Il Teatro Erba di Torino ha ospitato l’anteprima di “Belvedere – due  donne per aria”, la prima regia di Anna Mazzamauro, che, insieme a Cristina Bugatty, è la protagonista di un testo poetico e a tratti ferocemente disarmante su due modalità (neanche poi così diverse) di convivere con il “male di vivere” e sopportare il dolore.

La routine quotidiana di Santa (Anna Mazzamauro), buffa figura d’altri tempi che – grazie ai costumi firmati da Agostino Porchietto – sembra uscita da una tela di Botero, è spezzata dall’incontro con Graziadio (Cristina Bugatty), bellissima transessuale, straziata, ma allo stesso tempo, resa più aggressiva dalla sua duplice natura.

Santa affronta la vita e il dolore con cinismo tagliente (non sempre condivisibile) e ironia popolare, ma proprio grazie alla leggerezza di questa “ingombrante” maschera, Graziadio può riconciliarsi con la propria diversità.

Sullo sfondo, una terrazza, o meglio un belvedere, dimora a cielo aperto di Santa: un luogo come se ne possono ancora trovare nei piccoli paesi o nella periferia di una grande città, reso ancora più poetico dalla elaborata scenografia  in legno di Alessandro Chiti, tra lenzuola stese una vasca in cui riposare e un abbaino nel quale “fare felici tutti”.

Accanto a loro c’è Beethoven (Sasà Calabrese), musicista sordomuto che “sente” ogni risata ed emozione delle “due don e per aria” e le commenta con il contrabbasso, mentre due solitudini inevitabilmente portate ad avvicinarsi, nonostante l’opposto approccio alla vita, si confrontano con prepotente cinismo.

Per la sua prima regia, Anna Mazzamauro ha scritto un testo poetico, che spinge le due protagoniste (e il pubblico) a riconciliarsi con le proprie diversità quotidiane, nonostante l’amaro e inaspettato finale.

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