Fin dalle origini l’umanità ha espresso profonde emozioni attraverso la danza, sempre presente nei riti e nelle cerimonie di tutte le culture, con un ruolo importante anche nella musica e nello spettacolo occidentale.

Creature di PrometeoIl ballo – battistrada per le ricerche sull’astrazione dell’ermetismo – è presente in questo prezioso volume (528 pagine) nell’accezione teatrale, con l’approfondimento di quel ‘super-genere’ che è il pantomimo, in una silloge di rilevanti studi per onorare la memoria di un grande maestro: Aurel Millos.

Nella presente pubblicazione cultori professi della storia del ballo hanno riunito alcuni loro pregiati saggi di ricerca per offrirli alla memoria di Aurel M. Milloss, l’ultimo dei grandi ballerini, coreografi, poeti della corporeità non-funzionale, filosofi della eloquenza e della drammaturgia del gesto, apostoli del credo nella purificazione creativa dell’arte muta (dopo Luciano, Cahusac, Hilverding, Garrick, Noverre, Angiolini, Viganò, Gautier, Degas, Djaghilev).

Si è ritenuto utile raccogliere un numero notevole di contributi saggistici di storia del ballo (teatrale) nei quali l’approfondimento di una serie di disparate e distanti incarnazioni di un super-genere, qual è appunto il pantomimo, rendesse ragione di quelle sinergie e di quelle simultaneizzazioni culturali e che forse sono la ragione prima della fortunosa fortuna della coreutica teatrale.

La Fondazione Cini intende onorare con questo libro la memoria di “Aurel Milloss”, come primo atto di riconoscenza del dono che il Maestro le ha fatto della sua biblioteca e degli archivi documentari della sua carriera, testimonianza di come nella eredità e nella stessa storia dispiegata della vita artistica di Milloss si inscrivano storia, mito, conoscenza, scienza, coscienza dei segreti di quella “filosofia delle mani” che il filosofo di Mytilene andava a spiare … (dalla Premessa di Giovanni Morelli).

Il libro si apre con con “I balli negli allestimenti Settecenteschi del Collegio Imperiale Longone di Milano (Davide Daolmi) e prosegue con

  • Pantomime in Seventeenth- Century Venetian Theatrical Dance” (Irene Alm),
  • El baile en la Opera de corte de la primera mitad del siglo XVIII en España” (Juan Josè Carreras),
  • La presenza del ballo nelle opere della ‘Riforma’ parmigiana (Gian Paolo Minardi),
  • Elementi di classicismo nei balli viennesi di Gasparo Angiolini” (Bruce Alan Brown),
  • Sul ‘ballo analogo’ settecentesco: una drammaturgia di confine fra opera e azione coreutica (Andrea Chegai),
  • Durazzo e la danza” (Josè Sasportes),
  • Gaetano Gioia, il ballo teatrale e l’opera del primo Ottocento” (Kathleen Kuzmick Hansell),
  • Gennaro Magri e il ‘ballo grottesco’ (Salvatore e Bongiovanni),
  • Il ballo teatrale nello specchio della critica del primo Ottocento” (Fabiana Licciardi),
  • La scenografia dei balli teatrali alla Fenice nel primo Ottocento” (Maria Ida Biggi),
  • Michele Canzio e le scene per i ‘balli’ ai Carlo Felice di Genova 1838-1850 (Armando Fabio Ivaldi),
  • Quando il ballo anticipa l’opera: ‘il corsaro’ di Giovanni Gaizerani (Rita Zambon),
  • I balli nei melodrammi dell’Ottocento” (Knud Arne Jurgensen),
  • La Bohéme immaginaria. Umori scapigliati e domestiche virtù nel ballo dell’Italia nascente” (Claudia Celi),
  • Idee coreografiche di matrice simbolista nell’opera italiana postunitaria” (Letizia Putignano),
  • Rosalia Chladek a Siracusa e le prime forme della diffusione in Italia delle idee di Jaques Dalcroze” (Ilaria Danieli),
  • Bilancio critico dell’eredità di Milloss: un maestro senza eredi?” (Patrizia Veroli),
  • Aurel von Milloss: his years in the Weimar Republic” (Gunhild Oberzaucher- Schuller),
  • Gli anni viennesi di Milloss” (Dorota Kryspin – Herbert Seifert),
  • La genesi e lo stile di ‘Marsia’ (Pierluigi Petrobelli),
  • Il periodo romano di Aurel M. Milloss” (Emanuela Garrone),
  • “‘La rosa del sogno’: Casella riscrive ‘Paganiniana’ per Milloss (Marta Tonegutti), “
  • Pittori- scenografi italiani per Aurelio Milloss” (Moreno Bucci),
  • Danse et fatanitsme religieux dans l’Opéra du XXéme siècle ( Mario Vieira de Carvalho).
La Fondazione Giorgio Cini

La Fondazione Giorgio Cini fu istituita da Vittorio Cini, in ricordo del figlio Giorgio, con lo scopo di restaurare l’Isola di San Giorgio Maggiore, gravemente degradata da quasi cento cinquant’anni di occupazione militare, di reinserirla nella vita di Venezia e di farne un centro internazionale di attività culturali.

La Fondazione ha per scopo di promuovere il ripristino del complesso monumentale dell’isola di San Giorgio Maggiore e di favorire la costituzione e lo sviluppo nel territorio di essa di istituzioni educative, sociali, culturali ed artistiche, occorrendo in collaborazione con quelle cittadine già esistenti.

La rilevanza dell’impresa, una delle maggiori – come iniziativa privata – del XX secolo, è testimoniata, oltre che dall’investimento iniziale per il restauro, dalle manifestazioni promosse e ospitate e dal patrimonio, soprattutto artistico, che è conservato alla Fondazione sull’Isola e dal 1984 anche presso la Galleria di Palazzo Cini a San Vio.

La Fondazione oltre alle proprie attività di ricerca, mostre e convegni, spettacoli e concerti, accoglie congressi e convegni di qualificate organizzazioni scientifiche e culturali e ospita iniziative di assoluta importanza nel campo dei rapporti internazionali (in primis i due incontri dei G7 svoltisi nel 1980 e nel 1987).

La presenza dei maggiori intellettuali ed artisti, nonché di personalità della politica e dell’economia e il ricordo che ne serbano gli studiosi e gli ospiti che l’hanno frequentata sono un’ulteriore testimonianza del ruolo della “Fondazione Giorgio Cini”.

Il Curatore

Il curatore dell’opera Giovanni Morelli, è nato a Faenza, ma cresciuto a Rimini, dopo aver conseguito la laurea in Medicina presso l’Università di Bologna, si è dedicato all’insegnamento presso l’Accademia di belle arti di Bologna, dove ha lavorato dal 1965 al 1978. A partire dal 1978 ha insegnato musicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

È stato infaticabile organizzatore di convegni musicologici e attività musicali presso la “Fondazione Giorgio Cini”, della quale ha diretto l’Istituto per la Musica dal 1985 fino alla morte. I suoi studi hanno abbracciato quattro secoli di storia della musica, dal Seicento all’epoca contemporanea.

La sua attenzione si è rivolta a figure di artisti e intellettuali dal profilo eterogeneo, quali Jean-Jacques Rousseau, Jean-Philippe Rameau, Gian Francesco Malipiero, Nino Rota, Virigl Thomson e Luigi Nono.

La sua stessa formazione mista, di umanista forte di studi scientifici (binomio in qualche modo incarnato già nel volume illustrato “Anatomia per gli artisti”, pubblicato da Giovanni Morelli a partire dal precedente omonimo libro pubblicato nel 1940 del padre Angelo, 1900-1957), l’ha portato a privilegiare gli approcci interdisciplinari.

Un filone di ricerca culminato in una serie di scritti su cinema e musica, fino alla pubblicazione dell’ultima monografia, “Prima la musica, poi il cinema”, interamente dedicata a sondare i legami estetici, genetici e culturali tra le due arti. Nel 2006 ha ricevuto il Premio Imola, “una vita per la critica”.

È scomparso nel 2011.

La Casa Editrice

La Casa Editrice Leo S. Olschki, ha compiuto nel 1986 cento anni, costituisce una forza di particolari caratteristiche nel vasto panorama dell’editoria nazionale.

Per lunga tradizione, l’attività si identifica con il settore delle scienze umanistiche nella più vasta accezione del termine. Un campo difficile nel mondo dei libri, con tirature estremamente limitate per una distribuzione lenta nel tempo.

Nonostante che la maggioranza dei libri sia in italiano, circa la metà del fatturato è destinato all’estero e questo sottolinea il ruolo della Casa Editrice nella diffusione della nostra cultura oltre confine.

La sigla “dal cuore crociato e diviso”, come la definì Gabriele D’Annunzio, è familiare agli specialisti, agli studiosi, ai bibliotecari di tutto il mondo e ha un particolare significato per gli istituti culturali e le università.

La storia della Casa Editrice, proposta in due grossi tomi nella celebrazione del centenario, poggia sull’arco di cinque generazioni della stessa famiglia e questa rara continuità costituisce il presupposto per un lungo cammino ancora da percorrere nel mondo e per il mondo della cultura.

Da Leo ad Aldo, da Aldo ad Alessandro, a Costanza e Daniele Olschki, la quarta generazione, a Serena, la quinta: una grande tradizione che da più di un secolo è sinonimo di qualità nel campo delle scienze umane.

Aurel Milloss

Aurel Milloss nasce da nobile famiglia ad Ozora nella regione ungherese del Banato, che diventerà parte della Serbia nel 1919. Appassionato di tutte le arti, coltiva gli studi di filosofia, danza, musica e arte drammatica a Budapest.

Inizia studi regolari di danza soltanto nel 1925 a Berlino, dove si iscrive alla scuola di Hertha Feist, un’allieva di Rudolf von Laban.

Tra il 1913 e il 1926 segue corsi di danza accademica con Nicola Guerra, Elena Poliakova ed Olga Preobrajenska.

Tra il 1927 e il 1928 è allievo di Enrico Cecchetti in Italia.

Nel 1928 si diploma alla scuola della Feist e in seguito all’Istituto Coreografico diretto dallo stesso Laban, e tiene un primo importante recital alla Galleria d’arte berlinese “Der Sturm”.

Tra il 1928 e il 1932 è Solista nella compagnia dello Staatsoper di Berlino diretta da Max Terpis. Segue classi di tecnica accademica con Victor Gsovsky. È inoltre danzatore ed assistente coreografo a Hagen, Duisburg-Hamborn/Bochum, Breslavia.

Nel 1932 crea la sua prima coreografia per il Teatro di Stato di Breslavia: H. M. S. Royal Oak.

Tra il 1932 e il 1934 è coreografo, direttore di ballo e danzatore per il Teatro di Stato di Augusta. Inizia a creare proprie versioni di balletti del repertorio diaghileviano. Viene scritturato per due stagioni dal 1934 come coreografo, direttore di ballo e danzatore nel Teatro dell’Opera di Dusseldorf.

Nel dicembre 1935 fugge dalla Germania nazista.

Dal 1936 è assistente coreografo del regista di teatro drammatico Antal Németh al Teatro Nemzéti di Budapest. Apre inoltre una sua scuola di danza. Entra in contatto con Béla Bartòk e inizia a lavorare sul “Mandarino meraviglioso”.

Lo stesso anno debutta in Italia al Teatro San Carlo di Napoli accanto a Bianca Gallizia. Negli anni seguenti, si impegnerà a risollevare le sorti della Scuola di Danza del San Carlo di Napoli (1937) e dell’Opera di Roma, dove diviene coreografo, direttore di ballo e primo ballerino per sette stagioni. Muore a Roma nel 1988.

Creature di Prometeo. Il ballo teatrale dal divertimento al dramma

Studi offerti a Aurel M. Milloss.

A cura di Giovanni Morelli

Fondazione Giorgio Cini – Studi di musica veneta, vol. 23

Leo S. Olschki Editore, Firenze

 

 

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