Il Teatro SalaUno di Roma ha ospitato l’interessante lavoro di Antonio Nobili basato sull’adattamento della famosa trilogia lorchiana: La casa di Bernalda Alba, Yerma e Nozze di sangue. Ne nasce un insieme di storie e personaggi che attraverso il sogno, l’amore e la morte, ascendono a significato universale, a modi di vivere e di morire che rispecchiano il destino in cui tutti gli uomini si riconoscono.

Se da una parte si conservano gran parte degli elementi legati alle passioni umane (l’amore, la gelosia, la vendetta e la morte), dall’altra il regista sceglie di iniziare con Bernarda Alba (che cronologicamente arriva più tardi, nel 1936, rispetto agli altri due drammi) e chiude con Nozze di sangue, opera che Lorca definiva “la parte primera de una trilogía dramática de la tierra española.”

Al centro di queste tre storie resta il tema dell’amore impossibile il cui ostacolo è rappresentato dal matriarcato, dalle barriere sociali, l’onore e la rigida spartizione dei ruoli tra uomo e donna.

La straordinaria fortuna di Gracía Lorca, come drammaturgo, si deve alla sua concezione moderna del tragico. Nelle sue opere risalta la grande capacità di esprimere una coscienza matura della realtà e del dolore che la crescita comporta per ogni essere umano comporta.

Lorca, prima nella poesia e poi nei drammi, costruisce un mondo attorno a coloro che restano ai margini della società, ai ribelli, alle anime sole, e li rende portatori di un moderno senso eroico. “Io sarò sempre e comunque dalla parte di coloro che non hanno niente”, affermava con orgoglio lo scrittore andaluso.

L’adattamento di Nobili, mette in risalto il rapporto tra conscio e inconscio, creando un legame indissolubile tra sogno e realtà; attualizza e arricchisce straordinariamente queste tre opere del teatro cosiddetto maggiore di Lorca valorizzando i finali, attraverso sottili sfumature psicologiche che lasciano riflettere sulla forza ineluttabile del destino.

In Nozze di sangue vengono messi a confronto gli amori (feriti): l’amore della madre (interpretata da Cristina Frioni) per il proprio figlio (Lorenzo Guerrieri), la sposa (Margherita Caravello) che abbandona il marito il giorno delle nozze perché dominata dalla passione per un altro uomo, Leonardo (Alessio Chiodini) che lascia, a sua volta, la moglie (Nicole Petrelli) e un figlio appena nato.

Le figure simboliche, La Luna (Alessia Sala e Andrea Rabbito) e La Morte (Sara Signoretti) che accompagnano lo svolgersi della storia, rimangono in un’ambiguità che conferisce forza e inquietudine all’azione.

Lorca parte dal sogno per arrivare poi alla scoperta dell’oppressione dell’individuo che avverte il conflitto a tutti i livelli, dalla psiche alla società e ci dà una visione di un micro-cosmo, quello familiare, profondamente lacerato che allo stesso tempo rifiuta la lacerazione e cerca di opporsi a tutte quelle restrizioni sociali e di classe che rendono insopportabile l’esistenza. Il paesaggio, la terra difficile da coltivare ‘che darà però buoni frutti se si lavora sodo’ (come ci dice il padre della sposa interpretato da Alberto Albertino), riflette tutta la difficoltà di un paesaggio interiore in cui passioni amori e tradimenti vivono in un tumulto incontenibile.

La forza della donna e di un dramma che per la maggior parte può essere considerato un dramma al femminile, sono solidamente interpretato da un gruppo di attrici convincenti affiancate da altrettanto validi attori.

La trilogia proposta da Nobili è attuale, viva e d’effetto: un dramma della donna moderna che oggi vive la sua femminilità con maggiore libertà (almeno in apparenza) ma che amano, soffrono e continuano la loro ricerca verso l’affermazione per la propria esistenza come Yerma, lacerata dalla sua sterilità.

Il teatro lorchiano degli anni ’30 aggrediva alcuni pregiudizi di fondo della vita spagnola, colpendo senza mezzi termini la morale bigotta. Lorca proponeva nella cultura spagnola il teatro come forma di espressione totale, di ricerca ma anche di provocazione. Questo tentativo viene ripreso da Nobili, che ci porta a riflettere sulla straordinaria attualità sia dei personaggi che delle tematiche lorchiane. Quanto ancora oggi la donna vive l’umiliazione della sterilità o quanto ancora la repressione sull’individuo impedisca di vivere una vita dignitosa?

La forza dei tre spettacoli portati in scena al SalaUno danno vita e nuovo vigore a uno dei più grandi della letteratura spagnola.

Testo: Federico García Lorca

Adattamento e Regia: Antonio Nobili

Adattamento musicale a cura di: Antonio Nobili

Assistenti alla regia: Lorenza Sacchetto
Scene e costumi: TeatroSenzaTempo

Tecnico luci: Antonio Nobili

Tecnico audio: Alessandro Ferrara

Con:

La Madre: Cristina Frioni
Il Padre della Sposa: Alberto Albertino
Lo Sposo: Lorenzo Guerrieri
Leonardo: Alessio Chiodini
La Suocera: Mary Ferrara
La Sposa: Margherita Caravello
La Moglie di Leonardo: Nicole Petrelli
La Domestica: Micaela Bonito
La Vicina (suora) Emanuela Cappello
La Luna: Alessia Sala e Andrea Rabbito
La Morte: Sara Signoretti
I Boscaioli: Simone Salerni e Andrea Guerini
Le Ragazze: Lorenza Sacchetto, Emy Galli, Lily Lauria

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