Per il ritorno sul palcoscenico dei “Classici d’estate”, la Compagnia Torino Spettacoli mette in scena gli inganni del servo astuto Epidico, il personaggio più celebrato dallo stesso Plauto.

E dopo il debutto sold-out presso il Teatro Romano di Bene Vagienna (Cuneo), è stata aggiunta una replica domenica 26 luglio, nella stessa location.

Come tutte le commedie plautine, anche Il servo astuto è ricca di intriganti inganni, orchestrati a fin di bene dal protagonista Epidico (Elia Tedesco), per aiutare il suo padroncino Stratippocle (Alberto Casalegno), a discapito delle sostanze del padrone più anziano, Perifane. La novità della trama, in questo caso è la mancanza del prologo, ma a rimediare provvede l’intuitiva ed equilibrata regia di Girolamo Angione e Simone Moretto, con un espediente metateatrale piuttosto efficace, in base al quale tre dei quattro personaggi femminili (Greta Malengo, Irene Pelissier e Stefania Panarese) si “intrufolano” nella commedia durante le prove.

Non mancano due storie d’amore, che procedono parallelamente: la delicata nostalgia di Perifane nei confronti di Filippa, una donna amata in gioventù e poi persa di vista, ma mai dimenticata; e il triangolo amoroso – più intricato, ma non per questo, privo di onesti sentimenti – tra Stratippocle, Acropolistide e una giovane prigioniera di guerra, Telestide, che si rivelerà essere la sorella del giovane innamorato.

La commedia non era stata più rappresentata su un palcoscenico italiano dal 1970 (l’ultima edizione aveva fra gli interpreti Nino Taranto, Sandra Mondaini, Enrica Bonaccorti e Piero Mazzarella).

L’attuale allestimento è ambientato a Siracusa, in un’atmosfera di ispirazione volutamente mediterranea; a questo proposito, è stata molto apprezzata la scelta di accompagnare il testo con alcune tra le più famose canzoni portate al successo da Domenico Modugno (tra cui Tre somari e tre briganti e il Duetto sì e no, tratte dalla commedia musicale Rinaldo in campo, di Garinei & Giovannini, che debuttò proprio a Torino il 12 settembre 1961).

Tale impostazione registica ha evidenziato nella giusta misura le potenzialità artistiche di alcuni degli interpreti “storici” della compagnia (Simone Moretto, Elia Tedesco, Enzo Montesano).

Particolarmente toccante l’interpretazione – riadattata per l’occasione – di “Amara terra mia”, eseguita con straordinaria empatia da Valentina Massafra.

Infine, nel ruolo di Cheribulo, sodale di Stratippocle, si distingue per la disinvoltura nell’eloquio, nonostante la giovanissima età, Luca Simeone.

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