Nei miei appunti per la stesura di questo articolo ho ribattezzato questa categoria ‘club del premio di consolazione’. Penso sia calzante.

MIGLIORI SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

  • Chiamami col tuo nome
  • The disaster artist
  • Molly’s game
  • Mudbound
  • Logan
Chiamami col tuo nome

Chiamami col tuo nomeDalla visione di Chiamami col tuo nome lo spettatore esce con due opposte ma ugualmente viscerali reazioni: la sensazione di aver vissuto una potente emotiva esperienza oppure quella di aver preferito una morte violenta alla visione del film; e la straordinaria polarizzazione di risposte lo si deve proprio al testo.

Se l’idillio sembra pervadere ogni elemento di questa pellicola è perché il testo perde la componente principale di qualsiasi trama: il conflitto. (è il fondamento di qualsiasi narrativa, anche la battuta che raccontate al bar).

La sceneggiatura di Ivory – mostro sacro della scrittura e possibile futuro vincitore più anziano di un Oscar – appoggia tutta sull’emotività dei suoi personaggi, affidandosi per funzionare all’interpretazione e alla regia, che hanno il difficilissimo compito di creare il legame empatico con lo spettatore.

Perché se il legame manca è solo noia.

Interessante da questo punto di vista notare come Ivory e Guadagnino abbiamo lavorato a stretto contatto sulle molte riscritture del testo.

Questa categoria poi è sicuramente dominata da Chiamami col tuo nome, che ha conquistato lo stesso premio quasi ovunque. E se c’è una sola (realistica) possibilità per il film di Guadagnino di potersi a casa una statuetta è questa.

Dal punto di vista dell’adattamento poi, questa sceneggiatura dovrebbe diventare d’esempio per come si possa reinterpretare un testo trasportandolo in un altro media e mantenendone l’essenza: Guadagnino e Ivory hanno preso un romanzo fatto tutto di metafore convolute e l’hanno reso un prodotto cinematografico vendibile.

The Disaster Artist

The Disaster ArtistUnica occasione per un Oscar è anche per The Disaster Artist che, dopo il trionfo di James Franco ai Golden Globe, si è visto portato via la nomination come miglior attore in seguito a nuove accuse di molestie.

Considerato il tempismo, non è chiaro quanto questo abbia influito sull’esclusione dell’attore; va però considerato quanto ormai gli Oscar si combattano a colpi di titoli di tabloid.

A questo punto propongo l’istituzione di un nuovo premio: Oscar al miglior PR, ormai vitale tanto quanto regista e attori nel tenere a galla una pellicola.

Per quanto riguarda il passion project dei fratelli Franco (solo James e Dave, Tom l’hanno lasciato a casa) il film ha colpito soprattutto per ciò che non è: una parodia del miglior so bad it’s so good mai girato. Invece quello a cui ci si trova di fronte è un inno ai sognatori, una storia che ruota tutta sulla potenza della passione, che sono anche le storie che l’Academy solitamente preferisce.

Mudbound

MudboundAltra candidatura di consolazione è quella di Mudbound, che tanti avrebbero voluto vedere nella categoria miglior regia con Dee Rees, ma considerato che questo è un film prodotto da Netflix ci accontentiamo.

È da anni ormai infatti che la piattaforma di streaming cerca di valorizzare i propri prodotti caserecci facendo campagna per gli Oscar, ma l’Academy sembra ancora faticare nell’accettare in pieno il cambiamento dell’industria: che un film possa arrivare agli Oscar senza prima essere passato per le sale di un cinema.

A parte il fatto che volendo potreste guardalo mentre aspettate l’autobus sul vostro cellulare, Mudbound non ha nulla da invidiare a un film sul grande schermo.

La sceneggiatura ti afferra fin dalle prime battute e non ti lascia andare fino alla fine. Ogni elemento narrativo serve, ogni caratterizzazione dei personaggi giustifica il proseguimento del plot e mattoncino su mattoncino quando si arriva a quegli ultimi venti minuti lo spettatore viene travolto dal crescendo, che finalmente raggiunge il suo climax.

Rees, che ha cofirmato la sceneggiatura, poi riesce a raccontare tutto attraverso elementi visivi evocativi, a cominciare dal fango del titolo che invade quasi ogni inquadratura. Insomma, se non era chiaro: guardate questo film.

Molly’s Game

Molly's gameEssendo questa la categoria dei premi di consolazione, parliamo di Molly’s Game. Prima regia per Aaron Sorkin, ma non prima scrittura avendo già sceneggiato filmetti da nulla come per esempio The Social Network (è sarcasmo il mio).

Adattato dal libro di memorie della stessa Molly Bloom, Sorkin racconta un’assurda storia di vita e lo fa – in controtendenza, soprattutto con le nomination di quest’anno – con una sceneggiatura dal carattere molto verboso, dove se non ci sono monologhi o serrati botta e risposta, il film è continuamente accompagnato dalla voce narrante di Molly – interpretata da una splendida Jessica Chastain, nomination come miglior attrice desiderata ma non sperata.

Logan

Per ultimo il pesce fuor d’acqua: Logan.

Questa, tra tutte le sorprese (piacevoli e non) di questa edizione degli Oscar, è stata la più grossa.

LoganCerto, se fosse stato per ogni estimatore di Marvel del pianeta, Logan sarebbe stato candidato a tutto, ma nessuno era sul serio convinto che qualcosa del genere sarebbe successo.

Questo è un evento importante, sia per la Marvel sia per l’Academy in sé. Non era mai successo infatti che un superhero movie riuscisse ad arrivare alle categorie importanti – persino il Cavaliere Oscuro era stato premiato solo per l’iconica interpretazione di Ledger.

È evidente ormai da un po’ che la Marvel non ha più intenzione di essere il facile bersaglio della critica e ha mosso passi da gigante nella giusta direzione: da una parte prendendosi un po’ meno sul serio e giocando con le debolezze delle sue pellicole (si veda Thor Ragnarok) e dall’altra lavorando seriamente sulla qualità delle sue sceneggiature (si pensi a recenti successi come Spiderman Homecoming, lo stesso Logan e, dall’entusiasmo iniziale della critica statunitense, pare anche il nuovo Black Panther).

E il fatto che l’Academy abbia riconosciuto questo sforzo potrebbe essere un importante punto di svolta per entrambi le istituzioni: da un lato la Marvel, finalmente ufficialmente legittimata non solo dal successo popolare ma anche da quello di critica; e dall’altra parte l’Academy che cerca di colmare un po’ quella voragine che sempre di più si è andata ad allargare tra il gusto degli spettatori e quello della critica.

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