“Salvatore Giuliano”, musical scritto da Dino Scuderi insieme con Pierpaolo Palladino, Franco Ingrillì e Stefano Curina per le liriche aggiuntive, arriva per la prima volta a Milano, presso il Teatro Nuovo, lunedì 13 gennaio.

Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2001 a Taormina Arte in forma di concerto e nel 2010 ha compiuto un breve tour in alcuni importanti teatri italiani , racconta gli ultimi anni di vita del bandito Salvatore Giuliano.

I protagonisti del musical sono Francesco Properzi e Monia Censi, quest’ultima nel ruolo di Mariannina, la sorella del bandito Giuliano; lo show prevede la partecipazione di due interpreti di primo piano del teatro musicale italiano: Cristian Ruiz e Roberto Rossetti, il quale dirige la Compagnia della Marca.

In questa intervista, l’autore e compositore Dino Scuderi – che ha appena terminato, in qualità di direttore musicale, le repliche romane del musical La piccola bottega degli orrori, con protagonista Giampiero Ingrassia – racconta la genesi dell’opera su una figura di rilievo nell’Italia del dopoguerra.

“Lo spettacolo è nato dopo la conclusione della mia esperienza come direttore d’orchestra della prima produzione italiana di Jesus Christ Superstar (l’allora Teatro della Munizione di Messina, diretto da Massimo Romeo Piparo, ndr). Era il 1995, ancora non era scoppiata la musical-mania e io mi ero messo in testa di fare qualcosa di mio, ipotizzando che potesse essere una strada giusta per il futuro del teatro musicale italiano. Lo spettacolo ha debuttato nel 2001 a Taormina Arte, in forma di concerto, poi c’è stata una ripresa con un tour in alcuni importanti teatri italiani nel 2010. Ho voluto cimentarmi con un personaggio che mi dava la possibilità di familiarizzare con le mie origini siciliane e, contemporaneamente, una storia molto bella e avventurosa che si svolge nel secondo dopoguerra, quando la ricostruzione ha inciso drammaticamente e in modo oscuro sul panorama politico-sociale italiano. Lo spettacolo mette proprio in evidenza la prima trattativa Stato-mafia, di cui tanto ancora si sente parlare”.

Come è avvenuto l’incontro con la Compagnia della Marca?

Roberto Rossetti, il regista dello spettacolo e fondatore della compagnia, faceva parte del cast dell’edizione del 2010 (il cui protagonista era Giampiero Ingrassia, ndr). Dopo qualche tempo, lui mi contattò perché voleva l’autorizzazione alla messa in scena di alcuni brani del musical per il saggio finale di una scuola, mi pare…Poi decise di formare una compagnia e di allestire lo spettacolo in forma completa. Da allora, il progetto è cresciuto e migliorato a livello qualitativo, anche se questa versione è tagliata di mezz’ora rispetto all’originale. Due anni fa lo spettacolo è stato ospite presso il prestigioso palco dello Sferisterio di Macerata.

Lo spettacolo è stato definito “la risposta italiana a Les Misérables”: ti ritrovi in questa definizione?

Effettivamente, molti mi ammoniscono dicendo ‘non è un musical, ma è un’opera’. Però, non spetta a me stabilirlo. Mentre scrivevo questo spettacolo, pensavo di compiere un’operazione contraria rispetto a quella che, a suo tempo, fecero gli inglesi e gli americani, ossia di attingere dal melodramma italiano, adattandolo ai gusti del proprio pubblico. Io ho cercato di prendere quello che mi interessava del musical anglosassone e filtrarlo con la tradizione italiana e mediterranea. Sicuramente, l’epicità è un tratto comune con Les Misérables, come anche il tema politico, anche se di tutt’altro genere.

Sulla base della tua esperienza, cosa auguri al musical italiano?

Quando io ho cominciato, negli anni Novanta, il musical era un’isoletta lontana. Da allora, io continuo ad augurarmi che si proceda nella direzione di un teatro musicale tutto italiano. Io personalmente sono stufo di vedere il pubblico entusiasmarsi per qualcosa che non ci appartiene e mantenere le distanze da tutto ciò che, invece, ci appartiene culturalmente. L’Italia non ha niente da invidiare all’estero, almeno dal punto di vista artistico. Certo, ci mancano i soldi e il ritorno di pubblico, ma quella italiana è una tradizione culturale forte e particolare. Mi auguro che un giorno registi, produttori, distributori e direttori di teatro abbiano il coraggio di voltare pagina e smetterla di proporre periodicamente gli stessi titoli, perché ormai è diventata una triste abitudine.

Invece, quella con “La piccola bottega degli orrori”, che esperienza è stata?

Un’esperienza straordinaria con un cast fantastico! Piero Di Blasio è un bravo regista e ha amministrato bene il lavoro sul palco. Ho avuto molte occasioni di lavorare con Giampiero Ingrassia, oltre a Salvatore Giuliano, quindi conosco la sua straordinaria abilità; Fabio Canino si è dimostrato veramente generoso con tutti e ha saputo caratterizzare il personaggio di Mushnik in maniera, a mio parere, determinante. Peccato che manchi la band dal vivo…

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