Dal 23 novembre arriva in tutte le sale italiane Il figlio sospeso di Egidio Termine con Paolo Briguglia, Gioia Spaziani e Aglaia Mora.

Il figlio sospeso è stato prodotto dalla Mediterranea Productions e dall’ Associazione Star con il sostegno di Sicilia Film Commission, e ha ottenuto il riconoscimento d’interesse culturale nazionale con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Lauro, il protagonista della storia, perde il padre Anturio all’età di soli due anni. La madre, Giacinta, fa in modo che il ricordo, già sbiadito del padre, sia cancellato del tutto dalla memoria del figlio privandolo di racconti e fotografie riguardanti Anturio. Il giovane Lauro cresce con un’immagine paterna modellata sulle sue esigenze e, pertanto falsata nella sua oggettiva affettività.

Un evento sconvolge il normale decorso della sua quotidianità fatta di paure e incertezze: trova per caso un indizio che lo spinge a credere che il padre avesse avuto, in Sicilia, una relazione dalla quale è nato un figlio.

La sete di verità lo spinge sulle strade di un “viaggio” alla ricerca di un fratello ma, ciò che scoprirà lo riguarderà personalmente.

Nel raccontare questo viaggio, Il figlio sospeso offre un’interessante approccio nei confronti dei flashback, colonna portante della pellicola, creando più intrecci e livelli narrativi che andranno sempre più a chiarirsi con il proseguimento del film.

Purtroppo la complessità di tale struttura non viene sempre accompagnata da un livello narrativo adeguato segnato, in modo particolare, da alcune incertezze nella fase di montaggio e da una colonna sonora terribilmente anonima per un film di questo genere.

Nonostante questo, Il figlio sospeso resta un prodotto di qualità grazie sia ad una buona fotografia che alla capacità dei singoli attori in grado, assieme, di trattare il tema della maternità surrogata senza entrare nel merito di questioni bioetiche o legali, ma piuttosto affrontando lo stato di sospensione del protagonista, Lauro, la cui sete di verità lo spinge ad un “viaggio” alla ricerca della sua identità.

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