Al Teatro Romano di Ostia Antica, per la rassegna Aspettando la Luna, va in scena Gli Uccelli di Aristofane. Fuggire dalla corruzione, dalla burocrazia e dai vizi, per scoprire che questi sono così veloci da raggiungerci lo stesso.

Arriva in scena, per due sere 24 e 25 Luglio, una delle opere più rappresentative di Aristofane: Gli Uccelli, commedia immaginifica, quasi favolistica con in scena i due personaggi ateniesi, Pistetero ed Evelpide, che incontrano dei variopinti uccelli parlanti; un intreccio di trama che è si evasione ma, tutto sommato, anche un invito alla riflessione sorridente ed amara.

Ad interpretare i due protagonisti Felice Della Corte nei panni di Pistetero ed Evelpide è interpretato da Roberto D’Alessandro, la regia è firmata da Claudio Boccaccini.

La vicenda è quella di due ateniesi che, delusi dal malgoverno della loro città, dalle lungaggini burocratiche dei processi che paralizzano l’amministrazione, dai vizi e dalla corruzione, decidono di lasciare la loro città per tentare di fondarne una loro, che sia una sorta di compromesso tra cielo e terra, a metà strada tra il mondo degli uomini e quello degli dei: Nubicuculia. 

Vista così parrebbe una vicenda strettamente contemporanea, eppure gli storici datano l’opera di Aristofane intorno al 414 a.C.

Ma la componente favolistica è rappresentata dal desiderio di creare questa nuova città tra gli uccelli, appunto.

Gli uccelli si mostreranno scettici difronte a questa proposta ma Pistetero, con l’ausilio della dialettica sofista e l’aiuto dell’Upupa (uccello che nutre molto credito tra gli altri secondo il mito per cui in origine fosse un uomo), riuscirà a convincere gli uccelli a superare le perplessità iniziali, corrompendoli con l’idea di riprendersi il loro potere dei vecchi fasti, fondando così Nubicuculia.

Da questo momento nasceranno altre dinamiche che innescheranno comportamenti, molto vicini a tutto ciò da cui Pistetero ed Evelpide rifuggivano.

A sottolineare i cambi di tono e le evoluzioni delle dinamiche tre personaggi che fungono da guida e rappresentano un pò il pensiero analitico di ciò che accade; analizzando il coraggio ma anche le debolezze umane.

La messa in scena raggiunge dei punti molto alti nelle parti corali con cambi di luce e danze tribali. Notevoli le trovate per i costumi, soprattutto quella di vestire i due protagonisti a far venire in mente il clown bianco e l’Augusto .

Per la scenografia, non smetteremo mai di ringraziare quella Roma e quei governanti del I sec a.C.

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General Manager, Autrice La Nouvelle Vague Magazine
Linamaria Palumbo. Siciliana di nascita romana d’adozione, triestina per residenza. Laureata al DAMS di Palermo. Si occupa di blog di social e contenuti digitali. Ama le belle storie. Spesso le si “chiude la vena” per gli argomenti che l’appassionano, ma nulla di violento. Da sempre risponde a domande che nessuno le ha mai posto.
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