C’è un momento nelle carriere artistiche in cui un’opera apparentemente conclusa chiede di trovare una nuova forma. È quello che è accaduto a Giacomo Poretti con “La fregatura di avere un’anima”, presentato lo scorso sabato in occasione della quarta giornata di Pordenonelegge. Nato come monologo dal 2018, pensato per andare “in pensione”, l’oggetto teatrale ha ricevuto nuova vita grazie all’invito della Direttrice Artistica della Milanesiana Elisabetta Sgarbi che, dopo aver ospitato Poretti durante la rassegna, ha invitato l’autore a trasformarlo in un libro. Così è nato il volume che porta lo stesso titolo, edito da Baldini+Castoldi, presentato durante la kermesse pordenonese in collaborazione con un’altra importante realtà del Friuli Venezia Giulia, Monfalcone Geografie.

La presentazione del libro, avvenuta sabato 20 settembre, ha assunto i toni sia di un incontro con la stampa che di un incontro pubblico moderato da Valentina Gasparet. Una cornice che ha messo in luce sin da subito il suo valore narrativo e simbolico: un testo che parte da una scena teatrale e diventa forma scritta, un ponte fra gesto scenico e pagina muta.

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Il cuore del libro ruota attorno al nodo che dà il titolo all’opera: dopo che due genitori hanno compiuto il gesto biologico di dare corpo a un figlio, un sacerdote suggerisce che sia venuto il momento di “fargli un’anima”. Da quell’affermazione inizia per il personaggio di Giannino un cammino, non lineare e non necessariamente risolto, alla scoperta del senso di “anima”. Poretti descrive questo percorso come una passeggiata dentro ad un bosco, che potrebbe nascondere qualche insidia ma anche porta a delineare, anche se in modo non definito, la propria strada. Anche perché, continua l’autore, “lasciar scorrazzare” i pensieri o le parole, come anima, porta inevitabilmente al porsi ulteriori domande.


A chi gli chiede quale sia l’insidia peggiore per un ‘genitore 3.0’ risponde senza dubbi la tecnologia. Una tecnologia di cui siamo succubi e da cui allo stesso tempo siamo affascinati, che allontana un po’ dalle domande essenziali che ognun* di noi dovrebbe porsi.

Ultimo dettaglio, che rende molto fiero l’autore, è la copertina, realizzata da Paolo Ventura, che fa parte di un trittico visivo che apre ulteriori chiavi di lettura all’esperienza del libro: un bambino insieme al padre, momento conclusivo di una sequenza che racconta il legame tra i due soggetti e l’evoluzione dello stesso.

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