Non seguono affatto lo stesso registro le conferenze stampa che si susseguono una dopo l’altra qui al Festival Internazionale del Film di Roma 2013.

La cosa la si avverte molto soprattutto se si arriva alla conferenza dell’attesissimo film di Spike Jonze, Her, presente in concorso, dopo avere assistito a quella molto formale dell’epic “Stalingrad 3D” di Fedor Bondarchuk.

L’atmosfera è da subito surreale sin dal momento in cui l’ingresso il regista insieme a Rooney Mara e Joaquin Phoenix su tutti suscita l’entusiasmo della platea dei giornalisti convenuta.

Spike, perché volevi raccontare questa storia?

Tratta di tante tematiche nei confronti delle quali  ho una valutazione ancora confusa, come il modo in cui ci rapportiamo agli altri.

Joaquin, come ti è arrivato il copione?

her1Mia sorella, che è pure il mio agente è stata il tramite, l’ho letto e non c’ho pensato su tanto.

Spike, come avete pensato alla scelta della scenografia?

Per quanto riguarda la scenografia volevamo creare un mondo in  cui muoversi con serenità, con magari un buon caffè come qui da voi a Roma a disposizione… Tutto molto accogliente e comodo come il mondo ipertecnologico a cui siamo abituati e in molti casi ci semplifica la vita. Ma c’è anche tanta gente sola e frustrata e ne volevamo parlare.

Joaquin, toglici una curiosità, perché indossi sempre solo un paio di pantaloni, era immerso forse troppo nella realtà virtuale da non curartene più?

Non mi piace cambiarmi tanto, ce n’erano tre paia in realtà. Perché voi vi cambiate parecchio? E giù a ridere ancora una volta accompagnati dalle risate della sala. A dirla tutta chi vi scrive non ha riso tanto nè in questo nè in altri frangenti.

In realtà sia Jonze che Phoenix, malgrado fossero davvero ben disposti (ne è una prova la generosità con cui si sono mostrati nel momento degli autografi)  mi sono apparsi davvero poco vogliosi di parlare troppo del film. Avrebbero preferito starsene magari in cavea a fumarsi un bella sigaretta. Phoenix, non attenderà poi molto riguardo a questo…

Viviamo mondo in cui il corpo Scarlett è sovraesposto tra pubblicità e i red carpet di mezzo mondo, come è stato lavorare  solo con la sua voce?

In realtà eravamo nella stessa stanza, lei in cabina di registrazione e io riuscivo a vederla. Il contatto ce l’ho avuto, tranquilli!

Come si è preparato per la parte, in un ruolo così diverso?

Io non ho tecnica particolare, ho una evoluzione costante. Io non formulo una teoria o una tesi e vado a lavorare, soffro, sono confuso e provo, provo, provo. Spesso dipende anche molto dal regista con cui si gira.

Chi è l’uomo che interpreta? Mi da qualche aggettivo? Cosa conosce del nostro cinema?

Cos’è un aggettivo? Non so che dire … Non ce la faccio … Non ce la faccio …  E’ qualcuno che prima che lo incontrassimo interagiva e aveva una vita piena prima del divorzio, va bene così??

Si chiude con un’ultima domanda al regista.

Come avete fatto  a fare un film così dannatamente bello, come ci siete riusciti? Non basteranno gli Oscar,  e se non ci saranno, beh, allora si capiranno tante cose…

La signora è mia zia, volevo ricordarvelo! Un grazie voglio dedicarlo a Marco Muller, il direttore artistico che ci ha voluto qui e grazie a tutti voi!

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