di Daniela Esposito

 

A Genova la danza incontra la canzone d’autore.

Accadrà lunedì 30 luglio, all’Arena del Mare del Porto Antico, nell’ambito della terza edizione di Mediterrarte, il Festival Nazionale di Arti Integrate, quando i cantautori della scuola genovese e i danzatori contemporanei delle compagnie Diabasis Ballet di Maria Grazia Sulpizi racconteranno la donna secondo il loro universo poetico. Sul palco Max Manfredi, Claudio Roncone, Antonella Serà, Cristiano Angelini ed Elisa Montaldo del Tempo delle Clessidre. Insieme a loro anche i musicisti Patrizia Merciari, Matteo Nahum, Marco Spiccio e Dado Sezzi.
Non è cosa da tutti i giorni che i brani dei cantautori siano coreografati e danzati dal vivo. Infatti, se è vero che come diceva Martha Graham, la più grande danzatrice statunitense del XX secolo, che “la danza è una canzone di corpo”, gli
spettatori si troveranno ad assistere ad un esperimento di doppia interpretazione del brano stesso.

Max Manfredi, “incantautore”, Targa Tenco 2009 per il disco “Luna Persa”, ci racconta quello che sarà la serata.

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Cosa accadra? 

Loro si chiamano “Diabasis Ballet”, la coreografa è Maria Grazia Sulpizi e danzeranno una canzone di ognuno di noi e due mie. In merito al progettom dico ben vengano le collaborazioni, magari ne esce qualcosa di esteticamente buono, magari ci si può continuare a lavorare. In effetti la canzone cosiddetta d’autore è spesso danzabile, a volte “ballabile”. Poi siamo alle solite: meno si invocano categorie, meglio è. Lasciamo parlare l’agorà, il luogo dello spettacolo. Comunque il mito, la narrazione fantastica, senza obblighi e regole che non siano quelle che si danno da sola, possono essere obiettivi comuni alla danza come alla invenzione verbale, come a quella musicale… e questo fin dai tempi dell’odèon greco del Quartetto Cetra.

Due forme espressive che si sposano: la canzone, che è l’insieme di musica ma anche di parole, e la danza che in questo caso deve necessariamente interpretare,e quindi leggere a suo modo il senso delle stesse.Le sensazioni corporee della danza sono nell’occhio di chi vede. La danza, cosìcarnale, diventa puramente visiva. La canzone è SEMPRE teatro, se non altro teatro vocale.
La canzone non è musica pura o poesia pura, è generica poiesis, manipolazione di linguaggi e loro celebrazione. Per questo, in questo caso, l’interpretazione da parte dei ballerini dev’essere il più possibile empatica (non enfatica!) Nella realizzazione c’è poi un problema prossemico, di ingombro, fra i corpi e gli strumenti, che penso risolveremo con le pedane.

Il 30 giugno quali dei tuoi brani interpreteranno i danzatori?

“Cattedrali”, “Libeccio” e, in una jam finale, “Notti slave”. Mi viene da dire che danzare una canzone è come reinterpretarla, in qualche modo rileggerla, rivestirla. Sì. Il fatto è che, per essere sicuri che venga qualcosa di buono, bisogna fare molte prove insieme. In questo caso le prove saranno separate fino a un certo punto: il balletto prepara le coreografie, la regista pensa alle luci e noi poveri trovatori e giullari pensiamo ad eseguire al meglio le nostre canzoni. Non parlerei di vestizione, ma di compenetrarsi di elementi. Le canzoni hanno la loro vigilia, il balletto anche, e i due riti s’incontrano, vedremo come.

Veder danzare i tuo brani credi che ti regalerà qualcosa in più o temi che ti rubi una parte del senso?

Non potrò vederli danzare, sarò reso cieco dalla posizione e dal fatto che canto. Tutt’al più annuserò… Penso che la sovrapposizione o fusione sarà discreta. Vedremo dal clima che si crea. Indipendentemente da quello che accadrà il 30, dicevi di aver avuto esperienze simili… E’ stato durante un recital chiamato “La leggenda del santo cantautore”, al teatro Modena, con i testi di Giampiero Alloisio e le mie canzoni. E’ documentato da un articolo di Guido Festinese. C’erano angeli volanti, danzatori estemporanei, Nicola Alcozer e Erica Urban.

Ti definisci “incantautore”…

Sai, da un lato dispiace il termine “cantautore”, dall’altro si continua ad usare e allora dispiace che venga usato così male…

Oltre questo spettacolo cosa sta preparando l’”incantautore” Max Manfredi?

Il solito disco-progetto, e quindi la consueta ricerca di interlocuzioni serie, e, novità ancora in fresco, una nuova chitarra in cantiere, alquanto interessante. Poi concerti e partecipazioni: uno il 27 a Varigotti, uno il 4 agosto ad Arenzano, uno previsto a metà mese sempre in Liguria, due serate a Soriano sul Cimino come ospite in occasione di un concorso per interpreti di De André organizzato da Pier Michelatti. Poi ieri ho partecipato a un video sul lavoro del liutaio Fabio Zontini, che sta in un paesino vicino a Finale ligure… un video di Coppola… Gigi Coppola.

Un attimo di pausa e aggiunge “ma adesso il mio problema è se scendere a far laspesa con questo caldo o rimanere a casa a fare un bagno… e poi – scherza – ormai mi specializzo nella cucina genovese. Se emigro, ho una possibilità in più”.

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