David Bowie e il cinema

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In queste ultime  ore non c’è media che non stia celebrando David Bowie .

Anche noi vogliamo farlo, ma non ricordandolo come cantante, autore di grandi, indimenticabili canzoni. Ricordandolo brevemente come attore. Bowie era cinematografico a prescindere dall’essere presente sul grande schermo. Ogni suo album era un film per il quale inventava personaggi, trasformava trucco, abbigliamento e acconciatura.

Gli stessi video sono molto cinematografici, narrano storie. L’ultimo, con il senno di poi, lo hanno detto tutti, è una messinscena della sua morte.

A prescindere da queste considerazioni, Bowie, che ebbe come maestro teatrale il grande mimo Lindsay Kemp, è stato interprete di diverse pellicole, sia da protagonista, sia presente con un semplice cameo.

Il debutto è stato con un personaggio a lui consono “L’uomo che cadde sulla terra” , anno 1976. Nel film firmato da Nicolas Roeg interpreta un alieno che arriva sulla terra per salvare il suo pianeta dalla siccità.

Il museo del cinema di Milano lo ha riproposto proprio lo scorso venerdì 8, per celebrare sia il suo compleanno, sia l’uscita di “Black Star”.

Continua poi nel 1978 con “Gigolò”. Qui è un tenente prussiano che dopo la fine della prima guerra mondiale, si inventa il mestiere di gigolò intrattenendo tre signore dell’alta società tedesca. (un caso visto che risale a quegli anni il suo periodo berlinese?) Due di loro sono niente mento che Kim Novak e Marlene Dietrich.

Nel 1983 è protagonista di ben due pellicole: l’horror fantasy “Miriam si sveglia a mezzanotte” di Tony Scott. David è un giovane ed affascinante vampiro a cui un altrettanto affascinante Catherine Deneuve, vampiro a sua volta, promette l’eterna giovinezza. Ma qualcosa non va come dovrebbe e il vampiro David invecchia rapidamente. Nel cast anche Susan Sarandon. Il secondo è “Furyo”, produzione nippo britannica, firmato da Nagisa Oshima. Ufficiale neozelandese nella seconda guerra mondiale, finisce in un campo prigionia giapponese. E sarà sottoposto a ogni tipo di violenza da Ryuchi Sakamoto. Due le scene memorabili: Bowie bacia sulle guance Sakamoto che ne resta turbato; Bowie completamente interrato in posizione verticale con solo la testa fuori. Memorabile la colonna sonora e la canzone “Forbidden Colors” scritta da Sakamoto e interpretata da David Sylvian.

Dopo una fugace apparizione nel film “Tutto in una notte” di John Landis,  nel 1986 è di nuovo in due titoli.

Il musical “Absolute Beginners “ (protagonista una giovanissima Patsy Kensit), di Julien Temple (già regista di diversi video di Bowie), una storia sull’adolescenza a Cavallo tra gli anni 50 e i 60, è un fallimento totale, ma la colonna sonora è memorabile. Bowie nel film appare in una versione italiana di “Volare” dove balla sui tasti di una gigantesca macchina da scrivere. Ma la title track , cantata da Bowie, resta il pezzo  migliore.

Va  meglio a fantasy “Labyrinth”, una sorta di rilettura de “La bella e la bestia” dove lui ovviamente interpreta il cattivo Jaret re dei Goblinmche induce la bella (una giovanissima Jennifer Connely) a soccorrere al fratellino da lui rapito. Bowie canta e balla tra i pupazzi stile Muppets Show e folletti. Nella colonna sonora anche “Underground” che ottenne un discreto successo.

Nel 1988 Scorsese lo chiama ad interpretare Pilato ne “L’ultima tentazione di Cristo”; qualche anno dopo arriva un cameo in “Fuoco cammina con me”, versione cinematografica della fortunata serie tv “Twin Peaks” firmate entrambi da David Lynch.

Caschetto platino e occhiali eccolo nel 1996 nel ruolo di Andy Wharol nel film “Basquiat”. Ruolo curioso, dove lui può finalmente esprimersi come pittore (arte a lui particolarmente cara), nelle vesti di chi in realtà non lo ha mai molto stimato (a Wharol non piacque l’omonima canzone che Bowie gli dedicò anni prima).

Recitò anche in Italia, nel 1998, con Leonardo Pieraccioni nel film “Il mio west”, interpreta se stesso in “Zoolander”,  e si fa inventore dando il volto a Nikola Tesla nel film di Christopher Nolan “The prestige”.

Al contrario della sua musica inserita spesso nelle colonne sonore dei film, come la ben nota “Heroes” motivo principale di “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, fino al più recente “The Martian” i cui momenti di solitudine del protagonista Matt Damon vengono sottolineati (forse anche in modo un po’ scontato) da “Starman”, i film che lo vedono protagonista non hanno mai ottenuto un grande riscontro di pubblico. Forse troppo complessi, troppo “di nicchia” o troppo semplici. Ed è un vero peccato che Bowie non si sia potuto esprimere in un film di successo.

Siamo certi che, insieme a svariati dischi d’oro, avrebbe trovato posto anche una statuetta di nome “Oscar”.

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