Questo pomeriggio al Miela il Trieste Film Festival ha compiuto un gesto che è insieme politico, culturale e poetico: con IN Cinema – proiezioni accessibili, ha portato sullo schermo Corti senza confine, ovvero sette cortometraggi, per la prima volta completamente accessibili anche a persone con disabilità visiva e uditiva. Un’iniziativa che ridefinisce il modo stesso di pensare il cinema come spazio condiviso.
Il progetto Corti senza confine, realizzato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia in collaborazione con FVG Film Commission – PromoTurismoFVG, si inserisce nel più ampio contesto di GO! 2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale Europea della Cultura, e ha trovatonel TSFF un palcoscenico ideale: quello di un festival che da sempre riflette sui confini geografici, politici e identitari.
Un mosaico di sguardi, linguaggi e territori
I sette cortometraggi che abbiamo visto compongono un mosaico sorprendentemente coerente, nonostante la varietà di toni e stili.
La battaglia delle spazzole di Lorenzo Fabbro è una commedia brillante e intelligente: la routine notturna di due operatori di spazzatrici diventa il teatro di una silenziosa guerra di confini invisibili, fatta di orgoglio, territorio e sentimenti inattesi. Un film leggero solo in apparenza, capace di trasformare l’ordinario in metafora.
Con L’estate che verrà, Mauro Lodi firma uno dei lavori più emozionali del programma: la storia di un’amicizia tra un ragazzo italiano e uno sloveno, cresciuti all’interno dello Staatsgymnasium di Gorizia, restituisce un’idea di confine come spazio di incontro e non di separazione. Il film colpisce per delicatezza e autenticità, evitando ogni retorica.
Meja – Frontiera di Emma Jaay sceglie invece la via della favola moderna: una narrazione poetica e sospesa che riflette sulla connessione umana al di là delle linee tracciate sulle mappe. È un corto che lavora per immagini e suggestioni, lasciando allo spettatore il compito di completare il senso.
L’osservatore dell’est di Alberto Fasulo sorprende per la sua capacità di mescolare registri: commedia, dramma e citazione cinefila convivono in un racconto che omaggia il western di Sergio Leone, riletto attraverso una lente contemporanea e geopolitica. Un film stratificato, che cresce nel tempo.
Con Il ponte, opera prima di Giacomo Bendotti, il tema delle migrazioni emerge con forza: il confine viene raccontato come entità permeabile, mutevole, inscritta nella storia e nelle vite delle persone. Un esordio consapevole, che dimostra una chiara visione autoriale.
Vivere di Chiara Cremaschi è un racconto on the road potente e visivamente intenso, che affida al movimento e al paesaggio il compito di raccontare una ricerca di senso. Un corto che resta addosso, più per immagini che per parole.
“Cos te costa”: il confine come distorsione della realtà
Tra i sette titoli, Cos te costa di Davide Del Degan, scritto da Alessandro Biamonti, emerge come uno dei lavori più radicali e stimolanti dell’intera selezione, in concorso al David di Donatello 2026.
Lena, una donna di cinquant’anni, che insieme al figlio Anton, di otto anni, visita il cimitero di Merna per onorare un defunto, trovandosi di fronte al confine fisico che divide il cimitero tra Italia e Slovenia.
Il film indaga i confini fisici e metafisici non come linee di separazione, ma come distorsioni della percezione umana. Del Degan costruisce un racconto che mette in discussione la stabilità della realtà stessa, lavorando su sottili slittamenti narrativi e visivi. Il confine non è mai solo geografico: è mentale, emotivo, esistenziale.
Il corto non da risposte consolatorie, affidandosi a un linguaggio cinematografico rigoroso e mai didascalico. Cos te costa è un film che chiede allo spettatore di partecipare attivamente, di interrogarsi, di accettare l’ambiguità come spazio fertile.
Un progetto necessario
Corti senza confine non è solo una rassegna di cortometraggi: è un progetto che dimostra come l’accessibilità possa diventare valore artistico e non semplice adeguamento tecnico. Rendere questi film fruibili a tutte e tutti significa ampliare lo sguardo, moltiplicare le prospettive, arricchire il cinema stesso.
8 cortometraggi sono stato prodotti da registi europei e selezionati da una giuria presieduta dal Premio Oscar Gabriele Salvatores che raccontano il territorio transfrontaliero, attraverso i suoi valori, la sua storia, le sue peculiarità legati all’essere “terra di confine” e che hanno come elemento accomunante la Piazza Transalpina / Trg Evropeì.
Il Trieste Film Festival, ancora una volta, si conferma luogo di sperimentazione e dialogo, capace di trasformare il confine – geografico, culturale, sensoriale – in uno spazio di possibilità.





