Difficile, per chi come me è fan della prima ora di “Star Wars”, essere obiettivo nel giudizio. Difficilissimo, poi, giudicare un film simile senza spoilerare, senza lasciarsi andare al gusto della citazione o sottolineare i momenti di meraviglia in cui sono tornato bambino. Ma proviamoci lo stesso.

E partiamo dall’inizio.

Come tutti sanno, la saga di Star Wars, dopo la vendita della LucasFilm alla Disney, ha potuto mettere finalmente in cantiere la trilogia definitiva e conclusiva, che si svolge circa 30 anni dopo la battaglia finale e la distruzione della seconda Morte Nera; il primo episodio (cioè Episodio VII: Il risveglio della Forza) è uscito l’anno scorso, e gli altri due avranno cadenza biennale (2017 e 2019).

Ma la potenza del marketing legato a Star Wars non poteva permettere un lasso di tempo così lungo tra un film e l’altro, soprattutto dopo i rinnovati entusiasmi dei fans di tutto il mondo.

Così, negli anni pari (2016, 2018 e 2020) sono state programmate le uscite di tre spin-off, basati su personaggi della saga o su fatti già noti ma non completamente spiegati.

Ed eccoci al punto.

Il primo spin-off della saga è ora nei cinema di tutto il mondo.

La vicenda narrata è il racconto di quel che avvenne subito prima dell’inizio di Episodio IV (cioè, il primigenio “Guerre stellari”, uscito 40 anni fa, poi rinominato “Una nuova speranza”), cioè quella serie di avvenimenti spiegati prima della prima scena, nel famoso rullo di testo che si confonde con il cielo interstellare.

Per i non introdotti nei misteri della saga, quel che viene raccontato qui sono le modalità con cui i ribelli all’Impero sono venuti in possesso dei piani per distruggere la Morte Nera, macchina di distruzione di massa ante litteram a forma di opprimente Luna scura.

Diego Luna in Rogue One
Diego Luna

Descrivere gli avvenimenti , senza svelare le sorprese riservate ai fans (e ce ne sono, oh sì!) è difficile.

Ma farlo sarebbe quasi sacrilego. Per cui ci limitiamo a dire che i protagonisti della saga sono Jyn, figlia di Galen Erso, l’ingegnere dell’Impero costretto suo malgrado a costruire la Morte Nera, e Cassian Andor, pilota delle armate ribelli.

I due, dopo aver saputo che il padre di Jin è ancora vivo, e che la Morte Nera ha un punto debole, cercheranno di raggiungere la base segreta dell’Impero dove si trovano nascosti i piani dell’arma, per impossessarsene e consegnarli alla ribellione.

Sappiamo già, e lo abbiamo ribadito più sopra, che l’azione, coraggiosa e quasi incosciente, avrà successo. Quel che conta è come.

L’evidenza della soluzione avrebbe potuto rappresentare, creativamente, una prigione. Ma la mancanza di libertà in questo caso è stata utilizzata in modo virtuoso, creando un mondo nuovo in cui i paletti della storia in cui si inserisce fungono da “appuntamenti” per i fans e gli stessi personaggi del film.

La vicenda ci mette un po’ a entrare nel vivo

La vicenda ci mette un po’ a entrare nel vivo, perdendosi nella prima mezz’ora in presentazioni di situazioni, personaggi e luoghi, dopo un flash-back iniziale classico ma un po’ esangue.

Ma una volta che le linee di forza tra i protagonisti sono state delineate, e si sente il “profumo” della vicinanza con le icone della saga, il film decolla insieme alle flottiglie ribelli, per giungere a sottolineare la forza del gruppo rispetto a quella dei singoli (concetto che è forse il lascito maggiore, filosoficamente parlando, della trilogia originaria).

Rogue One
Felicity Jones

Le interpretazioni degli attori non sono mai state un plus della saga, e anche in questo caso la coppia Felicity Jones (Jyn Erso) e Diego Luna (Cassian Andor) non brilla per espressività.

Ma nessun attore al mondo può eguagliare, in intensità e forza, l’ansimare sofferto e disperato di Darth Vader, per cui tanto vale non sprecare tempo nella direzione del cast.

Rispetto alla seconda trilogia, che deluse i fans, e al recente Episodio VII, sorta di remake modernistico di “Una nuova speranza”, questo nuovo mattone della saga più avvincente e ricca della settima arte brilla, perché sa avvincere nonostante un finale già noto, usa con saggezza e moderazione l’ironia che da sempre caratterizza ogni episodio, non si perde in romanticismi, sa unire ognuno dei personaggi con le linee narrative dell’intera vicenda.

Più avventura e azione che fantascienza, inoltre, più rabbia e violenza che filosofia.

E, per una volta, quando il sipario si chiude, si suppone non si dovrà più riaprire, non su questi temi almeno (è noto che il secondo spin-off dovrebbe riguardare infatti Han Solo, mentre per il terzo si favoleggia di una vicenda che ruota intorno al cacciatore di taglie Boba Fett).

Come si diceva una volta: fa felici grandi e piccini (al netto delle carneficine…).

E questa volta, pare davvero che la Forza si sia risvegliata. E che stia in gran forma.

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Chi sono
Davide Verazzani è un formatore aziendale e consulente organizzativo milanese, da sempre appassionato di cinema e teatro, arti che utilizza durante i suoi corsi esperienziali. Dal 1998 ha collaborato, come recensore e critico, a numerose riviste e webzine di cinema e teatro; dal 2003 scrive sceneggiature per lungometraggi e webseries e testi teatrali; dal 2006 frequenta corsi di recitazione e regia teatrale; nel 2010 ha formato una compagnia teatrale non professionista, che produce ogni anno uno spettacolo originale su testi collegati al mondo del cinema.
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Davide Verazzani è un formatore aziendale e consulente organizzativo milanese, da sempre appassionato di cinema e teatro, arti che utilizza durante i suoi corsi esperienziali. Dal 1998 ha collaborato, come recensore e critico, a numerose riviste e webzine di cinema e teatro; dal 2003 scrive sceneggiature per lungometraggi e webseries e testi teatrali; dal 2006 frequenta corsi di recitazione e regia teatrale; nel 2010 ha formato una compagnia teatrale non professionista, che produce ogni anno uno spettacolo originale su testi collegati al mondo del cinema.
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