Canto clandestino

5 attori, come pesci intrappolati nella rete. Migranti, naufraghi raccontano dei minuti infiniti, del dolore e del coraggio per sopravvivere al tremendo naufragio che nel 1996 causò la morte per annegamento di 283 persone, vittime rimaste impunite, sepolte nel ricordo, occultate e taciute da chi sapeva. Questo il racconto di “Canto Clandestino”, toccante  trasposizione lirica di Patrizia Schiavo dell’opera di Mimmo Sammartino in una versione che trascina, tra i canti, i cori, le parole di Antonio De Stefano, Domenico Maugeri, Francesco Meoni, Alberto Rossatti e la stessa Patrizia Schiavo. Parole  che scendono, dolorose, fin giù nello stomaco e gridano denuncia. Un canto raro che dà voce a chi voce non l’ha mai avuta ed ammutolisce il pubblico, attento, rapito dalle viscere del mare e dall’ostilità della terra. Il mare seppellisce, il teatro grida e ricorda.

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Avrei voluto una vita tranquilla ma non posso farci niente… se l’arte mi perseguita io la lascio fare.
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Avrei voluto una vita tranquilla ma non posso farci niente… se l’arte mi perseguita io la lascio fare.

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