In scena un solo attore e tante identità. ‘Tetro’ è questo e molto altro. L’ultima fatica di Antonio Sinisi sarà al Teatro Studio Uno di Roma fino al prossimo 18 gennaio.

Prendendo ispirazione da “Batman: the Killing Joke” di Alan Moore e Brian Bolland, Sinisi porta in scena un complesso intreccio psicologico. Seguendo la logica di una lucida follia, il regista elabora una trama fatta di flashback e presente, per esporre in tutta la sua tragicità l’evento scatenante l’alienazione di Joker.

Jocker, scappato dal manicomio di Arkham, vuole dimostrare la sua teoria secondo la quale non esistono buoni o cattivi. Solo una pessima giornata separa un soggetto mentalmente disturbato da uno sano.

Gabriele Linari, che conferma la sua versatilità sulla scena, si trasforma di volta in volta modellandosi in base al personaggio a cui da voce. Cambi di ritmo e modulazioni di frequenze emotive mettono in risalto una serie di sfaccettature dell’io, una somma, un tutto che può trasformarsi in due facce della stessa medaglia. Come in fondo, forse, sono Jocker e Batman.

Le musiche originali di Cristiano Urbani amplificano la gestualità dell’attore che a tratti si trasforma in una vera e propria danza della follia: il respiro affannato solleva il petto e tende il corpo, corre giù per il braccio e si attorciglia dietro la schiena per poi risalire e vibrare nelle corde vocali. Gli occhi si spalancano, la risata diventa sinistra e il volto si illumina. Poi arriva il buio, in cui la voce di Linari si muove sinuosa. Sembra che a parlarci sia la nostra stessa coscienza, il lato oscuro di un male che giornalmente cerchiamo di tenere a bada.

Sono molte le interpretazioni che si possono dare a questa messa in scena, un lavoro che nella sua complessità mette in risalto alcuni degli aspetti più interessanti della psiche umana. Esiste una geometria delle relazioni? Se sì, qual è quella che lega in maniera quasi indissolubile Jocker a Batman?

La contrapposizione dell’eroe-antieroe diventa un pretesto per approfondire i rapporti umani e i comportamenti dell’individuo.

Grazie anche al gioco di luce e ombra sul palco, il  buono e il cattivo si confondono a tal punto da non distinguersi più, come se diventassero corpo unico.

Nel racconto il fascino del male diventa la quintessenza di una crudeltà quanto mai attuale in cui non è facile distinguere tra vittima e carnefice. Uno specchio oscuro da cui affiorano i turbamenti più profondi e si manifesta improvvisa agli occhi dello spettatore la possibilità che il male si leghi in maniera indissolubile al bene.

Tetro

Di: Antonio Sinisi e Gabriele Linari

In scena: Gabriele Linari

Musiche originali: Cristiano Urbani

Vignette e locandine: Alessandro Martoz Martorelli

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