I più piccoli, si sa, hanno sempre qualcosa da insegnare agli adulti.

E quando lo fanno raccontando una storia, ai grandi non rimane che ascoltare con attenzione.

Questa è la storia di sei angeli custodi e di una missione speciale: regalare un sogno al piccolo Mattia.

Cuoredineve,  in scena dal 19 al 24 Marzo al Teatro Ghione di Roma, dopo bene tre anni di repliche e di successo in Italia,  un sogno lo regala a tutti noi.

Quello di assistere ad uno spettacolo di qualità che con delicatezza e senza cadere in facili quanto banali luoghi comuni, racconta la storia della malattia di Mattia e, cercando oltre, la storia della malattia vista con gli occhi dei bambini e di chi li circonda di affetto e piccoli gesti d’amore.

Racconta l’amicizia, racconta la forza della famiglia, racconta la tenerezza del primo bacio.

Mattia è curioso , tutti i bambini sono curiosi. Ha la fantasia e la consapevolezza semplice e disarmante propria dei bambini che con il loro linguaggio universale arrivano a spiegare cose che i più grandi non hanno più il coraggio di chiamare con il loro nome.

La paura, l’amore, la rabbia, la tristezza e l’allegria sono stati d’animo che a volte temiamo.

Cuoredineve è una commedia che ci ricorda quanto invece sia bello lasciarsene contagiare perché la felicità è un dono fragile che va trattato con cura.

È notte, nevica.

È la vigilia di Natale.

Mattia desidera una slitta nuova per giocare sulla neve.

Con Mattia ci sono una mamma e un papà, un fratellino e una sorella maggiore, gli amici del cuore e  loro, gli angeli che aiuteranno il bambino a volare sulla neve con la sua slitta.

Una scenografia semplice è resa viva dalla forza della compagnia de I piccoli per caso (Vittorio Allegra, Flavia Busoni, Giulia Costantino, Michele Di Giulio, Valerio Felici, Riccardo La Torre, Vito Molinari, Giacomo Nasta , Martina Saturni, Alessio Selli e Arianna Vita,  affiancati da Marta Nuti e Giuseppe Russo nel ruolo dei genitori) che, con la guida preziosa di Veruska Rossi e Guido Governale offrono al pubblico l’amore per il teatro visto con gli occhi dei bambini.

Cuoredineve è anche una storia dentro la storia, nasconde una magia che scopriamo insieme a Guido Governale e alla sua gentile intervista.

Guido, la vostra compagnia si chiama Piccoli per caso, un nome significativo. Come nasce questo progetto?

Nasce da un’idea mia e di Veruska Rossi con la quale abbiamo fondato questa compagnia di giovanissimi attori. “Piccoli” perché formata da bambini fra gli 8 e i 15 anni, “ Per caso” perché sono piccoli ma molto bravi e talentuosi.

Casualmente piccoli dunque ma, grandi per capacità.

Come hai conosciuto i bambini che formano la compagnia?

Sui set cinematografici in cui io e Veruska abbiamo lavorato,  nelle varie scuole di Roma per cui abbiamo collaborato e nella nostra scuola di recitazione. Abbiamo selezionato i più bravi e comunicato alle famiglie la volontà di far partecipare loro ad un percorso più serio. Così è iniziata la nostra avventura.

Qual è la caratteristica che ti colpisce in questi piccoli attori quando decidi di chiedere loro di far parte della vostra compagnia?

Il talento. Come si fa a riconoscere il talento? Si vede il bambino che riesce a trasmettere qualche cosa attraverso l’utilizzo della parola e soprattutto che è felice di farlo. Quando sono così bravi a quell’età spesso c’è sempre dietro una passione naturale.

Il vero talento è sempre accompagnato da una grande passione.

Voi proponete spettacoli fatti da piccoli per un pubblico di grandi, per lo spessore e l’intensità dei contenuti trasmessi. Condividi questa considerazione?

Abbiamo voluto introdurre in Italia  una mentalità che non è ancora del tutto presente nel nostro Paese, come invece  avviene in altre parti d’Europa. Qui in Italia siamo abituati a vedere i bambini nei film o in televisione principalmente.

Noi abbiamo voluto portarli a teatro per far conoscere al grande pubblico questa bella realtà e per ricordare che i bambini possono stare sul palcoscenico esattamente come i grandi.

Cuoredineve, L’isola che non c’è: spettacoli di grande impatto emotivo. Perché questa scelta?

Casualità. Siamo sia autori che registi, siamo giovani e facciamo questo mestiere con passione. Quello che viene fuori dalla nostra creatività non è mai controllabile.

Cuoredineve è ora in scena al Teatro Ghione di Roma con ben tre anni di repliche all’attivo. E’ uno spettacolo dedicato ai linguaggi e ai silenzi dei bambini, spettacolo in cui la semplicità in realtà risiede nella complessità.

Volevamo semplicemente raccontare il mondo dei bambini, le emozioni  del primo bacio, il rapporto dell’amicizia, con i genitori, il fratellino piccolo. È uno spettacolo che si muove con gli occhi di Matteo, un bambino costretto a letto da una malattia.

Conosciamo il linguaggio dei bambini perché lavoriamo con loro da tanto tempo e abbiamo scelto di far dire loro cose semplici mentre intorno a loro ruotano molte persone e i momenti importanti della vita.

Ci sono in scena anche due adulti fantastici, Marta Nuti e Giuseppe Russo nel ruolo dei genitori di Mattia.

Io dico che lavorare con i bambini è più semplice perché  si fidano e si affidano e non  fanno i capricci che fa l’attore grande!

Il nostro compito rimane sicuramente quello di guidarli e aiutarli a tirar fuori le loro emozioni.

Quali sono le regole per poter fare del teatro per ragazzi di qualità.

La prima regola fondamentale è conoscere il teatro, conoscere il mezzo della recitazione e avere tanta esperienza con i bambini. Se si uniscono queste cose, se c’è passione per questo lavoro, se si conosce il mondo dei bambini, le cose di qualità vengono fuori con facilità.

Se tu dovessi  dare un consiglio ai bambini e ai genitori dei bambini che vogliono intraprendere questo  mestiere, cosa diresti loro?

Ai genitori di ascoltare il più possibile le inclinazioni dei bambini, le loro passioni.

Ai ragazzi consiglio di fare teatro e di seguire le proprie passioni sempre divertendosi perché, quando viene meno il divertimento viene forse meno qualcosa di importante.

Il teatro è un gioco serio, ben fatto, con delle regole precise, però deve restare un gioco.

Per te cosa rappresenta il teatro?

E’ la mia vita. Come si fa a dire che cos’è la vita? E’ tutto, è emozione, è verità.

Nato nel 1980, cosa vorresti fare da grande?

Continuare a fare il regista, scrivere e vedere le mie idee realizzate su un palcoscenico.

Dietro la storia di Cuoredineve c’è una storia incredibile.

Tre anni fa siamo andati in scena al Teatro Belli.  Il Tg5 realizza un servizio sullo spettacolo  e il giorno dopo trovo sul mio computer  la mail di una mamma: “ciao, sono la mamma di Mattia, un bambino morto all’età di 13 anni per un problema al cuore.”

Esattamente gli stessi elementi dello spettacolo, la stessa storia in tantissimi particolari senza che però noi sapessimo nulla di questa vicenda reale. Sia io che Veruska, che la famiglia del bambino siamo rimasti impressionati dalla quantità e forza delle coincidenze fra la nostra storia, assolutamente inventata e, questa situazione reale.

Quando abbiamo letto la mail abbiamo deciso di andare a Cosenza a conoscere questi genitori scoprendo delle persone splendide che hanno anche fondato un’associazione per i bambini cardiopatici “ Mattia Facciolla per i bambini cardiopatici”

Il legame nato con questa famiglia è stato molto significativo e io sono convito che qualcosa dall’alto ci abbia fatto conoscere.

Non può essere solo un caso. Questa era la sua storia. Era la storia di Mattia Facciolla senza che sapessimo fosse la sua storia.

Cuoredineve  è una storia magica.

Ringraziando Guido per la gentile conversazione, quello che colpisce di questa speciale compagnia teatrale è il coraggio di dare un’anima e un vestito ai sentimenti.

In un momento sociale dove i valori non si riconoscono più e dove tutto si consuma in fretta, la freschezza di questi giovani attori e dei loro spettacoli rappresentano il giusto riconoscimento a chi in quei valori decide di credere ancora.

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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