Torna in sala e nella sua versione integrale Il Disprezzo (Le Mepris) di Godard con Brigitte Bardot e Michel Piccoli tratto da un romanzo di Moravia.

Brigitte Bardot il Il Disprezzo
Locandina della versione italiana del film

Il film fece scalpore quando uscì perché nella scena iniziale si vedeva una BB assolutamente senza veli.

Il produttore italiano, Carlo Ponti, decise di tagliare la scena contro il parere dei produttori statunitensi che l’avevano espressamente chiesta al regista francese a riprese ultimate.

Ma questa non fu’ l’unica modifica che il produttore apportò tanto che la versione italiana fu disconosciuta dal maestro della Nouvelle Vague francese.

Ponti, che già non era d’accordo sulla scelta degli attori ed avrebbe voluto nei ruoli da protagonisti i più convenzionali per i canoni italiani Sofia Loren e Marcello Mastroianni, decise di cambiare totalmente anche le musiche originali .

“È un esempio supremo delle strade incomprensibili e paradossali che può prendere il presunto conflitto tra arte e industria.

Che dire di un produttore che vuol fare il colpo grosso mettendo insieme il nuovo genio scontroso di Godard e la diva sexy Bardot e poi, una volta che si trova tra le mani uno dei film più lisci e strutturati dell’intera Nouvelle Vague, decide comunque di tagliarlo e rimontarlo, producendo un effetto di sconnessione, lasciando cadere sul pavimento della sala di montaggio l’unico ambito nudo della Bardot, e decidendo che la splendida musica di Georges Delerue non va e occorre riscriverla daccapo?”

Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna

Ma allora vediamola questa famosa scena di nudo …

Per Godard questo non fu un semplice film perché per la prima volta ebbe a confrontarsi con quello che possiamo definire un Blockbuster dell’epoca visto l’ingente investimento di 500 milioni di franchi.

“È un film su commissione che mi ha interessato. È la sola volta in cui ho avuto l’impressione di poter fare un grande film con un grande budget. In effetti, era un piccolo budget per il film perché tutto il denaro era destinato alla Bardot, a Fritz Lang e a Jack Palance.

E poi rimaneva un po’ più del doppio di quanto avessi a disposizione per i miei altri film, restavano 200.000 dollari, che per me era molto all’epoca, ma non era una somma enorme per un grande film”.

La storia

Nel film si racconta la storia di uno scrittore (Michel Piccoli) e di sua moglie (Brigitte Bardot) e si svolge tra Capri e Cinecittà dove Piccoli viene convocato da un produttore (Jack Palance) per riscrivere un film la cui regia è affidata a Fritz Lang (che interpreta se stesso).

Il disprezzo del titolo nasce come sentimento della moglie nei confronti del marito quando intuisce che egli voglia usarla come merce di scambio con il produttore per aumentare il suo compenso e la sua fama.

E’ proprio la scena iniziale, dove troviamo Piccoli e BB sdraiati sul letto, lei in tutta la sua nuda bellezza, che viene tagliata da Ponti in fase di distribuzione in Italia.

Anni dopo Godard disse la sua

Anni dopo venne chiesto a Godard cosa pensasse della faccenda e se rimpiangeva di aver girato quella scena e lui rispose:

Per nulla. La scena di nudo non era qualcosa che stonasse nel film, che non è erotico, al contrario.

Che Brigitte Bardot venga mostrata così all’inizio della storia era una cosa possibile, è normale perché, in quel momento, lei è ancora quell’attrice che, sullo schermo, si spoglia: non è ancora Camille, la sposa toccante, intelligente e sincera dello sceneggiatore Paul Javal che in un’altra scena dice più o meno queste parole: “Nella vita si vedono le donne vestite e al cinema le si vede nude“.

In altre condizioni, avrei rifiutato questa scena, ma qui, l’ho fatta in un certo colore, l’ho illuminata in rosso e blu perché divenga altra cosa, perché abbia un aspetto più irreale, più profondo, più grave che non semplicemente Brigitte Bardot su un letto.

Ho voluto trasfigurarla perché il cinema può e deve trasfigurare il reale”.

Ora finalmente proprio grazie alla Cineteca di Bologna il film esce nella sua versione integrale anche nel nostro Paese.

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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