I Miserabili di Victor Hugo, con Franco Branciaroli e per la regia di Franco Però, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con il CTB-Centro Teatrale Bresciano e il Teatro de gli Incamminati, ha inaugurato la Stagione 2018-2019 del Rossetti di Trieste.

Ridurre le quasi millecinquecento pagine del romanzo al centinaio di un copione teatrale. Questo il duro compito che si è prefisso Luca Doninelli nella sua personale rilettura de I Miserabili, il capolavoro indiscusso di Victor Hugo

I Miserabili
Francesco Migliaccio è Javert

O meglio indiscusso il fatto che sia il capolavoro di Victor Hugo, non certo il libro in sé che alla sua uscita, nel 1862, portò in dote una notevole serie di critiche provenienti anche da eminenze della cultura come Flaubert, Baudelaire e Lamartine.

Cosa gli si rimproverava? Parecchie cose tra cui la “pesantezza” ovvero l’eccessiva verbosità.

Tutta questa premessa per apprezzare ancora di più il lavoro fatto da Doninelli per catturare i momenti salienti dell’opera e rendere la trama più o meno teatrale con la regia di Franco Però.

Il risultato è un insieme di quadri che probabilmente chi non ha letto il libro avrà difficoltà a legare ma temo che oggettivamente, di più non si potesse fare.

L’elemento legante è dato dalle scene di Domenico Franchi, un trittico di pannelli a scomparsa mossi con elegante disinvoltura dagli stessi attori in scena. L’effetto è ottimo e consente cambi scena decisi ma non traumatici.

Ma chi sono I Miserabili?

Il filo conduttore, ed il personaggio principale, è Jean Valjean (interpretato da Franco Branciaroli), un ex galeotto andato ai bagni penali per aver rubato un tozzo di pane per sfamare la famiglia. Percorriamo quindi 20 anni della storia francese, dal 1815 al 1835, in compagnia di Valjean e del suo eterno sfuggire alla giustizia che lo braccherà per tutta la sua esistenza.

I miserabili
Riccardo Maranzana  e Maria Grazia Plos sono i coniugi Thénardier

Ma Jean Valjean non è cattivo, è solo un uomo sfortunato che, grazie all’incontro con il Vescovo Myriel (Alessandro Albertin), inizierà anche un percorso di redenzione che lo porterà, in un momento fortunato della propria esistenza, a diventare sotto il nome di Mr Madelaine, il sindaco di un paesino e benefattore del popolo.

Conoscerà qui Fantine (Ester Galazzi), un’altra miserabile che, per consentirle di vivere dignitosamente, affida sua figlia Cosette (da piccola Silvia Altrui) ai coniugi Thénardier (Riccardo Maranzana  e Maria Grazia Plos). Ma non sa la poverina che i Thénardier sono ancora più miserabili e malvagi. Prima di spirare Fantine fa giurare a Valjean/Madelaine di prendersi cura della bambina.

E’ in questa fase che entriamo in contatto con l’ispettore, poi commissario, Javert (Francesco Migliaccio) che perseguiterà il buonuomo fino alla fine.

Valjean scappa con Cosette e, nascosti in un convento, accompagna la crescita della bambina fino ad essere una donna (Romina Colbasso). In questa fase scocca l’amore tra lei e Marius (Filippo Borghi), un giovane e squattrinato avvocato.

A fare da cornice le barricate  di Parigi del 1832 e tutto il loro carico di rivoluzionari del Circolo dell’ABC tra cui il capo Enjolras (Andrea Germani), Courfeyrac il miglior amico di Marius (Emanuele Fortunati) e Combeferre, la guida (Jacopo Morra). A morire su queste barricate troviamo Eponine (Valentina Violo), figlia maggiore dei Thénardiere, neppure troppo segretamente, innamorata di Marius.

Molti attori in realtà recitano più ruoli, escamotage indispensabile per riprodurre la moltitudine di personaggi del romanzo di Hugo.

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Jean Valjean (Franco Branciaroli) e Cosette (Romina Colbasso)

Tra tutti gli interpreti chi spicca, oltre a Franco Branciaroli padrone assoluto del palco, citiamo senza dubbio Riccardo Maranzana con una versione di Thénardier decisamente all’altezza. Il personaggio ha senza dubbio una complessità modesta e senza particolari sfumature ma la resa è comunque molto apprezzabile.

Altra citazione per Francesco Migliaccio alle prese invece con quello che è il personaggio più complesso: Javert. L’uomo di legge per il quale il mondo ha solo due colori, il bianco ed il nero e gli uomini si dividono tra buoni e cattivi senza alcuna possibilità di passare dall’una all’altra lista. O almeno così la pensa fino ad andare completamente in crisi quando Valjean gli dimostra che c’è differenza tra legge e morale. Molto apprezzato il suo ultimo monologo.

Molto apprezzata anche Valentina Violo nel ruolo di Eponine, il fiore reciso caduto nel fango come la definisce Hugo. Un’interpretazione frizzante della bambina viziata diventata adolescente imbruttita dalla miseria ma che tenta il riscatto sociale attraverso il suo amore, non contraccambiato, per Marius. Ma sarà un amore impossibile che, nel culmine dell’romanticismo, la porterà a perdere la vita per salvare quella del suo amato.

Avvolgenti le luci di Cesare Agoni e le musiche di Antonio Di Pofi.

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Valentina Violo è Eponine

“I Miserabili” replica al Politeama Rossetti da martedì 16 ottobre a sabato 20 ottobre alle ore 20.30; domenica 21 ottobre va in scena la recita pomeridiana alle ore 16.

Gli interpreti de “I Miserabili” saranno protagonisti di diverse iniziative in città: fra queste, nell’ambito del “Triestebookfest” il protagonista Franco Brancaroli e il regista Franco Però terranno una conversazione su “I Miserabili” sabato 20 ottobre alle ore 16.30 all’Auditorium del Museo Revoltella. L’ingresso sarà libero.

Foto di Simone Di Luca

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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