Il 23 novembre è andato in scena al Teatro Orazio Bobbio lo spettacolo Carmen tratto dalla omonima novella di Prosper Mérimée e dall’opera lirica di Georges Bizet.

Nell’opera di Bizet figurano tra attori e coro più di venti personaggi, ma la messinscena curata dal regista Kuniaki Ida vede sul palco solo tre donne.

La Carmen interpretata dall’attrice Silvia Priori è accompagnata nel suo monologo dalla bailaora di flamenco Maria Rosaria Mottola e dalla voce del soprano Caterina Piva.

Carmen - La Contrada, Trieste © Fabrizio Caperchi Photography / La Nouvelle Vague Magazine 2017
© Fabrizio Caperchi Photography / La Nouvelle Vague Magazine 2017

Una scelta insolita quella di rappresentare una storia d’amore fatta dalla relazione travolgente e tormentata tra la zingara Carmen e il brigadiere Don José senza mostrare mai quest’ultimo.

Si sceglie di raccontare la vicenda dal punto di vista della donna, delle donne. Il pubblico attende per tutto lo spettacolo l’entrata in scena del personaggio maschile Don José, ma la speranza disattesa non fa che aumentare l’energia sul palco della Carmen e delle sue compagne.

Una performance tutta al femminile fatta di complicità, di sensualità traboccante e di coraggio.

Per una volta ascoltiamo la voce di una donna, di una vittima di femminicidio in fondo, che con estrema dignità si mostra al pubblico diffidente conquistandolo con una ostentata presenza.

In realtà lo spettacolo non si sofferma mai troppo su toni cupi o drammatici è, al contrario, un tripudio di colore e gioia e voglia di vivere.

Carmen, dopo tutto, è paladina della vita libera, della libertà:

“Libera sono nata, libera morirò!”

ripeterà fino alla fine.

Carmen narra la propria vicenda dando corpo e cuore al pubblico. La parola però non è la sola protagonista, intervengono a sostenerla i movimenti ritmici e sensuali del flamenco e le arie della celebre opera cantate dal vivo.

Il pregio dello spettacolo è quello di raccontarci attraverso questi tre linguaggi non solo la storia, ma anche il contesto e l’atmosfera gitana in cui si svolge.

La scenografia è minimale (un plaudo va sinceramente al disegno luci di Roberto Gerbolès), pochi gli oggetti sul palco, tanti i cambi d’abito, ma tutti giusti e d’effetto.

Lo spettacolo è fatto dalle donne, dalla loro forza scenica, che trova il suo apice nella morte di Carmen.

Non appena il suo corpo pugnalato dall’invisibile amante cade a terra sul palco, il pubblico espira per colmare il vuoto creato dal dissiparsi di quell’incredibile energia pulsata per tutta la durata dello spettacolo verso la platea in apnea.

Liberi.

Anche noi come Carmen, liberi.

Liberi di riflettere.

Carmen – La Contrada, Trieste – Foto di Fabrizio Caperchi

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Appassionata di tutto e del suo opposto. Ama il teatro e il cinema, cucinare e mangiare, viaggiare e stare a casa a leggere. E ancora: architettura e arte, antichità e contemporaneità, con il cuore a oriente, la mente ad occidente e l’antropologia per cucire insieme tutte queste storie d’amore.
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