Gli Oscar sono le olimpiadi dei nerd. E partendo da questo assioma che inauguro il primo appuntamento di questa rubrica volta a discutere di settimana in settimana le nomination delle categorie principali della serata hollywoodiana più famosa.

Questo assioma si porta dietro anche una serie di importati corollari: esattamente come le olimpiadi, gli Oscar sono pesantemente influenzati dalla politica, vivono di scandali e (cosa più importante) è totalmente legittimo buttare ore della propria vita a discutere pronostici. C’è chi fa schedine per passatempo, noi ascoltiamo infinite conferenze stampa.

Quindi, sulla base di ciò, parliamo di loro, i secondi nei titoli di coda: attori e attrici non protagonisti.

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

  • Willem Dafoe – The Florida Project (Un sogno chiamato Florida)
  • Woody Harrelson – Tre Manifesti a Ebbing, Missouri
  • Richard Jenkins – La forma dell’acqua
  • Christopher Plummer – Tutti i soldi del mondo
  • Sam Rockwell – Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Nonostante questa sia una categoria molto competitiva, è indubbio che Rockwell abbia già per vinto per forza di statistica: non c’è premi in questa stagione che l’attore non si sia portato a casa.

Sam Rockwell candidato come Miglior Attore Non Protagonista
Sam Rockwell candidato come Miglior Attore Non Protagonista

Credo che il sogno segreto di ogni attore caratterista sia quello di poter essere ricordato per nome negli annali del cinema, invece essere riferiti come al tizio di quel film di quella serie tv (sai quale no? Quello!). Rockwell ne ha anche fatto il tema del suo monologo di apertura nella sua recente comparsata a Saturday Night Live.

Il sogno di Rockwell  (o almeno quello che io gli ho attribuito sulla base di mie fantasticherie) potrebbe stare per avverarsi e in tanti  vorrebbero vederlo vincere se non altro come il riconoscimento di una carriera di performance non riconosciute.

Dall’altra parte c’è la preoccupazione che le recenti polemiche sull’arco evolutivo del suo personaggio – la storyline di redenzione del poliziotto razzista – possa spaventare l’Academy e consegnare a sorpresa la statuetta a qualcun altro.

Personalmente trovo che tutta la questione sia un’unica grande nuvola di nonsense e per quanto gli Oscar possano essere politici e abbiano cercato specialmente negli ultimi anni di mostrarsi più politically correct (molto spesso in modi imbarazzantemente ipocriti), dubito che riuscirebbero a ignorare quella che è universalmente riconosciuta come la perfomance dell’anno in questa categoria.

Più sorprendente e sicuramente meno comune è la doppia nomination per Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Anche se meritata infatti, questa nomination ha tolto la possibilità a qualcun altro di entrare in gara; una gara tra l’altro ricchissima quest’anno di moltissime interpretazioni notevoli.

Un’altra polemica divertente in questa categoria (procuratevi il pop-corn, questo si preannuncia un Oscar particolarmente pieno di polemiche) è la candidatura di Christopher Plummer, secondo molti in nomination per il solo fatto di non essere Kevin Spacey.

Tralasciando le lacrime che ho pianto sulla morte di un mio mito personale come Spacey, lo scandalo dell’attore è spuntato fuori in un momento particolarmente inopportuno: per Baby Driver era troppo tardi e Tutti i soldi del mondo invece era nella fase finale del montaggio (tanto che era già uscito un trailer).

Ci voleva un folle come Ridley Scott per decidere di rigirare metà film così avanti nella post-produzione. Per quanto si possa essere in disaccordo con la scelta – vista alternativamente tanto come una mossa di mercato quanto un’affermazione politica – l’impresa è stata notevole, soprattutto per Plummer che ha affrontato il ruolo senza nessuna preparazione e rigirato tutte le scene di Spacey in dieci giorni. Questa è sicuramente la ragione per cui è stato nominato ma, polemica o meno, questo è tutto ciò che otterrà.

Jenkins invece viene candidato per un film pieno di solide performance e personalmente non quella che avrei voluto vedere candidata, ma quella che era prevedibile considerate le statistiche di altre premiazioni.

In ultimo viva Willem Dafoe -alla sua terza nomination- se non altro perché rappresenta un film come The Florida Project, che è stato completamente ignorato in qualsiasi altra categoria e che sta soffrendo, sia in termini di premi che di botteghino, del fatto di essere uscito in un anno troppo ricco. Non si parla abbastanza di questo splendido film e la speranza è solo quella che con almeno una nomination se ne parlerà un po’ di più.

ATTRICE NON PROTAGONISTA

  • Mary J. Blige – Mudbound
  • Allison Janney – I, Tonya
  • Lesley Manville – Il filo nascosto
  • Laurie Metcalf – Lady Bird
  • Octavia Spencer – La forma dell’acqua

Insieme a Miglior film d’animazione, questa è la categoria principale meno competitiva.

Allison Janney candidata come Miglior Attrice Non Protagonista
Allison Janney candidata come Miglior Attrice Non Protagonista

Come per Rockwell, Allison Janney è assolutamente in testa. Janney poi è una di quelle attrici prolifiche e super premiate dalla critica (provate a dare un’occhiata alla sua pagina wikipedia), ma che il grande pubblico scarsamente conosce.

Vincere un Oscar sarebbe il coronamento di una lunga e felice carriera. Ed esattamente come per Rockwell, sarebbe il trionfo dell’attore caratterista, con l’interpretazione magistrale della madre più odiabile del cinema in recente memoria.

Parlando di madri, Mary J Blige – come tanti altri quest’anno – stabilisce un nuovo record nella storia dell’Academy: è la prima volta infatti che si verifica la combinazione di nomination miglior attrice o attore e miglior canzone.

Leslye Manville invece sembra essere spuntata fuori (quasi) dal nulla. Certo, aveva ricevuto qualche nomination, ma i premi importanti come i Golden Globe, i SAG o i Critics Choise Awards non l’avevano neanche considerata.

A dirla tutta, Il filo nascosto come film è stato ignorato a lungo, se non altro per la sua uscita così tardi nell’anno.

Ma la data d’uscita o le premiazioni precedenti non hanno nessuna importanza nei confronti di un film scritto e diretto da Paul Thomas Anderson e con l’ultima performance in assoluto di Daniel Day-Lewis. Era impossibile che l’Academy non si eccitasse almeno un po’.

Parlando ancora di madri (questo è il loro anno) Laurie Metcalf in Lady Bird è la definizione vivente di supporting actress. Non che la sua performance sia realisticamente la più forte in questa lista, ma osservando come nel film permette alla Ronan di brillare, restituendo genuinità emotiva alla sua partner, non si può non ammettere come la sua interpretazione sia stata vitale per il successo di Lady Bird.

In ogni film al cui cuore ci sia un rapporto diadico – in questo caso l’amore/odio madre figlia – ci sono sempre due poli da considerare: il protagonista, quello che ha l’amore del pubblico, quello che si becca i premi; e poi c’è l’altro, il ‘supporting’, che deve illuminare senza mettere in ombra. E la Metcalf, attrice di grande controllo, ci riesce alla grande.

In ultima abbiamo non poteva mancare una delle preferite dell’Academy: Octavia Spencer, anche lei attrice di ricca e premiata carriera, che qui riceve la sua terza nomination (compreso quello che ha vinto per The Help).

I PICCOLI GRANDI ESCLUSI

Se sulle nomination per migliore attrice non protagonista le carte erano praticamente già scritte (le uniche assenze rilevabili sono quelle di Hong Chau per Downsizing e Holly Hunter di The Big Sick), la categoria degli attori è stata quella a sollevare controversie.

Senza dubbio quest’anno è stato ricchissimo di ruoli maschili non principali e inevitabilmente qualche meritevole sarebbe stato escluso: in qualunque modo l’avrebbe risolta l’Academy avrebbe sbagliato.

Un’assenza notevole è per esempio Sebastian Stan che in I,Tonya da quella che è la perfomance della sua carriera fino a questo momento.

Armie Hammer
Armie Hammer

Altro grande escluso è sicuramente Armie Hammer per Chiamami col tuo nome, se non altro per il fatto che si è parlato tanto della sua interpretazione, nel modo sostanziale in cui questa porta avanti il film e per la straordinaria chimica con Timothée Chalamet (ritorna il discorso delle diadi), ma e soprattutto perché con questo film Hammer rimette in carreggiata una carriera che era iniziata come critical darling e si era progressivamente abbissata.

E per la categoria di ‘attori che non sapevo sapessero recitare’ una sorpresa dell’anno è stato Robert Pattison in Good Time.

Altri due attori che hanno praticamente trainato le loro rispettive pellicole sono Micheal Shannon nel La forma dell’acqua e Garrett Hedlund in Mudbound, che però sono stati completamente ignorati dalla macchina sforna premi di Hollywood.

In ultimo una piccola lacrima la versiamo anche per Michael Sthulbarg, che secondo tanti meritava una nomination per Chiamami col tuo nome, se non altro per quel monologo finale che sentiremo declamare nella classi di recitazione per anni avvenire.

Lui comunque il suo posto al Dolby Theatre ce l’ha assicurato che, con le sue abilità camaleontiche, si ritrova in ben tre dei nove film in lizza per il premio grosso.

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Chi sono
Nata a Reggio Calabria nel 1997, durante l’infanzia si trasferisce a Trieste dove tuttora vive. Cresciuta in una famiglia nerd, è da sempre appassionata di scrittura e narrativa. Spera un giorno di poter sfruttare la sua abilità di citare Cyrano a memoria. Guarda troppa tv. Nel tempo libero studia scienze dell’educazione.
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