Il diritto di contare : la recensione del film

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Tre nominations agli Oscar ed il premio come Miglior Film ai Sag Awards, i premi del sindacato degli attori, in cascina. Arriverà nei nostri cinema l’8 marzo prossimo distribuito da 20th Century Fox “Il diritto di contare“( titolo originale “Hidden Figures“).

Il merito maggiore di questo film è forse quello di far conoscere una pagina della storia anche relativamente recente che, quando era stata raccontata, aveva celato alcuni protagonisti; da qui il titolo originale di “Personaggi Nascosti” con ‘figures’ che curiosamente in inglese significa anche cifre.

Il diritto di contareLe figure nascoste in questione sono le protagoniste del film di Theodore Melfi: tre donne di colore, esperte matematiche che giocarono un ruolo fondamentale nella corsa dell’uomo nello spazio. Sono Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson ed al solo scriverne mi emoziono.

Le tre, insieme ad altre colleghe, vennero da principio assegnate alla sezione West & Computes. Siamo appena agli inizi degli anni 60 ed in piena sfida aerospaziale con l’URSS ( nel 1961 Gagarin sarà il primo uomo a compiere una intera orbita ellittica intorno alla terra).

Siamo a Langley in Virginia, al culmine del segregazionismo. Alla disgustosa prassi non sfuggiranno loro tre e le altre donne afro-americane del pool di calcolo identificate al tempo come “coloured computers”.

Lavoravano, pranzavano e usavano servizi igienici separati dai loro colleghi bianchi. Per fare un esempio, quando Katherine venne chiamata a lavorare in un altro settore nevralgico, non essendo li prevista la presenza di persone di colore, non aveva neppure un bagno cui poter andare durante la giornata.

Ciò la costringeva a virare sul vecchio posto di lavoro distante più di 1 km. Li, e solo li, erano previsti bagni per impiegati di colore.

Il film è una storia di eccellenza, di ostinazione, di merito.

Di un sogno che quelle donne afroamericane seppero tramutare in realtà guadagnandosi giorno dopo giorno, dapprima il rispetto, poi pian piano diritti che ora diamo per scontati ma che fino a poco prima erano tutt’altro. Mary Jackson, iniziando con la mansione di calcolatore, divenne in seguito il primo ingegnere donna nera in forza alla NASA.

Dorothy Vaughan fu invece la prima donna afro americana Supervisor alla West Area Computers della Nasa.

Tra i meriti del film c’è quello di far conoscere alle masse (tra queste anche chi vi scrive) una storia dal forte impatto sociale ed emotivo. Nel farlo usa un metodo collaudato, senza fronzoli o colpi ad effetto.

Eppure, mettendo al centro il talento delle tre interpreti principali, tira fuori un film che intrattiene, emoziona, stimola e a suo modo fa stare col fiato sospeso rimanendo in bilico tra vicende personali e la corsa dell’uomo a superare i limiti che sembravano essere invalicabili.

Taraji Penda Henson la Cookie Lyon della serie Tv Empire ( interpretazione che le è valsa un Golden Globe), è una magnifica Katherine Johnson. Octavia Spencer, già premio Oscar 2012 come miglior attrice non Protagonista, si porta a casa una nuova nominations per la sua interpretazione nei panni di Dorothy Vaughan.

Janelle Monáe è invece una giovane, frizzante e battagliera Mary Jackson.

Completano il cast Kevin Costner nei panni del risoluto ma umano Hal Harrison e Kirsten Dunst dalla pacata ma incisiva interpretazione.

Credo piacerà a molti e spero che la notte degli Oscar possa essere un outsider pericoloso in grado di strappare qualcosa (non il premio di Miglior Film) al vincitore annunciato La La Land.

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