MIGLIOR REGIA

  • Dunkirk – Christopher Nolan
  • Get Out- Jordan Peele
  • Lady Bird – Greta Gerwig
  • Il filo nascosto – Paul Thomas Anderson
  • La forma dell’acqua – Guillermo Del Toro

 

Cosa è esattamente un premio alla miglior regia? Che qualità del film stiamo misurando? E della persona?

La forma dell'acqua - Candidato alla Miglior RegiaUn attore lo vediamo sullo schermo mentre singhiozza e ci informa: ‘ehi, sto recitando’; ma l’apporto di un regista al suo lavoro sta tutto nel risultato.

Un risultato che spesso sta sulla una linea sottile di confine con quello che chiamiamo miglior film. La verità è che il lavoro del regista non è e non può limitarsi a indicare dove piazzare una telecamera. Si tratta più che altro di possedere una visione e articolare ogni elemento, armonizzarlo per rendere concreta la visione.

Il tutto è la somma delle parti e se una parte non funziona più di tutti ne ha colpa il regista.

Di belle visioni realizzate con maestria quest’anno ce ne sono state di numerose, talmente tante che non avrebbero mai potuto avere posto in questa lista: l’infanzia sguaiata e povera di Baker, l’idillio sensuale del primo amore di Guadagnino, le tensioni razziali annegata nel fango di Rees, la Los Angeles dei replicanti di Villeneuve, e altri ancora.

La forma dell’acqua – Guillermo Del Toro

Ma tra tutte quella che ha senza dubbio stregato di più la critica e collezionato premi è la favola del mostro e della principessa senza voce di Del Toro.

Una sua vittoria per la miglior regia è tanto prevista – il regista messicano ha già ricevuto lo stesso premio diverse volte, particolarmente indicativo il trionfo ai Directors Guild of America Awards – quanto sperata.

Del Toro infatti ritorna agli Oscar per la prima volta dopo Il labirinto del fauno e sembra prospettarsi così la definitiva consacrazione nella lista dei premi Oscar per i tre amigos (come sono stati battezzati a Hollywood).

Del Toro insieme a Cuaron (Gravity) e Innaritu (Birdman, The revenant) infatti compone la tripletta dei registi messicani oggi di maggior successo, così come tre amici e colleghi che spesso collaborano ai rispettivi lavori.

Dall’altra parte il film di Del Toro, oltre a possedere tutti gli ovvi pregi già da tanti celebrati, andrebbe utilizzato come lectio magistralis per la Hollywood dei blockbuster: così un regista consapevole della propria arte e della propria visione è in grado di confezionare un prodotto tecnicamente perfetto sfruttando al meglio un budget ragionevole. Il film di Del Toro non è costato neanche venti milioni, Justice League  trecento.

Ovviamente la lista di blockbuster mal scritti, mal girati e mal assemblati che un enorme budget non ha potuto salvare potrebbe continuare all’infinito – Hollywood quelli non ce li fa mai mancare – è la colpa potrebbe proprio stare nelle possibilità illimitate che tali numeri danno che in definitiva finiscono per diventare un’arma a doppio taglio. E un gran spreco di risorse. Jusice League paga pegno e dona i tuoi incassi ai più bisognosi: pretenzioso registi indipendenti.

Poi se si parla di modesti budget ma salde visioni, troviamo i due debuttanti: Gerwig e Peele.

Lady BirdAvete presente quelle brochure  piene di ragazzi bianchi sorridenti  intervallati ogni tanto da un ragazzo nero e una ragazza, presenze così mal inserite da sembrare essere state appiccicate sull’immagine?

Guardando questa lista si potrebbe avere la stessa fastidiosa sensazione di una diversità forzata. Ma se c’è ancora sospetto su quanto il commento sarcastico di Natalie Portman ai Golden Globe – tutti maschi e uomini queste nomination – abbia raggiunto e allertato la sensibilità dell’Academy, non c’è dubbio invece sul fatto che dei film di Peele e Gerwig la stampa non hanno smesso di parlare un attimo, che sono stati due istanti successi, tanto di botteghino quanto di critica, e che sono in definitiva due debutti importanti.

E se la ‘carta diversità’ può essere giocata da qualcuno per attaccare la loro nomination – entrambi poi sono i ‘quinti’, donna e afroamericano, candidati in questa categoria – c’è da considerare anche che in altri modi e misure questi registi sono già stati premiati: Peele al Directors Guild of America Awards e Gerwing ai Golden Globe che con Lady Bird ha vinto miglior commedia. (Che tra l’altro solleva un sospetto scomodo sulla sua mancata nomination alla miglior regia: il miglior film si è diretto da solo?)

In ogni caso il solo fatto che l’Academy abbia lasciato fuori nomi importanti e spesso da lei coccolati come Spielberg, Scott o McDonagh per fare spazio ai due nuovi arrivati dimostra un certo cambiamento di sensibilità, qualunque accezione (negativa o positiva) si voglia dare alla cosa.

Il filo nascosto – Paul Thomas Anderson

Preferito dell’Academy che invece è riuscito a rientrare in lista è Paul Thomas Anderson, nominato nonostante il suo film non abbiamo convinto altre giurie, in particolare quella della Directors Guild of America Awards. Ma se c’è un nome che sempre più spesso attori indicano come regista dei sogni è il suo. Amatissimo e celebratissimo, una vittoria di Anderson però sembra particolarmente improbabile.

Un regista che invece ha faticato a farsi riconoscere come tale dall’Academy – premiato fino ad ora solo per la sua molto complicata e molto inventiva narrativa non lineare – è Nolan.

È un film di Christopher Nolan quando sei costretto a guardarlo due volte.

E Dunkirk non fa eccezione.

La complessa costruzione temporale del film, come l’assenza di veri e propri personaggi, è la base sui cui Nolan costruisce un film che all’apparenza è solo spettacolarizzazione, solo perfezione tecnica, ma che proprio attraverso questa punta a diventare un’esperienza immersiva, che ti catapulti lì, in mezzo al campo di battaglia.

Per queste ragioni e altre Nolan era in testa alla competizione prima dell’arrivo de La forma dell’acqua, anche se ormai la sua vittoria sembra essere sfumata. Ultima speranza per il regista inglese potrebbero essere i BAFTA di domenica. Lasciamo agli inglesi quello che ormai sanno fare meglio: ribaltare pronostici.

Un ultima nota va fatta anche a una caratteristica peculiare delle nomination di quest’anno: tutti i registi sono anche autori del copione.

È anche questo un segnale, un trend che si sta imponendo con sempre maggior importanza: sceneggiatori e registi sono sempre meno due figure professionali distinte, ognuno con la propria conoscenza tecnica, ma si fondono alla ricerca dell’attuazione di quella visione di cui si nutre il cinema.

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