Classica al tramonto, la rassegna musicale dedica un concerto ad Astor Piazzolla

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Si presenta suggestiva la location di Parterre, vicino alla Farnesina, che ospita questo concerto di fisarmonica e pianoforte interamente dedicato ad Astor Piazzolla. Mentre il sole tramonta su una Roma ancora rinfrescata dalle piogge improvvise e tinge di un colore unico il cielo sopra la riserva dell’Insugherata, il tema della rassegna – Classica al tramonto – appare più azzeccato che mai.

Le urla dei venditori di street food, il cicaleccio degli avventori e il frinire delle cicale non hanno minimamente scalfito la straordinaria intesa fra pianoforte e fisarmonica che, invece, si è mantenuta intatta per tutto il tempo.

Piazzolla, per la sua musica e per il significato che essa ha avuto nella storia del tango, è un compositore spesso associato alla figura di un ponte sospeso fra musica classica e popolare. Così il duo formato da Pietro Roffi e Alessandro Stella sembrerebbe rappresentare sinteticamente proprio questa intersezione fra mondi differenti. La fisarmonica girovaga di Roffi, classe 1992, ha attraversato il mondo portando con sé una tradizione musicale per nulla scontata e spesso sconosciuta, mentre il più blasonato pianoforte di Stella ha alle spalle esperienze sia sul fronte accademico sia incursioni in progetti e percorsi meno consuetudinari.

Tuttavia l’incontro fra i due scardina entrambi i mondi, ne fa scaturire un terzo, quello della sperimentazione, della fluidità di genere.

Classica al tramonto - Roffi e Stella
Classica al tramonto – Roffi e Stella

Entrambi gli artisti fanno vibrare i rispettivi strumenti con l’anima e la passione – non potrebbero altrimenti scegliere un programma simile – ma restituendoci un Piazzolla meno brutale, meno selvaggio di quanto non sia solito ascoltare. Ogni armonia, ogni melodia passa attraverso un filtro che fa brillare i suoni e li addolcisce, ponendo l’accento più sul fronte edonistico-sonoro che su quello ritmico.

Come se la dimensione ricercata non fosse più quella sensuale, esteriore, ma al contrario quella intimistica, interiorizzata e, di conseguenza, quasi cameristica. Ciò non toglie meriti né agli interpreti né al compositore, che pure si presta assai bene a questa lettura meno ruvida e spigolosa. Fra tutti, il brano più “aggressivo” è il Libertango staccato ad un tempo furioso, infuocata conclusione di un programma accattivante.

Resta poi sempre suggestivo ascoltare le Cuatros Estaciones Porteñas, che mi capitò di scoprire per la prima volta dal vivo a Parigi, durante un concerto notturno in occasione della festa della musica: erano anni di scoperte, di avventure e di grandi emozioni, oggi queste emozioni sono più rare e a volte più sbiadite.

Eppure questo duo è riuscito a farmi dimenticare dove fossi – Roma, Parigi, Buenos Aires… – e a farmi godere di un incantesimo musicale in cui il tempo e lo spazio apparivano immobili, vittime anch’essi dell’abilità tecnica e della delicata sensibilità dei due giovani interpreti.

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Chi sono
Appassionato di musica e teatro da sempre tanto da laurearsi sia nell’una che nell’altra disciplina, ha però affiancato agli studi musicali e sulla vocalità esperienze di lavoro in diversi ambiti: editoria, scuola, conservazione e catalogazione, management, comunicazione, organizzazione eventi, istituti finanziari, no-profit. Ancora non sa quale sarà il suo futuro, ma ama lo yoga, i viaggi e la buona cucina.
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