La diffusione della cultura ai tempi del Corona Virus viaggia sui social. Non ci sono alternative. Per questo il 20 marzo alle ore 20.00 sulla pagina fb di Bar Papà verrà presentato il libro Bar Papà 2. Altre storie maschie sempre corrette al latte. On line, rigorosamente in diretta, Patrizio Cossa autore del libro, la giornalista Diletta Parlangeli moderatrice dell’incontro e tanti altri ospiti.

Abbiamo il piacere di intervistare Patrizio Cossa.

Sei al secondo volume di Bar Papà. Lo scorso anno è stato pubblicato il primo voluto che ha riscosso tantissimo successo. Te lo aspettavi?

Non mi aspettavo una risposta così forte, ma evidentemente c’è voglia di parlare di paternità, c’è l’esigenza di raccontare le storie di padri e di leggere i racconti di chi sta vivendo i figli totalmente, senza freni. Da qui è nata l’idea del primo libro che racchiude 20 storie di altrettanti padri che si raccontano davanti ad una birra o ad un bicchiere di vino. Nel secondo volume ho trovato altrettante storie da raccontare in maniera semplice e onesta, perché questo è quello che serve, l’onestà dei nostri sentimenti.

In questo volume cosa devono aspettarsi i lettori?

Ci sarà da sorridere, da piangere, da emozionarsi. Ma soprattutto ci saranno i papà con il loro modo di amare, con la luce negli occhi e con il coraggio di mostrarsi fragili.

Quando hai preso coscienza che le cose per i papà stavano cambiando? Che tutto ciò che prima veniva relegato solo all’ambito materno, stava diventando di competenza dei padri?

Viviamo in un momento storico di cambiamento, perché per la prima volta nella storia dell’uomo, ci permettiamo di essere padri. Penso a mio padre o a mio nonno che non avevano la mentalità o la possibilità sociale di cambiare un pannolino o di portare il passeggino in giro senza perdere la loro “mascolinità”. Oggi invece tutto questo fortunatamente sta cambiando, anche se molto lentamente. Non siamo dei super eroi perché cambiamo un pannolino, siamo semplicemente papà.

Chiamarvi Mammo quindi è profondamente errato?

Se lavo i piatti, non sto aiutando mia moglie, sto semplicemente lavando i piatti. Se mi prendo cura di mia figlia non sono un mammo, sono un papà. Credo sia sbagliato “mammo” come termine per tutte e due le categorie: è svilente per la donna perché vuol dire che stare a casa e badare ai figli è ad appannaggio esclusivo delle donne, cosa che invece fortunatamente sta cambiando (e sempre più deve cambiare) perché tante donne oggi lavorano lasciando a casa i mariti con i figli. Dall’altra parte è svilente per noi perché non ci da la possibilità di essere semplicemente dei papà.

Bar Papà non è solo un libro. Ci racconti tutto il progetto che c’è attorno all’iniziativa?

Bar papà è la più grande community di papà blogger d’Italia, un gruppo di padri che vuole raccontare la paternità sotto tutti i punti di vista. Con il progetto Bar Papà è nato lo sportello di aiuto giuridico psicologico per supportare i papà divorziati, la prima Fiera dei Papà a Roma e il programma radiofonico Bar Papà.

Se ti dico “Io Cambio!” cosa ti viene in mente?

#iocambio è una campagna che ci sta molto a cuore, una campagna di sensibilizzazione per l’uso dei fasciatoi nel bagno degli uomini. Durante la prima fiera dei papà svolta a marzo dello scorso anno abbiamo addirittura organizzato le Olimpiadi del Pannolino per puntare l’attenzione proprio sul fatto che i fasciatoi siano solo nel bagno delle donne.

C’è qualcuno che senti di dover ringraziare?

Mia moglie, senza la quale non ci sarebbe mia figlia. E mia figlia, senza la quale non ci sarei io.

Hai una figlia di 5 anni. Come sta vivendo questo periodo di quarantena?

Ah, per lei è una pacchia. Non va all’asilo, io e la mamma siamo a casa tutto il giorno e abbiamo un piccolo giardino dove può giocare tranquillamente. Lei è tranquilla. Io e la mamma stiamo per impazzire. 🙂

Vuoi dare un consiglio ai nostri lettori che si trovano nella situazione di dover spiegare ai propri  figli il perché di questa reclusione?

Siamo convinti che i bambini alcune cose non le capiscano, invece sono spugne che recepiscono tutti i sentimenti e le emozioni che regnano in casa. Ma soprattutto se gli spieghiamo le cose con calma possono capire veramente tutto. Fuori casa c’è un virus, tipo un’influenza, e per farla passare bisogna stare a casa.

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