Solo per le date dell’8 e del 9 novembre 2025, va in scena al teatro Rossetti di Trieste lo spettacolo “Crisi di nervi. Tre atti unici di Anton Čechov” con la regia di Peter Stein

“Crisi di nervi” è il titolo dello spettacolo costituito da tre atti unici (L’Orso, I danni del tabacco e La domanda di matrimonio), ma vi si possono trovare anche esplosioni di rabbia, tic nervosi, innamoramenti improvvisi, insicurezze croniche e crisi isteriche. Anton Pavlovič Čechov, tra i più brillanti narratori e drammaturghi russi della seconda metà del 1900, è l’autore di questi tre commisurati, squisiti ed esilaranti vaudeville. L’apparente volontà di raccontare storie tratte da una quotidianità più o meno banale e innocua viene presto scardinata dall’imprevedibilità del cuore umano.

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Peter Stein riempie Čechov di vita e risate

Il mostro sacro Peter Stein è il regista del trittico. Peter Stein è una delle figure più significative della scena teatrale tedesca ed europea della seconda metà del Novecento. Fin dal suo debutto nel 1967, Stein si è interfacciato con colonne portanti del teatro mondiale quali Eschilo, Shakespeare, Dostoevskij, Čechov e molti altri. Con audacia e creatività ha sempre portato ai loro testi una vitalità nuova e imponente. Stein è un architetto sapientissimo, profondo conoscitore degli ingranaggi del testo e del teatro. La sua regia per “Crisi di nervi” è precisa ed essenziale, niente è fuori luogo o affidato al caso. Eppure da questa precisione germoglia un’incredibile vitalità che lascia spazio all’umano e allo sperimentale. Il teatro di Stein riesce a mantenere, quindi, la sacralità del classico pur esplodendo di emozione. Così, il regista fa emergere tutta la più profonda umanità del testo e riempie Čechov di risate. Non per niente recentemente gli è stato conferito il Premio Le Maschere 2024 proprio per “Crisi di nervi”, l’ultimo riconoscimento di una lista infinita. Lo stesso Peter Stein afferma che parte fondamentale della sua creazione sono gli attori, colleghi alla pari con cui collabora armonicamente e che guida fino alla scoperta di uno spirito proprio, vero, dirompente e profondamente umano.


Un cast di rara eccellenza

“Crisi di nervi” è stato portato alla vita da un cast di rara eccellenza costituito da Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Alessandro Sampaoli e Emilia Scatigno. Di scena in scena questi stupefacenti interpreti hanno dato vita alle fragilità e al furore umano, dalle emozioni più commoventi a quelle più aberranti. Con un’espressività e una sapienza ritmica magistrali, gli interpreti sono riusciti a coniugare questa profonda analisi del confusionario cuore umano ad uno humour esilarante.


L’Orso

In “L’Orso”, Grigorij Stepanovic Smirnov, un possidente folle di rabbia e sull’orlo della rovina, cerca di riscuotere il debito contratto con il marito deceduto della ricca vedova Elena Ivanovna Popova. L’uomo arriva a sfidarla a duello, solo per poi innamorarsi follemente di lei, dimenticarsi di tutto e chiederla in sposa. Maddalena Crippa (vedova Elena Ivanovna Popova) si esibisce in una tagliente e sublime potenza che viene equilibrata da uno humour raffinatissimo. Il suo stile preciso e misurato si unisce così ad uno spirito brillante. Accanto a lei, Alessandro Sampaoli (possidente Grigorij Stepanovic Smirnov) dà prova di una pregnante e travolgente espressività che affascina senza diventare caricaturale. La loro chimica perfetta ed esplosiva si è manifestata nella storia di due anime che trovano un punto di incontro e si riconoscono nella comune vulnerabilità. I temi trattati poi, dall’amore alle questioni di genere, riescono a far evadere i personaggi dalla loro circoscrizione temporale facendoceli sentire vicini e vitali. Infine, Sergio Basile (il vecchio servitore cardiopatico Luka) dona un tocco squisito di leggerezza e comicità alla tensione tra i due protagonisti.


I Danni del Tabacco

In “I Danni del Tabacco”, Gianluigi Fogacci (il marito Ivan Ivanovic Njuchin) scoperchia la vita apparentemente serena di Ivan Ivanovic Njuchin, un uomo in realtà oppresso quotidianamente dalla moglie dispotica. Pieno di tic fisici e insicurezze, Ivan viene costretto da quella stessa moglie a tenere una lezione divulgativa, ma coglie l’occasione per aprire il suo cuore e confidare al pubblico il suo dolore interiore. Fogacci mette a nudo l’animo del suo personaggio con una sensibilità unica, alternando in maniera credibile e mai patetica una vivace ilarità ad una commozione persino sublime.


La Domanda di Matrimonio

In “La Domanda di Matrimonio”, il giovane possidente Ivan Vasil’evic Lomov vuole chiedere la mano di Natal’ja Stepanovna, figlia del vicino Stepan Stepanovic Cubukov. Ivan, un ragazzo afflitto da una miriade di disturbi fisici e da un estremo nervosismo, desidera seguire le convenzioni sociali e mettere ordine alla propria vita con il matrimonio, pur non sentendo particolare attrazione per la donna. Tuttavia, il tentativo sfocia in una serie di feroci ed esilaranti litigi tra tutti e tre i personaggi. Discussioni che fanno emergere l’orgoglio, l’isteria e l’ossessione di menti rigide ai limiti del ridicolo. Alessandro Averone (Ivan Vasil’evic Lomov) dà tutto sé stesso in una prova di geniale e irresistibile comicità fisica. Dalla voce allo sguardo alla corporeità, fino ad una sapientissima gestione dei ritmi della recitazione, tutto è stato squisitamente curato per dare libero sfogo all’umanità nevrotica del personaggio in maniera perfetta e audace. Anche Emilia Scatigno (Natal’ja Stepanovna), seppur giovanissima, riesce a imporsi con un’incredibile verve piena di spirito e vigore. La Scatigno si dà totalmente al suo personaggio, esplode, si trasforma, gioca ed esprime così un’interiorità dirompente, pur rimanendo credibile. Sergio Basile (Stepan Stepanovic Cubukov), infine, torna in scena con uno humour che non solo incornicia perfettamente la scena senza farsene inglobare, ma impreziosisce e carica le interazioni con grande potenza comica.


Čechov ride perché conosce l’uomo

Sapiente conoscitore dell’animo e del corpo umano, Anton Pavlovič Čechov aveva studiato medicina prima di dedicarsi interamente alla scrittura. La sua sensibilità e acutezza nell’indagare i sentimenti, le passioni e i tormenti dei suoi personaggi si combina quindi con la capacità di rappresentarne l’interiorità attraverso disturbi fisici e mentali, dando vita a scenari esilaranti e imprevedibili. Gogol diceva che il riso nasce e prende slancio dalla natura umana, eterna fonte di ispirazione. Ed è proprio attraverso la risata che Čechov riesce a unire ciò che altrimenti sarebbe contraddittorio e incompatibile. Svaniscono così le barriere che dividono gli esseri umani. I personaggi dimenticano le convenzioni sociali che li vincolano, separandoli l’uno dall’altro, e danno libero sfogo alla loro interiorità. Noi ci dimentichiamo dei confini spaziali e temporali, seppur ben apparenti nei drammi, che ci distanziano dai personaggi ed essi diventano universali, senza tempo, vivi come se potessero essere nostri contemporanei. Quando ogni maschera, ogni infrastruttura, ogni ovvietà cade, rimane la nudità dello spirito umano in tutte le sue meravigliose e raccapriccianti sfaccettature. E per non sconvolgerci di fronte a tanta nuda verità, Čechov la veicola con la risata. L’ineluttabile tragicità del reale, quindi, diventa esilarante, a tratti caricaturale, traboccante di un amore puro per la vita.

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