Quando, nella primavera dello scorso anno, la casa editrice Edizioni E/O pubblicava Fidanzati dell’Inverno di Christelle Dabos, in pochi avrebbero potuto indovinare il successo del primo fantasy young adult della casa editrice che proprio nel 2019 compirà quarant’anni di attività.

Fantasy, dedicato a un pubblico giovane – quello, appunto, dello young adult – con una fortissima quanto interessante chiave Steampunk, Fidanzati dell’Inverno si discostava dall’offerta media dei romanzi di genere dello stesso target di riferimento. L’autrice, francese di nascita e belga d’adozione, aveva dipinto un mondo freddo, pieno di illusioni e giochi ottici, tenuto insieme da macchinazioni di corte e incuriosito da un matrimonio combinato, quello tra la protagonista Ofelia, goffa e adorabile insieme, e Thorn, intendente misterioso e di poche parole. La prima è un’Attraversaspecchi e ha il potere di “leggere” la storia degli oggetti che sfiora; il secondo è tra i pochi superstiti di una casata nobile. Non potrebbero essere più diversi.

Le trame

Una viene da una città – un’arca, per meglio dire – fatta di grandi biblioteche e di placide giornate. L’altro è cresciuto con temperature sotto lo zero e una corte piena di insidie e gelosie. Eppure proprio il matrimonio con Ofelia potrebbe salvare dall’estinzione il clan di Thorn.

Questa, in brevissimo, è la trama di Fidanzati dell’Inverno a cui si aggiunge Gli Scomparsi di Chiardiluna, secondo volume che arriva nelle librerie da oggi 9 gennaio, confermando l’ottima scelta di selezione compiuta da Edizioni E/O nel portare in libreria questo fantasy trasversale.

Della trama de Gli Scomparsi di Chiardiluna non si può raccontare molto, non senza correre il rischio di fare qualche spoiler. Ophelia è al centro degli intrighi di corte, ancora una volta alla ricerca di una chiave interpretativa per capire di chi potersi fidarsi. Ma le sue capacità attireranno del tutto l’attenzione di Faruk, signore indiscusso dell’Arca del Polo, che potrebbe utilizzare Ophelia per interpretare e decodificare un misterioso libro.

Senza contare che molti nobili stanno cominciando a scomparire e Ofelia sarà costretta a vestire anche i panni di goffo detective, mentre il suo matrimonio con Thorn si avvicina sempre di più.

Le ambientazioni

Se, in Fidanzati dell’Inverno, avevamo avuto la possibilità di spiare la capacità immaginifica dell’esordiente Christelle Dabos, è con Gli Scomparsi di Chiardiluna che ci è permesso godere maggiormente della grandiosa capacità dell’autrice di costruire un’ambientazione che non somiglia a niente e che sembra crescere ed espandersi pagina dopo pagina. Come se la sua visione fantastica avesse persino il potere di andare oltre il limite ultimo della pagina e ancorarsi al mondo reale, in una sorta di ponte immaginativo che il lettore può percorrere nella comodità della sua stanza.

Il World Building, infatti, rimane il punto più forte di questo racconto: le arche, la città-cielo, gli anfratti ammantati da illusioni e ombre da svelare.

L’ambientazione è un personaggio aggiunto, un essere che pulsa e quasi respira sullo sfondo delle vicende dei personaggi, che quasi da consistenza alle voci di Thorn, Ofelia o Archibald.

Ritmo e coralità

Altro punto forte di questo secondo volume è, senz’altro, il ritmo. Sin dalla prima pagina il lettore viene preso e trascinato in un racconto avvincente, che quasi non lascia mai il tempo di tirare un sospiro. Tra la forma quasi archetipica del racconto investigativo, la fascinazione dell’ambientazione e un’aggiunta quasi religiosa nelle storie che Ofelia è chiamata a (ri)comporre, Gli Scomparsi di Chiardiluna risulta decisamente più funzionale e fruibile rispetto al suo primo, seppur ottimo, predecessore.

Senza più il bisogno di presentare a chi legge personaggi e rete di alleanze, la Dabos può viaggiare a briglie sciolte e raccontare i personaggi attraverso azioni che non sono mai così scontate. Ultimo cenno, naturalmente, va fatto al legame tra i due protagonisti.

Sebbene Gli Scomparsi di Chiardiluna sia un romanzo più corale, che mette in scena i destini di molti per sancire il successo di pochi, è indubbio che parte dell’empatia dei lettori è data anche dal racconto della crescita relazionale tra Ofelia e Thorn.

Eppure la storia d’amore non è che una parentesi, un’aggiunta a una storia che è ben solida da qualsiasi punto la si guardi; questo probabilmente perché la storia d’amore tra i due è l’unico elemento che risente un po’ troppo dei cliché legati al genere e al target di riferimento.

E sebbene Thorn sia un personaggio assolutamente affascinante e Ofelia finisca col farsi voler bene, è indubbio che il primo è legato allo stereotipo del bello e dannato (silenzioso, scontroso, a volte un po’ troppo autoritario), mentre la seconda ha quelle caratteristiche – un potere straordinario, ma anche l’incapacità di passare vicino agli oggetti senza romperli, in una goffaggine costante – che hanno sancito il successo di molte eroine del genere a cavallo tra gli anni ’90 e i primi duemila, e che oggi sono un po’ agé.

Ma si tratta davvero di minuzie, di piccole banalità che possono facilmente essere perdonate ad un’autrice tanto giovane e ancora inesperta, specie se intorno a questi piccoli difetti batte il cuore di una storia completa ed emozionante, che non potrete fare a meno di amare.

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Chi sono
Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Nata a Roma, si innamora perdutamente della capitale che le ha dato origine e finisce col diventare una tifosa appassionata della squadra di calcio della città. Ha cominciato a scrivere quando era molto piccola: dopo aver visto Edward Mani di Forbice di Tim Burton, ha scritto una storia breve per cambiare il finale triste della pellicola. Da allora non ha mai smesso. Nel tempo libero legge un mucchio di romanzi, organizza viaggi (se sono in Francia tanto meglio) e compra montagne di smalti colorati.
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