Mercoledì sera al Rossetti, alla prima di “Mr. Puntila e il suo servo Matti”, non sapevamo cosa aspettarci. Portare in scena un’opera di Brecht può non essere facile e il risultato può non essere quello sperato, ma la regia di Francesco Frongia e Ferdinando Bruni, anche protagonista, ha decisamente raggiunto il suo scopo.

Mr. Puntila e il suo servo MattiAd inizio spettacolo, ci accoglie il popolo che canta, narrandoci di questo particolare personaggio: un ricco possidente che è un po’ un Mr. Hyde, mentre la pozione che lo trasforma in Dr. Jekyll, almeno per qualche ora, sono, nientemeno che, bottiglie su bottiglie di grappa.

Vi è una tenda, su cui è rappresentata una banconota con il nome “Mr. Puntila”, che ci separa dalla scenografia allestita per l’occasione, e che ci ha colpiti molto.

Nonostante fossero pochi gli oggetti in scena impiegati, erano utilizzati sapientemente, tanto che, anche se la baracca sullo sfondo e le pareti erano sempre le stesse, si aveva l’impressione di trovarsi in un ambiente nuovo ogni volta, proprio perché i registi hanno fatto un ottimo lavoro, utilizzando non solo tutto lo spazio, ma pure reinventandolo.

Altro motivo di lode era la bravura degli attori.

Si parla, ovviamente, del protagonista Ferdinando Bruni, che passava da uno stato di sobria crudeltà, a dei toni amichevoli e gioviali da ubriaco, da sembrarci davvero verosimile, nella sua eccentricità di personaggio.

Mr. Puntila e il suo servo MattiMa un commento positivo lo meritavano davvero un po’ tutti: dalle popolane (Ida Marinelli, Corinna Augustoni, Francesca Turrini, Carolina Cametti) che, ad ogni cambio scena, dopo aver tirato la tenda-banconota, cantavano, accompagnando il pubblico lungo la storia senza abbandonarlo mai, con voci che, anche se le donne cercavano di rendere grezze, erano piacevoli; al servo Matti, Luciano Scarpa, che, con il sempiterno sorriso sul volto, e lo sguardo che rivelava il suo essere sempre un passo avanti al suo padrone, era un personaggio davvero credibile e interessante, saremmo rimasti per ore a guardarlo interagire con Puntila; da l’Attaché, dalla risata molto più che contagiosa e la sua genuina e comica inappropriatezza; ad Eva, la figlia di Puntila, che reincarnava la proverbiale lunaticità delle donne alla perfezione.

L’opera di Brecht, scritta nel 1940, è di denuncia a “quell’uno percento di popolazione che detiene metà della ricchezza globale”, e, le ore di buon cuore di questo nostro Dr. Jekyll, equivalgono un po’ a quegli “slanci di bontà” che spingono le persone facoltose fra noi, a fare quel minimo indispensabile di beneficenza, giusto per avere la coscienza a posto.

Ma tutto ciò non è sufficiente, come non è sufficiente una serata di ubriachezza di Mr. Puntila, per far sposare sua figlia per amore invece che per interesse.

Ed è così che i registi ci ripropongono quest’opera, attualizzandola al massimo, integrandola con citazioni di musical, più o meno velate, e ironia sottile sulla situazione politica, economica e sociale.

Complici, poi, degli ottimi tempi comici, sulla scena nascono gag che non possono non far ridere.

Caldamente consigliato.

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