Arriva al Teatro Tordinona di Roma l’ultimo lavoro di Luca Milesi che scrive, interpreta e dirige un nuovo ed emozionante testo: Anduma, Schegge di Memorie salutano l’estate. Al suo fianco come aiuto regia Maria Concetta Liotta che sostiene l’attore nello spettacolo che rende omaggio anche alla grande Monica Brizzi, scomparsa qualche mese fa prematuramente.

Abbiamo incontrato Luca Milesi che ci ha parlato del suo ultimo lavoro.

“Anduma Luca! La strada è lunga…” sono queste le parole che il padre dell’autore pronunciava quando lui, suo figlio, doveva sbrigarsi. Si legge questo nell’incipit del comunicato stampa che parla del suo nuovo spettacolo. Un omaggio a suo padre?

Un omaggio alla Memoria, la Musa ispiratrice dei nostri passi sul cammino della vita. Sul palcoscenico gioco una partita, vinco se riesco a scatenare un processo di immedesimazione nello spettatore. Il mio ricordo può diventare il suo. Miro a risolvere il corto circuito alimentato dalla frenesia quotidiana responsabile del nostro sradicamento dal passato. Ricordare riannodando i fili della Memoria è fondamentale, soprattutto è bello, ancora prima di giungere a quell’età nella quale si vive solo di ricordi.

Uno spettacolo che scava nel personale..immaginiamo che il rapporto  avuto con suo padre sia stato profondo tanto da “ispirargli” uno spettacolo teatrale. Ci vuol parlare di questo rapporto?

Una catena di trasmissione, come nei motori delle macchine. Un travaso di pensieri, di memorie, di esperienze sempre con la raccomandazione di sintetizzare a modo mio. Quando mi aiutava a studiare cercava di farmi pensare alle relazioni che collegano fra di loro i fatti della vita. Mi ha fatto conoscere Roma come un museo a cielo aperto, ogni benedetto sabato pomeriggio a piedi per le più belel vie del centro storico. Ma non solo. Voleva che del mondo conoscessi anche le contraddizioni. E non mancava di farmi incontrae le periferie: prendevamo la metro e arrivavamo al capolinea, per vedere i palazzoni delle case popolari, ricordandomi di non dimenticarli mai: loro come le sofferenze di chi ci viveva.

Se suo padre vedesse questo spettacolo cosa penserebbe?

Che sono matto. Ma io darei la colpa a lui, senza ombra di dubbio!

Ora lei è padre da qualche anno. Quanto di suo padre c’è nell’educazione che dà a suo figlio?

Ho due orecchie, una puntata sulle novità dell’educazione moderna, l’altra prudentemente rivolta ai richiami del passato, quando soprattutto ci sono in ballo questioni come il rispetto e la disciplina. Ecco… Certi insegnamenti sarebbe meglio non archiviarli con la naftalina.

Che messaggio vuole lasciare al pubblico?

Non smettete mai di sorprendervi. Quando vostro figlio gioca con la sabbia nel secchiello provate anche voi a trovarla la stellina che luccica nell’arena indurita dall’acqua. Tornate a far giocare il bambino che è in voi, vi aiuterà ad andare incontro col sorriso al cinquantenne che diventerete, senza disperarvi.

Quali sono le “schegge di memoria” a cui fa riferimento nel titolo?

La sabbia. Il sassolino. Il granchietto. La tellina. Il secchiello.  Il rastrello. La paletta. La locomotiva. Il mio mare…

Un omaggio alla grande collega Monica Brizzi. Vuole ricordarla ai nostri lettori?

Monica è stata una grande donna. Prima di tutto un essere umano in grado di parlarti con dolcezza anche quando c’era da farti, nel tuo bene, la critica più dura. Non era solo un ufficio stampa, era una fiancheggiatrice, non di una ma di decine di compagnia teatrali e di teatri. Credeva nella rete e nella condivisione. Ha lasciato un vuoto enorme. Con la mia compagnia collaborava dal 2008. Sono stati undici anni intensissimi.

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