Cous Cous Klan il nuovo e irriverente spettacolo della infaticabile Carrozzeria Orfeo arriva (attenzione: solo per due repliche!) al Teatro Politeama Rossetti di Trieste dopo un anno dal successo di Animali da bar

Previously on Cous Cous Klan

Una voce fuoricampo e un gioco di luci ben giostrato introducono lo spettatore in uno scenario fatto di terra, sporcizia ed emarginazione. Questo inizio che ricalca con intelligenza le recap sequences delle serie televisive americane permette di entrare in contatto con i personaggi e le dinamiche che li legano quanto basta a ben disporre il pubblico all’azione vera e propria.

Due roulotte sgangherate e una vecchia auto arrugginita con il cofano interrato sono l’ambientazione dell’intero spettacolo. Con pochi elementi scenici la scenografa Maria Spazzi ci trasporta in maniera convincente in una terra di nessuno, abbandonata da dio e abitata da reietti ai margini della società. Si parla di un tempo futuro, distopico, anche se non troppo lontano da immaginare, dove l’acqua è stata privatizzata ed è diventata un bene prezioso.

I nostri (anti)eroi sono persone escluse dalla parte ricca della città, costretti a vivere tra la recinzione che la protegge e il cimitero, fonte inesauribile di oggetti da scambiare al mercato nero. Una protesi mammaria o un’otturazione d’oro trafugati sono perfetti da barattare con acqua potabile e cibo. Per non parlare della fortuna che si può avere nel trovare in una bara una madonnina di Lourdes piena di acqua benedetta!

Un freak show politicamente scorretto

Il testo di Gabriele De Luca e la regia tricipite dello stesso assieme a Massimiliano Setti (che troviamo anche in scena nei panni del prete scomunicato) e Alessandro Tedeschi, è un concentrato di sagacia e poesia, che fa capolino come i fiori dal letame. In tutta questa sporcizia – e non parlo solo dell’ambientazione, ma dell’esclusione e dell’ingiustizia vissute da personaggi che danzano come in un freak show sulle note del politicamente scorretto – ciò che rimane è una sconcertante onestà.

Onestà nel trattare temi molto delicati come l’immigrazione, il razzismo, l’omofobia, la crisi della famiglia, dello stato, della chiesa (e ce ne sarebbero ancora da citare) senza edulcorare, con cinismo e sgradevolezza, ma anche con tanta tenerezza riuscendo, anche se per poche ore, a farci sentire umani. È uno spettacolo liberatorio, eccitante, che strappa risate e applausi a scena aperta, ma che assesta anche molti colpi nello stomaco. Lo si misura con i sorrisi che rimangono interrotti, interdetti, sulle facce degli spettatori.

I personaggi sono talmente ben costruiti e interpretati da far affezionare subito il pubblico. Tutti degni di lode se non fosse anche solo per la passione e la tenacia con cui riescono a mantenere altissimo il ritmo durante tutto lo spettacolo. Gli attori calzano alla perfezione i propri personaggi tanto che non si tratta di giudicare chi meglio riesce ma scegliere semplicemente quale carattere si preferisce.

Caio (Massimiliano Setti) cinico prete scomunicato che abusa di psicofarmaci, Olga (Beatrice Schiros) obesa e senza un’occhio alla disperata ricerca di una gravidanza, Achille (Aleph Viola) sordo e omosessuale, razzista e violento per difesa, il musulmano Mezzaluna (Pier Luigi Pasino) che finge di essere un terrorista per non deludere il padre, Aldo (Alessandro Federico) pubblicitario fallito, cacciato di casa per aver avuto una relazione con una minorenne e Nina (Angela Ciaburri) anima ribelle, pazza e sconvolgente. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Boom!

Sebbene conquisti soprattutto la parte più giovane del pubblico, per via del linguaggio disseminato di turpiloqui e il realismo eccessivo, volutamente privo di attenuazioni, la Carrozzeria Orfeo con Cous Cous Klan ha trovato la chiave per parlare “senza fronzoli di un’umanità socialmente instabile, carica di nevrosi e debolezze”. Trovate la prossima data vicina alla vostra città e andate a vederli. Questi artisti sono figli puntuali del nostro tempo, poeti dinamitardi e sovversivi.

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