Il razzismo verso gli afro americani negli Stati Uniti è tutto fuorché sconfitto. Se la presidenza Obama aveva fatto sognare nuovi mondi di solidarietà ed uguaglianza l’arrivo alla presidenza degli States di un personaggio controverso come Donald Trump sembra aver riportato a galla un problema mai realmente risolto.

E uno dei compiti dell’arte, di qualsiasi forma di arte, è proprio quello della denuncia sociale sui grandi temi. Proprio in questo contesto si inserisce la serie tv Dear White People prodotta da Netflix.

Creata da Justin Simien la serie è tratta dal film del 2014 dello stesso autore e narra le vicende di un gruppo di studenti di della Winchester University, un’università Ivy League prevalentemente bianca, dove gli studenti di colore subiscono discriminazioni ed intimidazioni sotto gli occhi volutamente disattenti delle istituzioni.

Capitanati dall’agguerritissima Sam (Logan Browning), i ragazzi di colore cercano di far valere le loro ragioni. Ed è proprio la voce di Sam dal microfono della sua radio a ricordare “ai miei carissimi bianchi” che sono stanchi di subire abusi ed angherie.

Dear White People

Gli episodi sono brevi, circa 30 minuti l’uno, e sono 10 a stagione. E’ arrivata da pochi giorni su Netflix la seconda stagione. A chi ama le definizioni diciamo che la serie è una dramedy ma molto brillante.

Dear White People

Ognuno ha il suo punto di vista

Molto apprezzabile la struttura narrativa che consente ad ogni episodio il cambio di prospettiva : gli stessi eventi vengono visti dal punto di vista di ognuno dei protagonisti dando alla storia una sorta di verità pirandelliana.

La verità non è una sola ma è una per ognuno di noi. E non è solo una questione di bianchi e neri perché poi anche all’interno della comunità di colore gli approcci ad un problema possono essere diversi perché diversi sono i punti di partenza dei protagonisti.

 

Prendiamo a caso 3 tre dei ragazzi di colore : Troy (Brandon P. Bell) per esempio è il figlio del preside e vive un doppio incubo schiacciato tra la solidarietà alla sua comunità ed il difficile rapporto con un padre ingombrante e con lui molto duro; anche Lionel (DeRon Horton) ha un doppio problema perché oltre ad essere nero scopre anche di essere gay (e segretamente innamorato di Troy). Coco (Antoinette Robertson)invece viene da un ambiente molto umile e la sia massima aspirazione è di essere accettata in un mondo di bianchi.

Proprio in questo senso assumono valore le parole di Justin Simien che all’uscita del film dichiarò:

 

Dobbiamo portare i media a rappresentare l’essere nero non solo come eroico, nel caso di Obama, Oprah e Beyoncé, o tragico come nei fatti di Ferguson.

Non c’è umanità in nessuna di quelle rappresentazioni. Di rado veniamo trattati come essere umani, complicati come chiunque altro.

Il razzismo è anche nelle piccole cose

Il razzismo è anche nei dettagli magari in una festa organizzata dal una congregazione studentesca di bianchi in cui gli invitati dovevano truccarsi da neri. Per alcuni solo una goliardata, per gli afro americani l’offesa ad una cultura intera ed ad una storia fatta anche di schiavitù.

Dear White People

Il razzismo è anche in un “Nigga” contenuto nel titolo di una canzone che un ragazzo bianco canta spensierato mandando su tutte le furie un ragazzo di colore, Reggie Green (Marque Richardson). La lite sfocerà nell’intervento della polizia del campus che, senza alcun motivo, punterà la pista in fronte a Reggie per farsi mostrare i documenti. La scena è di grande impatto emotivo perché il sopruso e la violenza che nascono da parte di chi dovrebbe proteggerti non lascia scampo.

Ma il razzismo non è solo dei bianchi verso i neri se pensiamo che la protagonista Sam si innamora, completamente corrisposta, del bianco Gabe (John Patrick Amedori) ma si vergogna talmente tanto di questa cosa che cerca di nasconderla il più possibile. E quando la storia viene a galla non sa come gestirla perché si sente traditrice della causa.

Una serie in cui ci si diverte ma si riflette, o meglio l’invito a riflettere c’è poi, ognuno ci vede quello che desidera vederci.

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