Chiunque conosce, almeno di nome, Frank Sinatra.

I puri dati anagrafici dicono che Frank Sinatra nacque a Hoboken (New Jersey) il 12 dicembre 1915 da madre ligure e padre siciliano emigrati negli Stati Uniti e morto a Hollywood il 14 maggio 1998.

Ma in quegli 80 anni ne ha combinate di cotte e di crude! Venne sospettato a lungo di essere amico, molto amico, della mafia ma in realtà non fu mai condannato.

Raccontare Sinatra è raccontare un’epoca di bulli, pupe, whisky, luci soffuse, il fumo di una sigaretta e risulta difficile separare la realtà dal mito. Snocciolando dati numerici possiamo dire che The Voice, o Ol’ Blue Eyes come lo chiamano negli States, ha venduto più di 150 milioni di dischi, ha interpretato più di 2000 canzoni ed inciso una sessantina di album.

Partiamo dall’inizio, il New Jersey.

Bruce Springsteen cita spesso un aneddoto :

Mia madre da bambino, quando la voce di Sinatra fluiva sulla strada da un bar pieno di fumo, juke box al massimo, mi diceva sottovoce “Ricordati, Sinatra come te è nato in New Jersey”.

Figlio di Natalina Garaventa, soprannominata Dolly, di Rossi di Lumarzo sulla Riviera Ligure e di Antonio da Lercara Friddi, paesino sulle Madonie siciliane.

Siamo nel 1929 quando la famiglia Sinatra sbarca a Little Italy quando era ancora un’appendice dell’Italia con i suoi bar, le salumerie, i mille dialetti parlati per strada e quell’inglese che non voleva proprio entrare nella testa dei paisà.

Ma Frank non ne vuole sapere dei lavori umili a cui erano destinati i nostri connazionali, lui sogna di arrivare sul palco del WNEW Dance Parade. Il padre, inutile a dirsi, è furioso e pensa che sia solo il capriccio di un ragazzino strappato alla sua terra. Invece il giovane Frank ci sa fare eccome! La sua voce è irresistibile anche per le ragazze !

Ma conquistata New York ora Frank ha un nuovo sogno : Las Vegas! I suoi casinò, i soldi a palate, le ragazze bellissime, quel mondo raccontato da tanti film. Ma sa che quella è una bestia troppo grossa per affrontarla da solo ed allora crea il Rat Pack (la gang dei topi) : un’accozzaglia di artisti (oddio a leggere i nomi oggi sembrano tutto meno che un’accozzaglia in realtà) : che vanno da Humphrey BogartSammy Davis Jr passando dall’amico fraterno e compagno di storiche ciucche Dean Martin, David Niven e Spencer Tracy.

“Sinatra Collection” alla Galleria Glauco Cavaciuti a Milano – Foto di Luca Vantusso

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Tra loro c’era anche Peter Lawford, un attore che faceva del suo fascino uno dei suoi pregi migliori tanto da fargli sposare una Kennedy e far entrare Frank nel giro di John Kennedy, il futuro Presidente più amato dagli americani,

Ma è proprio a Las Vegas che, visto l’ambientino, Sinatra si becca la fama di amico dei mafiosi che gli rimarrà incollata fino alla fine anche se non verrà mai condannato per nessun reato di stampo mafioso.

E’ ora del rock!

Finita la guerra la musica dei crooner entra in crisi per lasciare spazio ai più incattiviti rocker. Ma quando tutti pensavano che fosse finita l’epoca anche per Frank Sinatra ecco che ce lo ritroviamo al cinema. Siamo nel 1953 ed il film era Da qui all’eternità che gli valse semplicemente un Premio Oscar come attore non protagonista. Il film vincerà complessivamente 8 statuette più altre 5 nomination.

Rilanciato alla grande, Sinatra non si fermerà più alternando successi cinematografici a canzoni senza tempo. Seguirono un (più un Premio umanitario Jean Hersholt), due Golden Globes, ventuno Grammy Awards, un Emmy Award, il Cecile B. De Mille Award, un Peabody, il Kennedy Center Honors nel 1983.

Ma vogliamo raccontarvi Frank con delle immagini che sono patrimonio della famiglia Sinatra e che verranno presto pubblicate anche dal network internazionale Jazzespresso.

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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