Tania Sofia Lorandi è la maggior esperta di patafisica in Italia, a lei si devono molti studi e approfondimenti su Alfred Jarry e diverse traduzioni, ultime delle quali le opere giovanili Gli alcolizzati e Il gabinetto di M. Lesoûl (Edizioni Collage de Pataphysique).

Parlare di Jarry vuol dire entrare in un mondo parallelo seppure ancorato alla società, il cui simbolo più conosciuto è Re Ubu, personaggio che rappresenta, col suo grande ventre, la sozzura del perbenismo. Un tema che ad oltre cent’anni di distanza rimane centrale e difficile da scardinare.

Chi è Alfred Jarry e di cosa parliamo col termine “patafisica”?

PatafisicaAlfred Jarry nasce a Laval in Francia nel 1873 e dai quindici ai diciassette anni (prima di conoscere il futuro Ubu, suo professore di fisica Félix Hébert, che l’intero liceo di Rennes prende in giro) scrive poesie e brevi componimenti drammaturgici.

Quando nel 1891 si trasferisce a Parigi entra subito in contatto con il mondo letterario simbolista. Frequenta i salon di Mallarmé e quelli del “Mercure de France”: rivista e casa editrice che gli pubblicherà numerose opere. In quel contesto trasforma il professore Hébert in Padre Ubu e fa in modo che la pièce Ubu roi (1896) venga rappresentata al Théâtre de l’Œuvre, con il tremendo scandalo che ne deriva. Da lì in poi Jarry rimane legato al suo personaggio (chiamava sé stesso “Padre Ubu”).

La sua vita, che fu tumultuosa e sconcertante, affascinante e breve (muore a 34 anni), ci è giunta tramite numerosi aneddoti che ne raccontano le sue attitudini provocatorie.
Ma se per un pubblico poco informato il nome di Alfred Jarry è indissociabile da quello di Ubu, per un altro genere di pubblico, interessato a tutte le sfaccettature della bibliografia del geniale autore, l’opera di Jarry è intesa nella sua singolare diversità: dalle screziature di romanzi classici, alle finzioni sperimentali, dalla critica letteraria e artistica a testi teatrali inattesi per forma e contenuto, dalle cronache mondane a traduzioni, almanacchi, perfino un’opera buffa.

Si può dire che la scrittura jarryana è ad immagine e somiglianza della sua prima opera i Minuti di sabbia memoriale: un accostamento composito di prosa, di poesia e frammenti drammatici, in cui convergono il grottesco e il sublime.

Nel romanzo “neo scientifico” Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (che sarà pubblicato postumo) ha posato le basi della Scienza patafisica: quell’atteggiamento verso la vita e il pensiero non conforme che gli sopravvivrà per merito del Collegio di ’Patafisica, istituito nel 1948 da una cerchia di intellettuali, scrittori e artisti. Ne consegue che accanto al più noto Ubu, il savio e dotto Faustroll può continuare ad libitum la sua navigazione via terra tra le isole, sulle quali il tempo non ha alcun potere…

Infatti, la ’Patafisica è una disciplina che si dà il compito di superare la metafisica quanto la metafisica supera la fisica… e lo fa studiando scientificamente i fenomeni nelle loro eccezioni (ciò che il patafisico chiama epifenomeni). Sostiene anche che un fatto non possa avere spiegazioni che conducano a una lettura univoca poiché la ’Patafisica è soggettiva e si nutre soltanto di soluzioni immaginarie. La consapevolezza è questa: non ci sono soluzioni inequivocabili e definitive; la scienza va continuamente rifondata e re-immaginata e per il patafisico questa è l’unica posizione possibile. C’è anche da dire che egli attribuisce più importanza ai dubbi che non alle certezze…

Hai scelto di tradurre un’opera teatrale giovanile dell’autore. Perché?

Tra tutto ciò che vi è ancora da tradurre in italiano di Alfred Jarry ho scelto questi due brevi testi giovanili, “ante Ubu”, per mettere l’accento sul suo talento di diciassettennne: Gli alcolizzati e Il gabinetto di M. Lesoûl.

Poi, sai, c’è la famosa storia che dice che Ubu re è stato scritto dai fratelli Morin al liceo di Rennes e che Jarry se ne sarebbe impossessato… Charles Chassé nel 1921 entra a conoscenza di molti particolari sull’accaduto e scrive il libro Les sources d’Ubu roi tentando di smontare il mito Ubu.

Una delle ragioni per cui non vi riesce è che Jarry non ha scritto solo Ubu re. Per esempio, si vede come ne Gli alcolizzati, scritto appena Jarry arriva al liceo di Rennes, sono già presenti alcuni suoi Leitmotiv bene impostati: la letteratura dello scolaro (in francese potache) che lui glorifica, la dualità gottesco/esoterico – profano/sacro (che desume da Rabelais), il senso del macabro (proprio del decadentismo)… Quindi ci sta che per un pubblico italofono i due componimenti d’infanzia che ho tradotto e presentato mostrino ciò che dell’Ubu re lì si trova già in nuce.

In questo testo è già presente il genio di Jarry e la sua insofferenza verso la mentalità borghese…

Il genio, come dicevo prima, c’è tutto; la sua insofferenza, sia ne Gli alcolizzati sia ne Il gabinetto di M. Lesoûl, si concentra soprattutto sul rapporto tra professori e alunni. Sul potere e l’ascendenza dei primi sui secondi e viceversa.

Jarry all’epoca è un adolescente, molto precoce, rivoluzionario e irriverente verso il sistema scolastico. Nei due testi è già esplicita la scelta di mettere in scena, estraendo la finzione dalla realtà, il gran teatro che è la scuola con i suoi attori (professori e alunni).
Ciò che Jarry fa emergere dalla saga nata al liceo di Rennes (I polacchi, che metteva in scena le gesta del P. H. Hébert, antenato di Ubu) è il fantoccio dittatore che manipola la società con gratuita crudeltà mista a pura idiozia. È questo che nel tempo edifica il mito Ubu e lo rende immortale; ciò avviene perché il senso del potere totalitario si manifesta nel connubio tra crudeltà efferata e lampante, farsesca idiozia.

Jarry esitava se portare a teatro Ubu re o Ubu intimo (totalmente scritto da lui). Credo che al momento della scelta si sia reso conto che Ubu re, con il suo messaggio così potente ma espresso in modo così “infantile” poteva creare lo scandalo. Oltretutto c’è anche da dire che avrebbe anticipato i sistemi totalitari del ’900…

Jarry ebbe la giusta intuizione mettendo in scena Ubu re. Ma tra Gli alcolizzati e l’Ubu al Théâtre de l’Œuvre ci sono sei anni e in quei sei anni Jarry passa dallo status di studente in un liceo di provincia allo status di scrittore maturo che s’afferma nella Parigi letteraria dell’epoca.

Hai in programma dei nuovi lavori legati a Jarry e alla patafisica?

Vorrei tradurre altri testi, ma per questioni di tempo devo dedicarmi a pezzi brevi quindi sto lavorando sull’importanza della musica nell’opera jarryana (traducendo canzoni sparse qua e là nei suoi scritti). Coordino un’équipe che si sta concentrando sui calendari dei due Almanacchi di Padre Ubu, all’origine del Calendario Patafisico Perpetuo che ho tradotto dal francese assieme a Jérémie Piscicelli nel 2012.

La nostra traduzione è stata ritenuta “perfetta” dal Collegio, nonché punto di partenza assolutamente indispensabile per la lettura corretta dei calendari di Jarry.
Ho molti progetti di libri, per le Edizioni del Collage de ’Pataphysique che dirigo, con vari autori che tengo a sostenere per i loro ottimi studi patafisici. Sto per lanciare i Taccuini per diffondere le ricerche di autori che si occupano di letteratura potenziale potenziata praticata nei nostri APRITOI. Dovrei anche fare partire la quarta serie della nostra rivista “Quaderno”.

Ho sempre voluto che in seno al Collage de ’Pataphysique si puntasse ai più alti livelli di ’Patafisica senza disdegnare il confronto e neanche le rotture che fanno approdare al nuovo. Una miscela, quindi, di tradizione e innovazione. D’altronde cos’è il contemporaneo se non la vita che gorgoglia nel presente? Come diceva anche Jarry:

«Cornoventraglia! non avremo demolito tutto se non demoliamo anche le rovine!»

 

 

Siti di riferimento:


'Patafisica
Collage de ’Pataphysique
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Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival di Parma. Ha pubblicato tre libri: Piccole storie dei sette giorni, Fornelli metafisici e Ricettario Patafisico (Graphofeel)
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