Noi vi presentiamo la MuGa Multimedia ( Art) Gallery : l’arte come libertà di comunicazione.

Nel cuore di Roma l’arte si misura con la creatività dei bambini.

In via Giulia, Giorgia Borrello (gallerista) e Valentina Piccinni ( critica d’arte e fotografa), all’interno della MuGa Multimedia Gallery , della quale  sono le direttrici artistiche, hanno saputo organizzare con singolare attenzione un percorso laboratoriale ed artistico per i bambini che vanno dai 3 ai 7 anni.

Tre Colori sul Comò è un vero e proprio laboratorio di progettazione artistica dove piccolissimi artisti si confrontano con gli artisti “ grandi” che, unendo le forze danno vita ad un esperienza che va oltre il laboratorio stesso.

Il bambino è messo nella condizione privilegiata di vivere un ambiente professionale, di esserne parte attiva e di dare voce alla propria infinita fantasia guidato dai consigli degli artisti che partecipano di volta in volta al progetto e dalle stesse Giorgia e Valentina.

In momento sociale nel quale si osserva la nascita di molteplici esperienze espressive a misura di bambino, questa realtà entusiasma per l’approccio che ha con il mondo dell’infanzia.

I due mondi ( quello degli adulti e quello dei bambini) sembrano fondersi e confondersi mantenendo le proprie unicità ed arricchendosi l’uno con l’altro.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Giorgia e Valentina di questa iniziativa artistica che si distingue anche per la grande valenza didattica che sono state in grado di offrirle.

 Giorgia, Valentina e la MuGa Multimedia Gallery. Come iniziate il vostro lavoro insieme?

Io sono Giorgia Borrello, la gallerista della MuGa Multimedia Gallery e da circa quattro anni  abbiamo aperto la nostra galleria.

Come dice il nome stesso, cerchiamo di portare nel nostro spazio progetti che spaziano su più fronti e utilizzano più media.

Siamo molto attratti da quello che sono le proposte che possono apparire meno commerciali, dagli  artisti giovani e meno conosciuti e ci piace avere uno sguardo attento alla qualità e alla tipologia degli artisti proposti.

L’aspetto multimediale che caratterizza la nostra galleria nasce anche perché siamo in qualche modo costola dello  studio di produzione video e audio embrio.net digital art lab presente nel locale.

Gestisco questo spazio insieme a Valentina Piccinni che è una critica d’arte e una bravissima fotografa.

La galleria inaugura nel 2008 con la mostra Marco Dormino Port au Price, Haiti (FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma VII edizione)

Da allora abbiamo ospitato numerose iniziative ed importanti installazioni come quella Davide Dormino, di Andrea Papi Passaggi. Autoritratti dell’invisto  e di Davide Monaldi Monaldized.

Molto interessante è stata poi la registrazione live di Ilaria Porceddu, che ha creato una vera e propria art gallery section in dialogo con le installazioni di Valentina De’Mathà.

Come siete arrivate al progetto Tre colori sul comò?

Il progetto nasce in primo luogo perché io sono mamma di due bambini e vedendo i loro lavori rimanevo sempre colpita dalla qualità delle loro produzioni, dalla bellezza contenuta nei lori lavoretti.

Casualmente Liana Zanfrisco, grande artista in mostra presso di noi, mi ha proposto in un momento in cui rifletto appunto sul rapporto arte e bambini,  un laboratorio per l’infanzia.

Si è rivelata un esperienza completa ed arricchente per tutti.

Lavorare con i piccoli è molto  stimolante perché hanno mille altre cose che a loro volta possono insegnarti e il laboratorio diventa quasi uno stage per l’artista stesso.

“ Affrontiamo” i bambini sul nostro stesso campo e con una serietà professionale importante. Questo presupposto rende l’esperienza ancora più speciale.

Tre colori sul comò: perché questo nome che ha il suono di una filastrocca lontana?

Ho avuto questa idea pensando ad una casa bellissima e di design nella quale però vedi quell’elemento che ti riporta a qualcuno di molto piccolo che “ contamina” la sua perfezione, rendendola unica.

È un nome che rende omaggio ad un’emozione della mia infanzia, quando mi addormentavo guardando le mie piccole creazioni ancora da finire sul comodino.

Aiutami a fare da me è la vostra linea guida.

Ci siamo rifatte alla libertà creativa intelligente e per nulla scontata di ispirazione montessoriana.

E a questo cerchiamo di far arrivare anche gli artisti perché, non è facile non far  mettere mano ai lavori dei bambini soprattutto per chi è abituato alla bellezza. Per l’artista stesso è faticoso mettersi in dialogo con il bambino.

E’ il bambino che deve essere gratificato dalla propria produzione non tanto l’artista e nemmeno il genitore del bambino che partecipa al laboratorio.

Fino ad ora come vi siete orientati per la scelta delle tematiche proposte e dei bambini ai quali proporre il progetto?

Per ora siamo partiti da una sorta di passa parola. Questa è una zona che non offre spazi verdi o piccole realtà dedicate ai bambini, perciò quando il progetto ha iniziato a funzionare abbiamo avuto una richiesta sempre maggiore e il fatto stesso che i bambini vogliono tornare è la nostra più grande soddisfazione.

Alcuni di loro la chiamano “ la casa degli artisti”.

Per  il nostro secondo anno di programmazione abbiamo scelto la tematica del ritratto. L’artista invitato, non snaturando la sua ricerca, ha proposto ai bambini un laboratorio originale sul ritratto. È bello osservare anche quei bambini che seguono tutti i laboratori: con loro possiamo osservare quali sono i loro progressi, il loro sviluppo e la loro crescita.

Per quanto volte l’artista propone il suo laboratorio? E quanti bambini possono comporre un gruppo di lavoro?

Per ora ci siamo regolati anche in base alla richiesta dell’utenza.

Ospitiamo un massimo di 10 bambini, anche se il gruppo perfetto dovrebbe essere composto dai 6/7 bambini. Chiaramente nel caso in cui si abbassa l’età dei piccoli artisti, cala anche il numero dei possibili partecipanti, per poter offrire il massimo dell’attenzione ad ognuno di loro.

Con l’artista in generale parliamo di quattro incontri.

Prevedete mostre al termine dei laboratori?

Per quasi tutti i laboratori mettiamo in mostra le opere e possiamo dire che è una delle cose più emozionanti e coinvolgenti per i bambini: si sentono contenti e orgogliosi di vedere la loro opera in mostra.

Come vorreste proseguire per i prossimi anni?

Vorremmo continuare a proporre questo format puntando sull’elemento della continuità, offrendo la possibilità per il bambino di seguire tutti i laboratori.

Attualmente alla fine di ogni laboratorio realizziamo un catalogo anche con il supporto di una terapista infantile che li osserva all’opera.

Un bambino che ha la possibilità di seguire tutti i laboratori fa un percorso didattico importante.

Vorremmo poi proporre il progetto anche ad altre gallerie, facendo lavorare i bambini con gli artisti in mostra e interessati all’idea.

Cosa rappresenta secondo voi l’arte per i bambini?

Giorgia: Insieme a Valentina abbiamo fatto  una riflessione:  in ognuno di loro c’è la bellezza dell’arte e se anche uno solo di loro riesce a portare avanti questa libertà di comunicazione contribuiamo a creare degli adulti più completi e sereni. L’arte è un canale di comunicazione fondamentale, è un mezzo per raccontare e raccontarsi.

Valentina: per me questa è stata la prima esperienza con i bambini e avevo un po’ paura perché rapportarsi con i bambini non è  immediato e semplice. Intendo l’arte  per i bambini come libera associazione ed espressione, come atto di presa di conoscenza, passo importante per la formazione del carattere. Si da un valore a quello che sta realizzando anche attraverso la soddisfazione e insoddisfazione per il lavoro svolto che gli permettono di dare una cifra originale al loro carattere.

Grazie a Giorgia e Valentina e al loro prezioso lavoro.

Per seguire la loro attività potete seguire il loro programma sul sito internet e sulla loro pagina Facebook dedicata.

Attenzione…piccoli artisti crescono!

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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