Per prima cosa giustifico la mia assenza delle scorse settimane. Niente di particolare. Studio e i corsi hanno preso il sopravvento su tutto.

Ma eccomi di nuovo qui con le mie farneticazioni del lunedi. Non potevo non riprendere l’appuntamento settimanale con….no no..Games of Thrones no…non l’ho mai visto. O meglio. Ci ho provato ma mi sono sempre addormentata. Però è bello leggere quello che sta accadendo anche se non ci capisco quasi nulla. Come il terzo episodio dove praticamente ho letto che non si vedeva niente.

E qualche amico ha scritto…”basta aumentare la luminosità del televisore”. Buontempone, ma logico.

Se non è Games of Thrones ovviamente si tratta di Avengers Endgame.

E visto che siamo al termine della seconda settimana di programmazione, suppongo che nessuno verrà a protestare per qualche rivelazione (ok ok si chiama spoiler).

Chi lo voleva vedere lo ha già visto (e pare anche tre volte di seguito in un giorno solo, del resto in qualche modo devono pur essere riusciti a “racimolare” dopo i primi 4 giorni di programmazione la nobile cifra di 1 miliardo e 200 milioni di dollari).

Lo scorso anno una buona parte degli eroi Marvel era stata ridotta in sabbia dal cattivone Thanos, convinto che l’unico modo per salvare la specie umana era ridurla nel suo numero in modo totalmente casuale. Così ecco polverizzarsi Dr Strange, Black Panther e tutta la sua tribù, una buona parte dei Guardiani della Galassia, il giovanissimo Spiderman che svanisce drammaticamente.

Tutto questo mentre Iroman vaga sperduto nello spazio

Ovvio supporre che in qualche modo sarebbero ritornati in vita. Del resto anche i primi teaser davano l’idea di una “ricomposizione” grazie al logo “avengers” ridotto in cenere che veniva riassemblato.

Si, ma come potevano essere riportati in vita?

Intanto era necessario riportare in azione Ironman (Robert Downey Jr), tirarlo giù dalle nuvole, salvarlo da morte certa. E qui entra in azione l’ultima eroina apparsa sullo schermo prima di Endgame, Captain Marvel (Brie Larson) arrivata da non si sa dove, assente nella precedente lotta contro Thanos perché “ci sono altri pianeti oltre la Terra” (parole sue…)

Una volta riportato il miliardario Tony Stark nella sede degli Avengers, si trova di fronte ad un gruppo di supereroi reduci piuttosto scoglionati e depressi per non essere riusciti a salvare il mondo.

Parlando in modo molto arrogante (tanto da essere poco apprezzata tranne che da Thor), dà al gruppo una scossa incitandoli a stanare Thanos e ucciderlo (Thor gli mozza la testa)

Cosa che accade

…ma…siamo solo a circa 20 minuti di un film che ne prevede 180..Quindi?

Trascorrono cinque anni.

Captain America (Chris Evans), si è dato alla psicoanalisi, La Vedova Nera (Scarlett Johansson) lascia scorrere il tempo, Hulk (Mark Ruffalo) ha assunto definitivamente le sembianze del gigante verde ma con il suo volto umano, Hawkeye (Jeremy Renner) è sufficientemente arrabbiato per aver perso tutta la famiglia, Thor (Chris Hemsworth)  è un  ciccione, ubriacone depresso che si consola con birra e panini al formaggio, Ironman si è ritirato a vita privata  vivendo con la moglie Pepper Pots (Gwyneth Paltrow) e la figlioletta in un cottage in riva al lago.

Ma accade qualcosa a AntMan (Paul Rudd), un viaggio temporale. Da qui l’idea per recuperare gli amici morti. Un viaggio nel tempo alla ricerca delle pietre prima che entrino in possesso di Thanos (Josh Brolin).

Certo…idea geniale…ma è qualcosa di già visto. Tanto che se ne rendono conto anche loro citando ironicamente le gesta di “Ritorno al futuro”.

E più o meno si può capire cosa accade senza entrare nei dettagli. Ma non c’è un lieto fine. Ogni battaglia vuole il sacrificio e la morte dei buoni (due..), oltre a quella del cattivo che svanirà.

Dico subito quel poco che mi è piaciuto.

Il lato umano e fragile di alcuni personaggi che si ritrovano a dover fare i conti con il loro passato, affrontandolo faccia a faccia, impotenti a volte nel modificare la storia dei propri cari, scoprendo la dolcezza di chi pareva duro con loro. O decidendo di tornare ad una vita normale per vivere degli affetti di cui sono stati privati.

Apprezzo la ricerca psicoanalitica dei supereroi. Infatti ho amato la trilogia di Batman di Nolan (uhm…credo lo avrebbe diretto molto molto bene questo epilogo).

Molto bella la scena del funerale di…va beh dai…tanto lo sapete…con tutti i supereroi e affiliati presenti. Molto intensa.

E mi è piaciuto il cambiamento in peggio di Thor, sempre rappresentato come l’angelo del gruppo, lo strafigo per eccellenza (beh, sono sincera, Chris Hemsworth è…tanta roba).

Cambiamento fisico, con capelli unti lunghi e scomposti, barba alla “Viking” con tanto di treccia, pancia da birra. (si ok ok..il grande Lebowski)

Fine. Fine di quello che mi è piaciuto.

Quindi tutto il resto è noia.

C’è chi ha elogiato la prima parte lenta, senza azione. Io no. O meglio. Va bene ma non che duri un’ora e mezza!

C’è chi ha sottolineato che si ride molto. Ah si? Battute scontate e fuori luogo? De gustibus.

E anche che si piange molto. Lo hanno fatto anche gli stessi protagonisti alla prima del film. Mah..lacrima facile.

Invece penso che i registi Anthony e Joe Russo non siano riusciti a ricreare il pathos del precedente Infinity War.

L’inserimento del “Girl power” che noia! Ancora qui a dover per forza rivendicare i diritti delle (eroine) donne?

Al grido “non sei sola ci siamo anche noi!” durante la lotta finale contro Thanos. Un trito e ritrito politicamente corretto in clima (un po’ svanito in realtà) di #metoo.

Ma è ancora la donna però a sacrificarsi nel momento cruciale. (ma si anche qui tanto sapete chi è) Perché sempre e storicamente è andata così. Nelle grandi azioni come nella vita di tutti i giorni è la donna che si deve sacrificare per portare avanti la carretta.

Vale la pena vederlo?

No, se non si è visto almeno il precedente (e decisamente superiore) Infinity War.

Vederlo più volte? No, perché non ci sono aspetti da approfondire. A meno di non essere un fanatico fanatico fanatico poco obiettivo.

E’ davvero la fine del gioco?

Si, del gioco corale certamente. E non perché dopo i titoli di coda non accade nulla (come è d’uso in questo genere di film). Ma proprio perché la storia è esaurita.

Finita.

Chiusa. Stop.

Ma torneranno, singolarmente torneranno. E il primo sarà il giovane Spiderman.

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Chi sono
Responsabile della Redazione Milano e Autrice La Nouvelle Vague Magazine
Giornalista pubblicista dal 1988 (critico musicale e spettacolo per quotidiani, mensili femminili e musicali), inizia la sua storia professionale come ufficio stampa nel campo della musica e dello spettacolo con uno dei più grandi promoter italiani, Franco Mamone, noto, tra gli altri, per i tour di Springsteen e Sting oltre che per essere stato manager della PFM. Inizia infatti con lui nel 1989 l’attività, tra i pochi consulenti del settore della comunicazione allora in circolazione. Da quel momento collabora con molti promoter italiani per tourneé italiane di cantanti italiani (Ramazzotti, Jovanotti, Carboni, Raf, Antonacci, 883) ed internazioni (U2, Springsteen, Sting, Dire Straits, Paul Mc Cartney, David Bowie, Michael Jackson, Sex Pistols, Cure, Kiss, Metallica, Bob Geldof), festival rock come Sonoria e Gods of Metal ed eventi (per Rai Due si occupa della promozione del Cantagiro 1992 – con Fiorello – e 1993). E’ ufficio stampa di Francesco de Gregori, Enrico Ruggeri, Riccardo Cocciante, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Angelo Branduardi, Litfiba. Collabora esternamente con Emi Music Italy, con la quale contribuisce al lancio italiano di Coldplay e Gorillaz e agli album di Robbie Williams, Paul Mc Cartney (con incontro stampa a Milano) ecc.. e con diverse etichette indipendenti. Dal 1990 al 2001 è collaboratrice di Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera con il quale firma, per tre stagioni consecutive, il programma di Radio2 Rai “Fegiz Files”. Sempre con Fegiz, oltre a seguire la sua normale attività di critico musicale, lancia le prime collane di musica allegate al quotidiano quali “Cantautori Italiani” e “Musica per Sempre”. Si occupa, sempre per Radio2 de “I concerti dai Magazzini Generali di Milano” per tre stagioni consecutive. Negli ultimi anni ha lavorato sempre come consulente comunicazione, pr, promozione giornali, radio tv anche con importanti tour teatrali come “Notre Dame De Paris” (2003 da diretta tv Rai1 e tour 2004) ,“Tosca Amore Disperato” (tour 2004) “Cirque Du Soleil-Saltimbanco” (2004 Milano e Roma), Joaquin Cortes (2005) Arturo Brachetti “L’uomo dai 1000 volti” (2007). Dal settembre 2009 a gennaio 2013 è ufficio stampa del Teatro degli Arcimboldi di Milano. Nel 2010 ha seguito, sempre come ufficio stampa, le produzioni del Teatro delle Erbe (Divina commedia, Caveman, Christmas show). Ha assunto l’ufficio stampa del tour 2011 del decimo anniversario di “Notre Dame De Paris” e nel 2012 ufficio stampa di “Peter Pan il Musical” per Il Sistina. Nel 2013 è’ ufficio stampa dell’evento “Sensation Source of light” in esclusiva per l’Italia il 13 aprile 2013; di “Siddharta il Musical” e della pièce teatrale “Apnèa” Nel 2014 consulente comunicazione del musical “Spring Awakening”
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