Frankestein Junior. Nuovamente sul palco del Teatro Brancaccio di Roma per il secondo anno consecutivo, il romanzo cult di Mel Brooks incanta e diverte il pubblico.

La versione italiana, diretta da Saverio Marconi con la regia associata di Marco Iacomelli conferma e rilancia il successo ottenuto lo scorso anno. Le atmosfere gotiche ricostruite in maniera esatta da una scenografia attenta e accattivante disegnate da Gabriele Moreschi accolgono i personaggi all’interno della narrazione, librerie girevoli, castelli stregati, laboratori tenebrosi si contrappongono ai coloratissimi costumi e ai momenti di irresistibile comicità.

Ed ecco apparire il dottor Frankenstein (Giampiero Ingrassia) alle prese con i suoi esperimenti, uno scienziato sui generis che recita, balla e canta con sorprendente disinvoltura.

Personaggi strani che si susseguono entrando ed uscendo dal fantastico mondo di Transilvania in un ritmo ed energia travolgente di musicalità e coreografie che esaltano i loro difetti in una verve comica.

Dal fedelissimo servo Igor interpretato da Mauro Simone con la sua amabile gobba a Elizabeth (Giulia Ottonello) viziata ed egocentrica fidanzata di Frederick, a Frau Blücher (Altea Russo) governante il cui nome incute terrore persino ai cavalli, alla sensuale assistente di Frederick Inga (Valentina Gullace),  al grazioso Mostro (Fabrizio Corucci).

Uno spettacolo davvero sorprendente con un cast ben assortito, diretto e curato nei minimi dettagli fino alla chiusura del sipario, e dove in chiave comica, si mostra come il “diverso”, il “deformato” sia amabilmente bello.

In scena al Teatro Brancaccio fino al 1 Dicembre.

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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .
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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .

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