IL MITO DI DIANA NELLA CULTURA DELLE CORTI.

Arte letteratura musica

A cura di Giovanni Bárberi Squarotti, Annarita Colturato, Clara Goria

La Casa Editrice Leo S. Olschki di Firenze ha dato alle stampe la pregiata pubblicazione dedicata a Diana, dea della luna e della caccia, la quale ha occupato un posto importante nei mondi delle corti europee e nei processi di appropriazione e rinnovamento degli antichi apparati mitologici che li percorrono.

Sotto la sua potenza divina sorge nel cuore del Seicento la Venaria Reale, “palazzo di piacere e di caccia” del circuito delle residenze sabaude.

Il presente volume, mediante un “excursus” interdisciplinare, affronta vari episodi degli sviluppi del Mito. Stampato nella collana “Centro Studi delle Residenze Reali Sabaude – La civiltà delle corti”, diretta da Paolo Cornaglia, Clara Goria e Andrea Merlotti, riccamente illustrato consta di xiv-458 pagine e di una meticolosa confezione editoriale.

A più di dieci anni dalla riapertura della splendida Reggia di Venaria, situata in Piemonte, la collana libraria omaggia nel suo secondo numero, il mito di Diana.

Attraverso la dea viene offerta una lettura particolareggiata del tema specificamente legato alla Reggia sabauda, sorta a metà Seicento in qualità di “residenza di piacere e di caccia” del duca Carlo Emanuele II.

Sfogliando le pagine e visionando le immagini si ritrova un lucido sguardo critico sulla capacità di assumere aspetti straordinariamente diversi e molteplici nell’identità di Diana.

Il libro pone in risalto alcuni elementi sull’insieme dei cambiamenti morfologici e fisiologici con l’ambiente nel cambiamento, nell’atteggiamento morale e spirituale, nell’aspetto, nel carattere, nella condotta  avvalorando così il Mito.

Una dettagliata e ricca disquisizione di carattere informativo, inserita a completamento di uno o più punti di vista.

I vari saggi che compongono il volume non sono solo un breviario di saggezza ben erudita ma lo specchio mutevole sulle ricerche della personalità affascinante di Diana: un mosaico per meglio conoscere la sua storia.

Il suo mito, già narrato da Euripide in Grecia, ha ammaliato celebri artisti e pensatori tra cui Boccaccio, Parmigianino, Batoni, Foscolo, Leopardi fino a giungere alle composizioni musicali per la corte di Francia, senza dimenticare Giordano Bruno, Ovidio e Jung.

La corposa lettura de “Il mito di Diana nella cultura delle corti” infonde una profonda allegoria plasmata su differenti culture e ampie esposizioni popolari per mezzo delle quali i curatori esprimono al lettore un seduttivo processo, che da secoli attraversa e produce quanto più è capace di polarizzare le aspirazioni di un’epoca, innalzando il mito di Diana a simbolo privilegiato e trascendente.

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