi, troppi, di una società in fiamme. Tanti auguri a te eroe che, invece, tra le fiamme di questa società, ti sei bruciato, e nessuno vuole vederti, perché più nessuno sa guardare se non in se stesso (?) o in quello che vorrebbe essere secondo dettami imposti dalla perfezione di pubblicità nemmeno più mediatiche ma digitali. Sai, caro eroe, siamo istantanee umanizzate. Veloci tanto nei gesti quanto nei sentimenti. Chi l’avrebbe detto, eh?

Sei sceso per tre sere di seguito al Teatrosophia il 21/22/23 Marzo scorso e hai provato a rispolverare quei suoni, quella leggerezza, quei colori. Io, però, ti guardavo con gli occhi un po’ bagnati, sai? Si perché capivo il tuo stato di infinita precarietà anzi…nemmeno di abbandono che un po’ rispecchia me, che un po’ rispecchia tutti. E hai cambiato, allora registro quando hai visto che nessuno tra noi aveva il coraggio di lasciarsi andare un ballo di gruppo perché a volte è più difficile stare bene, sai? Ed è diventato più semplice ballare da soli.

Soli. Un aggettivo che poco si pronuncia ma tanto si applica oggi. E ci vergogniamo perché fa tendenza sulle foto apparire in massa, ma poi, magari, nemmeno ci ricordiamo il nome di chi stringiamo forte in quell’istante e a cui gridiamo il nostro affetto. Perché sì, hai centrato il punto, abbiamo uno smisurato bisogno di affetto in una società che vomita troppo e che continua a essere oggetto di studio per sociologi, psicologi, psichiatri…insomma tutti di fronte a punti interrogativi enormi. E tu sei diventato più eroe, però, sai? Perché non nascondi le tue fragilità, che poi sono le nostre. Che poi che male c’è a smascherarle insieme e insieme a provare a convertirle e a volare?

Potremmo essere tutti eroi una volta nella vita. Però, durante l’intero spettacolo, mi sono chiesta: a cosa importerà a tutti essere dei veri eroi, se poi, una volta usciti da questa sala ci saluteremo con un bacio sulla guancia di fretta e furia e continueremo a camminare più veloci del vento, senza aver la lentezza di sentire nemmeno un battito più forte di qualsiasi pulsazione? Ci vuole davvero coraggio, cari eroi, cari Salvatore Rancatore, Luca Gaeta e Fefo Forconi, a essere imperfetti, a dichiararsi incompleti, a cercare qualcuno perché si può avere bisogno.

Ci vuole davvero coraggio, oggi, nel comunicare con i propri sentimenti e con quelli del prossimo. Che poi basterebbe uscire da una stanza e respirare aria e guardarsi e capire che tante solitudini possono fare una collettività e in questa, magari, far crollare muri, barriere, di qualsiasi tipo.

Dove stiamo andando, superTumpb? Tu non lo sai, io nemmeno. Il fatto, però, che continuo a chiedermelo dopo queste tre date, è un bel regalo malinconico che mi hai fatto.

ALTROKESUPERMAN

di Luca Gaeta e Salvatore Rancatore

Regia di Luca Gaeta

Interpreti: Salvatore Rancatore

  • I miei articoli
Chi sono
Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Maria Francesca Stancapiano nasce il 22 Gennaio del 1981 in La Spezia e, dopo una formazione di stampo classica, termina i propri studi universitari presso l’Università degli studi di Pisa, con una laurea magistrale in scienze dello spettacolo, ramo teatro, argomentando la storia del cunto con una tesi sperimentale ad hoc “Il cunto: la sua trasformazione nella tradizione. Tutto il fiato in una parola con Vincenzo Pirrotta.” Acquista, così, il titolo di storica del teatro.
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Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Maria Francesca Stancapiano nasce il 22 Gennaio del 1981 in La Spezia e, dopo una formazione di stampo classica, termina i propri studi universitari presso l’Università degli studi di Pisa, con una laurea magistrale in scienze dello spettacolo, ramo teatro, argomentando la storia del cunto con una tesi sperimentale ad hoc “Il cunto: la sua trasformazione nella tradizione. Tutto il fiato in una parola con Vincenzo Pirrotta.” Acquista, così, il titolo di storica del teatro.
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