Un classico interpretato in modo accurato e sobrio senza imbellettare ulteriormente. Uno sguardo dedicato all’estetica, alla parola, ai sentimenti e all’amore. Quattro quadri, quattro colori differenti, attori professionali e un ritorno sulle scene di spicco.

A Roma, Checov. Un classico rappresentato in maniera egregia ed elegante al Teatro Hamlet dal 19 al 29 marzo, dal giovedì alla domenica.

Due i racconti brevi messi in scena, Una natura enigmatica e La signora col cagnolino, mentre invece L’orso e Il canto del cigno sono testi teatrali.

In scena Mamadou Dioume, attore e collaboratore di Peter Brook, il quale con dirompente energia incanta il pubblico. Dopo 30 anni di assenza ritorna in scena in forma dinamica e intensa, esemplare e professionale. Un viaggio, per Mamadou Dioume, di ricerca sulle origini delle tecniche di teatro per approdare ad un atto di creazione di nuovi codici espressivi e guidare lo spettatore verso dimensioni inesplorate e suggestive.

L’eccelsa regia a cura di Gina Merulla è un esempio di pulizia e perfetto dinamismo, sia pacato sia vigoroso, che coadiuva le emozioni e l’attenta osservazione della performance.

Accanto alla regista vediamo ben rappresentare i personaggi che Checov lascia muovere all’interno delle sue storie. Quattro quadri per quattro diverse vicende dentro una scenografia composta di cubi bianchi, dovuta a Christian Valentini. Debora Giobbi, Sabrina Biagioli, Fulvio Maura, Massimo Giudici, Roberto Negri e la stessa Gina Merulla riescono con accortezza, minuziosità e forte presenza scenica a dare risalto ai sentimenti, alla vita, alle passioni, alle contraddizioni e alle realtà che l’autore russo narra.

I colori. Altra dimostrazione di come attenzione e dedizione sono segni di come costruire bene uno spettacolo lasciando tracce indelebili. Gli attori si muovono dentro abiti neri. Solo il giallo, il blu, il rosa elettrici e il grigio finale spiccano, facendo risaltare la suddivisione dei quattro atti. Agnese Pizzuti ha trovato il modo di mescolare e uniformare lo scuro e lo sgargiante senza renderli pesanti alla vista. Nei saluti finali, l’alternanza dei colori è percettibile.

Le luci bianche illuminano la scena mentre nell’intimità divengono piccole e gialle pallido. Massimo Secondi ha curato luci e fonica seguendo bene il ritmo durante l’interpretazione.

L’impeto della recitazione e delle chiavi di lettura si creano varco nelle menti. Si percepiscono sentimenti, desideri, discussioni efferate, interrogativi, passioni e vite che si intrecciano. Animatamente l’amore. Descritto con delicatezza.

Innamoramenti, distacchi, lontananze, adulterio, romanticismo. Elementi che Checov indaga sempre, quasi alla ricerca di un amore mancato e autentico. Tormento dell’epoca.

Ricordiamo che Checov ispirò il regista Stanislavski ad una nuova teoria di recitazione, definito metodo Stanislavski o psicotecnica che esamina lo stato psicologico del personaggio e ricerca affinità tra i mondi interiori dei protagonisti e degli attori. Analizza la sincerità, espressione di stati d’animo e mezzi toni descritti nelle sue opere e nelle lettere di Checov.

In Frammenti da Checov, oltre toni ironici e divertenti, si percepiscono le differenze tra gli uomini e le donne, i loro timori e come i differenti comportamenti di entrambi portino a incomprensioni, dubbi, incertezze e rinunce. Stati d’animo ingarbugliati e assai inquieti. Anche il disprezzo per la propria consorte prende posto fino al nuovo innamoramento. Si analizza molto come anche né Il canto del cigno. Il canto del cigno è un modo di dire per indicare l’ultima espressione per una carriera, vita professionale o artista in declino. E, infatti, nell’ultimo atto l’attore si interroga sul suo futuro, senza più alcuna recitazione né palcoscenico.

Gina Merulla, giovane e talentuosa regista, ha alle spalle già molti riconoscimenti, dal 2008 collabora con Mamadou Dioume e fonda il Centro Culturale Dietro le Quinte occupandosi della promozione dell’arte e della cultura nella capitale. Dal 2014 è direttrice artistica del Teatro Hamlet.

Una critica, però, va fatta. Nota negativa è la visuale non proprio adatta e affine ad un teatro. Dare modo agli astanti di vedere ciò che accade in scena in modo totale è doveroso. Rivedere la disposizione delle poltrone e sistemarle nella maniera adeguata potrebbe essere una soluzione soddisfacente, migliorando gradualmente le alzate delle file posteriori, anche per equiparare il prezzo del biglietto stabilito, già abbastanza alto di questi tempi.

Uno spettacolo molto interessante, supportato dalle fotografie di Andrea Romi. Un cast scelto con attenzione, attori competenti che scelgono la qualità anziché calarsi nella mediocrità.

Frammenti da Checov merita. Merita davvero un viaggio in un infinito altrove per far sognare ancora.

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