Quinta edizione del carnevale romano 2013 che ha preso il via il 2 febbraio con il patrocinio di Roma Capitale (Assessorato Politiche culturali e Centro storico) e con la collaborazione del Teatro dell’Opera di Roma, Provincia di Roma, Biblioteche di Roma, in una manifestazione all’insegna della rievocazione storica, della cultura, del divertimento e del folklore, in una piazza del popolo gremita. Una folla bagnata che non ha desistito dall’essere presente nonostante la pioggia e la grandine, stipata tra le transenne lungo il percorso tra piazza del Popolo, via Ripetta e via del Corso.

L’acquazzone iniziato qualche istante prima dell’apertura della manifestazione, non ha scoraggiato dame, cavalli, trampolieri, sbandieratori, artisti di strada, di ogni età a sfilare in condizioni avverse tra sampietrini e costumi d’epoca intrisi di acqua, quest’ultimi come l’allestimento, sono di derivazione del Teatro dell’Opera di Roma affidati alla creatività di Maurizio Varamo e collaboratori. Presenti all’evento il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, Dino Gasperini Assessore alle politiche Culturali e Centro Storico, Federico Mollicone Presidente del Comitato  per il Carnevale Romano, i quali hanno preso parte all’evento intrattenendosi per alcuni istanti nei vari stand allestiti all’interno della piazza, ospitanti le varie iniziative.

Tanti gli spettacoli e le offerte di divertimento promosse e dislocate nelle varie piazze della città, da Piazza del popolo che oltre la sfilata ha accolto l’arena equestre dove si sono esibiti i vari reggimenti dell’esercito tra inni di gloria e coreografie, a Piazza Navona con vari spettacoli inerenti l’arte drammatica, con una proiezione video sulla porta del popolo, a fine serata, che ha portato lo spettatore in un viaggio nel tempo, ripercorrendo  attraverso l’attore Alessandro Benvenuti nel ruolo di custode, le varie epoche di Roma.

Una festa dei colori, delle tradizioni, di suoni e dei costumi, che accomuna grandi e piccoli tra lanci di coriandoli e occhi estasiati alla vista di carrozze, cavalli e trampolieri aggirarsi tra la folla.

Il carnevale del resto, per sua origine ha la caratteristica della maschera, come travestimento del corpo e della personalità, dove la regola è la trasgressione, l’esagerazione e l’anormalità, in cui come sostiene Freud, l’Io ideale ligio nel seguire i suoi dettami, trae un senso festoso e di gioia quando viene violato, attraverso il gioco, lo scherzo e la beffa.

Le radici del Carnevale risalgono all’antica Roma e all’epoca del Medioevo in onore degli dei, dove le strade divenivano scenario di spettacoli e giochi prettamente durante i saturnali, festività romane dedicate all’insediamento del Dio Saturno, in cui la vita era accolta senza freni inibitori e in maniera sregolata, dove anche l’ordine sociale subiva un rovesciamento di gerarchie, in queste occasioni gli schiavi potevano comandare i loro padroni, i quali erano costretti ad obbedire.

Il Carnevale Romano, più vicino alla visione odierna nel modo di essere rappresentato, riprende l’espressioni del XV secolo al tempo di Papa Paolo II, il quale decise di trasferire i festeggiamenti carnevaleschi nel centro storico e in particolare nella Via Lata, l’attuale Via del Corso.

La particolarità risiedeva nella Corsa dei Cavalli Barberi lungo la via fino ad arrivare a Piazza Venezia, la scommessa consisteva nel fermare con un drappo la corsa dei cavalli.

La manifestazione rimase attiva fino al 1874, abolita da Vittorio Emanuele II a seguito di un  incidente causato ad uno spettatore pagato con la vita. Questo non fu l’unico evento a causare vittime ma insieme ad altri, portò al declino del Carnevale Romano, che continuò comunque a manifestarsi in altre modalità tra sfilate in costume e spettacoli allegorici.

Un motivo in più questo, per rivivere e scoprire le tradizioni del passato e l’allegria del Carnevale, mantenendo e portando avanti una cultura e la storia attraverso una serie di eventi che dal 2 al 12 febbraio animano piazze e vie del centro nell’incanto e nell’atmosfera che questa città sa donare.

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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .
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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .

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